Conferenze
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N° 7 Maria Campolo
 CONFERENZA 

TRADIRE PER IMPARARE AD AMARE

La cacciata dall’Eden

Vorrei iniziare la mia relazione ricordando brevemente come l’uomo narra a se stesso, attraverso il mito, le proprie origini.

Dio, dice il mito biblico, crea l’uomo e lo crea maschio e femmina, e pone le sue creature nell’Eden, luogo ove non c’è dolore, non c’è tempo, non esiste conflitto. Ma Dio mette pure, in questo luogo, quell’albero della conoscenza che sarà la causa della frattura tra lui e l’uomo.

Con la cacciata dall’Eden la vicenda umana inizia; essa si svolgerà tra nascita e morte, ovvero nella dimensione spazio/temporale in cui si dà il nostro esistere e in cui dobbiamo dare un senso a questo esistere.

Il primo atto della vicenda umana è articolato su un doppio tradimento: quello compiuto da Adamo ed Eva e quello compiuto da Dio stesso.
I primi trasgrediscono al divieto posto e Dio tradisce l’uomo poichè, ponendo nel giardino terrestre l’albero proibito, induce Adamo alla trasgressione, trasgressione che avviene, dice il mito, per amore di conoscere.

Silvia Montefoschi, nel suo testo "Essere nell’Essere", interpretando i miti cosmogonici scrive che, in ultima analisi, essi narrano di come l’essere, l’Uno, si sia separato da se stesso; abbia separato la sua parte maschile dalla sua parte femminile (che prima esistevano in lui indifferenziati), di come ciò fosse necessario al fine di poter fare conoscenza di se stesso, e di come, affinchè questo potesse accadere si sia storicizzato, sia entrato nello spazio/tempo.

Con la cacciata dal Paradiso terrestre nasce il dolore che sarà compagno fedelissimo dell’uomo. Dolore che nasce dalla rimozione che l’uomo attua in sè nel dimenticare la sua origine divina e nel calarsi totalmente nella mondanità.p> Da allora l’uomo cerca di ricostruire quell’unità perduta, quell’Uno iniziale, cerca di ricomporre quella parte mancante nell’amore. Nell’amore di coppia, l’amplesso ha come significato più profondo il tentativo dei due di esperire l’uno iniziale; nella fusione dei corpi il tentativo è quello di annullare il tempo e nell’amore annullare la morte stessa.
Ma dunque perchè amare è tradire? Se pensiamo alla coppia, il luogo per eccellenza del rapporto d’amore, le dinamiche che si svolgono non sono solo di "luce"; infatti l’ombra che la coppia porta con sè è il rapporto di dipendenza.

I due, con tacito accordo, stipulano un contratto basato sulla fiducia, in cui ci si garantisce vicendevolmente non solo l’affetto, ma anche la presenza fisica.
Può avvenire allora che il rapporto diventi totalizzante, che tenda ad essere esaustivo di tutti i bisogni e di tutti i desideri dei due; diventando un mondo chiuso, soffocante.

Il rapporto diventa una prigione in cui i due protagonisti esprimono non loro stessi, ma incarnano dei ruoli, interpretano una parte che, a volte, non prevede la possibilità neppure di esprimere il proprio disagio esistenziale indipendentemente dalla causa che genera tale disagio. Questo perchè esprimere sofferenza significherebbe, questo è il timore, dire all’altro che ha fallito nel compito di renderci felici, dire all’altro che non può egli essere tutto il nostro mondo e dire ciò equivale a contravvenire a quel patto iniziale che i due hanno stipulato.
Può accadere così che uno dei due si assuma l’onere di rompere questa dinamica e trasgredisca a quel patto di fiducia: tradisce.

Il traditore può essere l’uno o l’altro della coppia indifferentemente, sono le problematiche personali a decidere a chi spetta tradire, e mentre il traditore si assume la "colpa" all’altro toccherà il dolore cocente dell’essere tradito.
Al traditore spetta il compito di rimettere in gioco il rapporto esistente, dando vita ad una "revisione" della relazione che a volte può aver perso la ragione di esistere. Può esserci nel traditore, un bisogno di sperimentare la trasgressione, un bisogno di conferme sul piano affettivo, la denuncia dell’impossibilità di avere una realzione autentica, temi questi che riportano a problematiche personali. Ma vi è anche un livello più profondo dove il traditore sperimenta l’impossibilità di convergere tutto l’amore in un’unica direzione. Nell’esperienza dell’amore che coinvolge più persone sia il tradito che il traditore sperimentano come sia impossibile per chiunque fissare la propria esistenza su binari fissati una volta per sempre.

