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N° 02 Simonetta Figuccia

Simonetta Figuccia

 CONFERENZE 

GESTO E CONTEMPLAZIONE

L'esperienza del numinoso

Parlare di contemplazione e di mistica significa avventurarsi in un terreno religioso. Religo significa legare insieme, mettere insieme i grossi interrogativi che l’uomo si è posto dagli albori ad oggi.
Scriveva Jung in proposito: "Clientela di tutte le parti del mondo mi ha consultato e non ce n’è stato uno solo il cui problema sostanziale non fosse quello del suo atteggiamento religioso verso la vita, quello del suo rapporto col sacro, col trascendente.
Tutti si ammalano perchè hanno perduto questo contatto, quello che un tempo garantivano le religioni vive, e nessuno guarisce veramente se non riesce a raggiungere un atteggiamento religioso".
Jung vede il problema della guarigione come un problema religioso: in effetti, l’emergere del sacro, l’accesso al mondo del simbolico, dell’universale, è ciò cui assistiamo nello studio analitico, poichè in ogni analisi ci accingiamo a trasformare il rapporto con la nostra interiorità trasformazione che non ha nulla a che fare con la confessione di una fede, o l’appartenenza ad una chiesa.
Possiamo riflettere su come possa evolvere nell’uomo l’esperienza del gesto e della contemplazione.
Possiamo ritenere l’uomo "religioso" perchè la sua vita si confronta di continuo, coscientemente o inconsciamente, con il numinoso.
Neumann, allievo originale di Jung, così come lo stesso Jung, ripete che questo inevitabile contatto con il numinosum, non deve essere assolutamente ancorato alla fede in un dio. La nostra esperienza della diffusione e dell’esigenza di questa dimensione ci indica che ci sono forme di mistica teiste, ateiste, panteiste ecc.
Non ci interessa analizzare le singole forme religiose o mistiche o di contemplazione in quanto ciò che le accomuna è la dinamica psichica. Numinosum è l’antitesi della coscienza. Il numinoso è il totalmente altro, l’indeterminabile e libero.
E’ l’attivarsi della funzione trascendente, quella che indica la capacità umana di spostarsi, a livello immaginativo, da un piano di realtà ad un altro.
Certamente tutte le forme mistiche, quindi di incontro col numinosum, hanno in comune l’intensità della esperienza e l’impatto dinamico e rivoluzionario dell’evento psicologico che sbalza l’io fuori dalla sua struttura cosciente. Nell’incontro con il numen avviene una rivoluzione, una trasformazione.
I due poli dell’incontro da noi definito religioso sono sempre l’io e il sè. L’uomo è partner del numinoso perchè solo in lui l’apparizione numinosa si può manifestare e dispiegare.
Il concetto di Selbst indica quello spazio interiore, sede virtuale della totalità, unione del particolare e dell’universale. E’ l’archetipo della totalità, il centro regolatore della personalità, il mandala, la vescica germinale. E’il simbolo della totalità, rappresentato dal cerchio o dal quadrato, è unione di opposti riconciliati.
Il simbolo del Sè spalanca all’individuo l’intuizione improvvisa, la visione della relatività dell’io, all’interno di una dimensione più ampia di quella quotidiana, la dimensione dell’universale, dell’essere che lo comprende. Jung così lo definiva: "colui che vive nell’uomo e la cui forma non ha frontiere riconoscibili, che lo racchiude da ogni lato, profondo come le fondamenta della terra e spazioso come l’immensità del cielo".
Il Selbst è il luogo e il tempo in cui si concretizza il dialogo tra la coscienza collettiva e l’inconscio personale, indica la totalità storica della personalità umana in relazione al momento storico.
Lo sviluppo dell’uomo si muove in direzione della coscienza e del rafforzamento dell’io, ma d’altro canto ha bisogno del fenomeno mistico, del processo creativo, dell’esperienza del numinoso, dell’incontro col Sè.
Ogni esperienza realmente numinosa e trasformatrice sposta, strappa l’io dal centro del conscio e conduce ad un avvicinamento al Sè.
L’esperienza del Sè e della voce interiore porta una rivelazione e l’io ne è colpito entrando in conflitto con i dogmi della coscienza o delle istanze della coscienza collettiva.
Il Sè, sebbene inconscio, guida tutto lo sviluppo della coscienza. Analizzando le fasi dello sviluppo della coscienza, possiamo osservare come l’elemento mistico ed il gesto siano sempre presenti e come si evolvano.