Abbiamo più volte, durante queste conferenze, parlato di proiezioni e spesso si è parlato di proiezione che noi agiamo sull’altro della parte che non amiamo in noi(della nostra ombra) ; ma non solo il peggio proiettiamo sull’altro. Nel rapporto d’amore proiettiamo sul partner le cose migliori, tutto il bene che concepiamo, il senso stesso che diamo alla nostra vita.
Ecco dunque che il tradito non può più sostenere tale proiezione perchè l'altro vi si è sottratto tradendo le sue aspettative. L'amato, che era visto in modo idealizzato, mostra ora sola la propria ombra.

La realtà, per chi soffre tutto ciò, appare dolorosa, senza via d’uscita e i pensieri che affollano la mente possono essere senza alcuna speranza, con vissuti di fallimento, di aver sbagliato tutto.
Ciò che fa stare più male è la consapevolezza che nulla potrà essere come prima e che la persona che era ritenuta la sola degna del nostro amore ci appare ora uno sconosciuto.
E’ possibile che inizialmente, quando il tradito, viene a conoscenza del tradimento ( e direi anche quando si ostina a non volersi rendere conto di ciò che sta avvenendo) possa vivere una brevissima ma intensa euforia alternata a momenti di depressione estremamente cupi.
La coppia sembra "ritrovarsi", e vivere uno stato intenso di eccitazione, stato che dura pochissimo perchè lascerà il posto a vissuti d’angoscia e di dolore. Questo vissuto, che ho chiamato di euforia, contiene in sè, ma ancora in embrione, l’intuizione di ciò che l’esperienza vuol portare alla luce, e che in un secondo tempo potrà arrivare alla coscienza:la coppia, in sostanza, si sta liberando dai vincoli dei ruoli.
Le possibilità di soluzione davanti all’esperienza del tradimento sono differenti: si può interrompere il rapporto, si può attendere che tutto "passi" e poi tentare di ricacciare tutto nell’oblio del non-ricordo.
Di fatto così non è, perchè entrambi, tradito e traditore, hanno in qualche modo, ognuno nella propria solitudine, elaborato la vicenda magari senza poterne fare esperienza comune, perchè nel tentativo di "dimenticare" l’evento è diventato per i due un tabù.
Dunque qualcosa che è nato all’interno della coppia e che ha un significato molto profondo, può restare per sempre chiuso nella mente di ciascuno senza diventare per entrambi un momento di crescita.

Altra possibilità è accettare di elaborare quanto si sta vivendo, interrogandoci circa il nostro modo d’amare, il che equivale a formulare la domanda "io chi sono?".
Se accettiamo di farci carico dell'interrogativo che l'esperienza ha portato con sè, si dovrà, in primo luogo, reggere la tensione e la confusione inevitabile di chi sottopone ad esame il proprio modo di concepire la vita, ed essere disposti a rivedere i principi ritenuti incrollabili.
Il soggetto si incammina così lungo una strada che lo potrà portare a raggiungere una visione differente, più ampia di se stesso e del mondo. Inizierà quel dialogo interiore che lo porterà a scoprire lo "sconosciuto" che in ognuno di noi vive. Frutto di questo incontro sarà un nuovo modo d'amare e quindi di essere.

Egli si aprirà ad un modo di rapportarsi all'altro, basato sulla libertà poichè riconoscera' a se stesso e all'altro il diritto di percorrere la propria strada; un rapporto dove non ci si debba dire "sono come tu mi vuoi", ma dove potremo scoprire l’altro per ciò che è, scoprire il suo "modo di essere".
Scoprendo un nuovo modo d’amare il tradito avrà a sua volta compiuto un tradimento, forse uno dei più ardui, dei più dolorosi: avrà tradito per amore se stesso e tradendo avrà imparato ad amare.

Ma per far questo occorre che si sia recuperato in sè quella parte mancante che è stata proiettata sul compagno (il maschile per la donna e il femminile per l’uomo) affinchè si possa sperimentare l’essere interi, essere soggetti e poter poi riconoscere nell’altro il Soggetto e quella stessa sacralità ritrovata in se stessi.

Il tradimento dell’altro resta inaccettabile finchè si ripone la propria identità nell’individualismo, nell’egoriferimento: dove c’è il "proprio" patrimonio di conoscenza, il "proprio" mondo d’affetti, il "proprio" dolore ecc., dove l’io, e quindi il "limite" è ciò che vige su tutto, la sua è l’unica realtà che viene colta: si è dunque nell’unilateralità dimenticando che c’è un’altra dimensione quella spirituale, dove, per usare una metafora di Win Wenders, sappiamo che "oltre il cielo esiste dell’altro" una dimensione che ci pone sul piano non più soltanto individuale ma sul piano universale.