1) L’elemento mistico, il contatto con il sacro, è già presente nello stadio uroborico, il primo stadio della unità originaria in cui coscienza e inconscio sono fusi, il cui simbolo è il serpente che si mangia la coda .
In questa fase sono presenti tutte le coppie antinomiche, maschile, femminile, soggetto oggetto.
E’il luogo della non manifestazione, l’Eden, dove tutto è compresente e aconflittuale.
L’elemento mistico in questa fase è chiamato da Claude Levy Strauss (antropologo strutturalista) "partecipation mystique". In questa fase in cui, uomo e mondo, uomo e gruppo, conscio ed inconscio sono uno, l’elemento mistico è la partecipazione al tutto. E’il sentimento cosmico originario.
Stelle, alberi, animali sono altrettanto vicini all’io indefinito quanto i membri della tribù.
Un legame misterioso unisce ciò che è più lontano, dio, l’animale e l’uomo. Questa fase è rappresentata dall’ermafrodito originario in cui i due sessi sono fusi e compresenti.
Questa incompleta separazione dell’io dal non io è tipica di questo stadio che vive nella psiche dell’uomo come archetipo dell’Eden: questa visione è sempre proiettata all’indietro così, nell’ottica filogenetica, l’Eden è collocato all’inizio della storia dell’ umanità, ontogeneticamente, quale paradiso dell’infanzia. Il fare, il gesto coincide con la realtà.
Neumann parla di Uroboro alimentare rispetto al bambino, intendendo che per il lattante la totalità dell’esperienza umana si esprime al livello dell’istinto alimentare e del simbolismo alimentare della vita.
Il bambino è in un rapporto corporeo, di pelle, ma se avviene danno in questa fase del rapporto originario, il maggiore danno è interiore e spirituale poichè in questa fase il corporeo è simbolico. E’ quello che per l’uomo primordiale costituisce la realtà. Lo psichico e il fisico, coincidono.

2) Nella fase successiva della crescita della coscienza, compare il due: luogo della manifestazione, in cui inizia il divenire ed il confronto con il non io.
Nella fanciullezza e nella giovinezza dell’umanità si devono fare i conti con la madre terribile, l’inconscio divoratore, il non io. Questa fase si conclude con la lotta col drago, che da un punto di vista ontogenetico corrisponde alla pubertà, dal punto di vista filogenetico alla nascita dell’io.
L’io a questo punto è un io eroico. Questa fase è quella in cui avviene la separazione dalla indifferenziazione cosmica, la conquista della maschilità più alta, l’affermarsi del logos ecc.
L’io eroico dà il via allo sviluppo della umanità e dell’individuo.
Lo stadio dell’eroe è quello in cui si realizza la lotta maschile, con sbagli e tentativi, per staccarsi dalla madre, trovare la propria strada e diventare "signore". E’ il trionfo della coscienza, dell’io tiranno.
Il combattimento col drago si conclude - dice Jung - con il ritrovamento di un tesoro, che simboleggia il cambiamento creativo subito dall’ uomo, e con lo hieros gamos, le nozze sacre con l’anima o l’ animus liberato dall’inconscio.
In questa seconda fase, il gesto eroico è protagonista .L’uomo si riconosce fautore e plasmatore del mondo. Incide fallicamente sul mondo, domina la terra, crea, costruisce, si sente potente. E’ fase unilaterale del fare, dominio dell’io.
L’elemento mistico in questa fase è rappresentato proprio dall’io eroico. Il combattimento con il drago è anche un mistero di iniziazione e di resurrezione.
L’io che si trasforma è figlio di una divinità, un essere superiore, ha conquistato un maschile "superiore".