Credo sia questo il tradimento più alto che ci si mostra sul nostro cammino: rinunciare, tradire la nostra dimensione "umana", "troppo umana", unilateralmente legata al dolore della contraddizione che viviamo come insanabile, per poter conciliare in noi la possibilità di essere l’uno e l’altro, concepire la morte e l’eternità, essere consapevoli del nostro limite eppure concepire il pensiero di Dio; sapersi segmento ed essere coscienti di essere noi stessi quella retta infinita.
Dunque il tradimento è una esperienza, certo non la sola, che la vita mette sul nostro cammino affichè attraverso di esso si possa giungere ad una nuova conoscenza, ad accedere alla dimensione universale.

Da sempre, o almeno da quando il pensiero ha cominciato a riflettere su se stesso, l’uomo parla di universalità e ciascuno di noi può capire cosa ciò significhi, ma perchè diventi realtà, pensiero vivente deve l’esperienza compiersi nella concretezza dell’individuo. Egli deve passare attraverso la morte e la rinascita ad una consapevolezza nuova. Deve accettare la crocefissione, il dolore, per dare alla luce una nuova vita che ogni conoscenza produce.

Non che questo passaggio debba necessariamente darsi attraverso l’esperinza della coppia che vive il tradimento; la vita trova per ognuno modi diversi, ma sicuramente sarà un tradimento che si compierà, un tradimento nei confronti del già dato, dell’acquisito, perchè la conoscenza è data da una sorta di equilibrio instabile, precario, dove ogni nuova conoscenza viene a minare il conosciuto per formulare nuova conoscenza che verrà successivamente messa in forse da un’altra esperienza nuova e così via.
Il tradimento all’interno della coppia ha una così forte pregnanza perchè in questo tipo di relazione vi sono dei fattori, per così dire, "favorevoli":
- è presente il rapporto di dipendenza che cela in sè il rapporto di intersoggettività;
- è il mondo degli affetti e quindi maggiormente incide in noi ogni vicenda che in esso si svolge, e inoltre, viene sottratto l’oggetto d’amore dove maggiore è l’attaccamento.
Per chi invece non vive la vita di coppia il tradimento sta nell’accettare di vivere in un modo "nuovo"( dove per vecchio si intende la soluzione tradizionale della vita di coppia) la mancanza , dove il bisogno di farsi interi viene incarnato dall’assenza del compagno.
Per coloro che già hanno intrapreso un cammino di conoscenza, il tradimento giunge come "verifica" di quella universalità che si è intuita, viene a chiedere fino a che punto le parole che si sono pronunciate sono vere, e quante riserve ancora ci sono.

Ho iniziato questa breve relazione citando la Genesi, vorrei ora concluderla raccontando due miei sogni:

> La sognatrice e il suo compagno si trovano su di un balcone; dall’alto viene calato, proprio davanti ai loro occhi, una testa bovina appesa ad un filo. La sognatrice sa che la "caccia" è stata compiuta da una donna in una riserva del Medio Oriente e si accorge che la testa decapitata non è quella di una cerbiatta ,come sembrerebbe a prima vista, ma è quella del Minotauro e che ora è giunto il tempo di riporla. <

>Un essere dalle fattezze umane, ma che si sa non essere un uomo, dice alla sognatrice che lui non ha un compagno accanto a sè perchè lo porta dentro il proprio corpo. La sognatrice sa che il compagno di quest’essere è un insetto e dopo un primo momento di raccapriccio si trova nella scatola cranica dell’essere e si rende conto di come quest’essere veda. Infatti mentre con l’occhio destro vede nello stesso modo in cui vedono gli uomini, con il sinistro ha una visione a 360 gradi perchè vede attraverso l’occhio del suo compagno insetto.<

Inizialmente ho parlato della rimozione compiuta dall’uomo quando, dimenticando la sua origine divina , si è calato nella mondanità, rimozione che ha permesso all’uomo di poter incidere sul mondo, e dunque potremmo leggere l’uccisione del Minotauro compiuta da Teseo come la sconfitta dell’animalità da parte del maschile inteso come razionalità. Restava quindi ancora vigente la rimozione in cui era calata l'altra parte dell'essere: il Femminile. Tocca dunque ad esso superarla.

Il sogno sembra dire che oggi sia possibile superare quella rimozione come elemento necessario di una certa logica conoscitiva, la logica formale, e che l’uomo, ricostituendo in sè il maschile e il femminile, il conosciuto e il conoscente, lo spirito e la materia, possa accedere a quella visione totale, universale, che nel secondo sogno è rappresentata dall’occhio che abbraccia totalmente, a 360 gradi, la realtà.

Il messaggio onirico suggerisce che se l’uomo compie l'ennesimo salto evolutivo, egli si potra' riconoscere sia come colui che conosce che come il conosciuto, egli si fara' intero (per questo appare l’alieno, l’uomo futuro) e potrà sperimentare contemporaneamente l’individualità (l’occhio destro) e l’universalità (l’occhio sinistro che abbraccia la visione a 360 gradi), universalità che certo è intuita ma, che per essere incarnata, va colta con l’occhio della ragione.

29 Aprile 1994

Maria Campolo


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