3) La fase finale e matura dello sviluppo umano della coscienza è caratterizzato dalla metamorfosi e dalla integrazione della personalità, quale si constata in un processo di individuazione.
L’individuazione in questa immagine è il termine di un arco.
Partiamo dal cerchio uroborico originario indifferenziato, accediamo alla differenziazione e alla nascita della coscienza per tornare all’uno, al cerchio finale, alla fase di integrazione e riconciliazione in cui coscienza ed inconscio si sono riconciliati.
Questa fase in cui "Io ed il padre siamo uno", culmina con la morte dell’io e lo sfondamento nel Sè, quindi nella consapevolezza di essere un momento dell’universale. E’ rappresentata dalle nozze mistiche, la coniuctio oppositorum, l’androginia.
C’è una conciliazione delle differenze: maschile e femminile sono riconosciuti, non fusi.
La Psicologia Analitica distingue tre grandi fasi dello sviluppo della personalità che corrispondono ad altrettante fasi filogenetiche. L’Uroboro originario è paragonabile alla fase di indifferenziazione originaria.
Il Sè è presente, quindi la soggettività è presente, ma è inconscia. Il bambino vive una fase di partecipazione mistica coi genitori (inizialmente con la madre) ed anche con il mondo.
Sappiamo che la fanciullezza è piena di esperienze mistiche, il numinoso e i numina dell’inconscio collettivo sono particolarmente dominanti in questa fase, perchè la coscienza infantile è ricettiva rispetto al mondo transpersonale.
Il bambino vive vicino alle origini e nel macrocosmo.
In effetti proprio l’incontro con il sè e con la totalità, è un tratto essenziale dell’infanzia e ciò è testimoniato dai disegni infantili dei mandala. In effetti il distacco dal Sè, necessario sotto il profilo culturale, e l’evoluzione verso l’io, costituiscono una delle maggiori difficoltà che il bimbo deve superare.
Dall’adolescenza fino all’età adulta siamo nella fase eroica, che culmina nella differenziazione dai genitori, la nascita dell’io e il bisogno di affermare il "logos".
La fase ultima della vita, l’età matura, è un ritorno alla riflessione, al bisogno di riequilibrio.
L’anziano vive comunque un momento di ritirata dal fare, vive in un mondo di immagini, ricordi, preparandosi alla morte.
All’inizio e alla fine di questo diagramma si colloca lo stadio inconscio antecedente all’io. Al culmine della maturità sta una coscienza sviluppata, centrata sull’io e identificata quasi totalmente con la coscienza.
L’inconscio è rimosso e fuori dal suo campo visivo.
La fase finale, la vecchiaia è comunque un momento che conduce all’integrazione, dal dominio dell’io quale centro della coscienza, al dominio del sè come centro della personalità in cui conscio ed inconscio non sono più scissi. E’ un ritorno all’uno, ma rappresentante la sintesi degli opposti e quindi l’integrazione psichica.
Il processo di individuazione può essere descritto come un’evoluzione in cui la realtà del sè diventa trasparente.
Dissipata la tenebra opaca, dove l’io vede solo se stesso e i contenuti del mondo egoico, sorge all’orizzonte l’inconscio collettivo. Qui il mondo dell’estroverso e dell’introverso perdono valore e si risolvono in una terza immagine: é la possibilità di una vita simbolica.
Noi abbiamo parlato di azione e contemplazione, di due aspetti, estroversione ed introversione, che si alternano, ma alla fine di un percorso coscienziale come l’analisi, è impossibile scindere, essendo essi due modi dell’essere.
L’uomo "mistico" è realmente anche giocatore, è colui in cui gli opposti sono realmente riconciliati. Egli crea e gioca perennemente in questo dialogo continuo, è capace di gioire.
L’uomo mistico, o giocatore, ha davvero riposto la propria identità nell’universale, ha lavorato sulla disappropriazione e sulla morte dell’ego, e sa di essere un momento, importantissimo, ma un momento, del perenne gioco dell’ESSERE.
Se c’è vera libertà, non esiste scissione.
Non è necessario rifugiarsi in un eremo per redimere il mondo, si recupera tutta l’esperienza del sacro interiormente. Ci troviamo di fronte ad una "coscienza ampliata, in cui l’io si asserve al Sè".
L’uomo mistico è anche uomo ludens, giocatore, il serio allegro. L’uomo giocatore rappresenta l’apice della evoluzione culturale. Il gioco è per noi un’attività spirituale e fisica tipica dell’uomo, l’espressione ben riuscita di una capacità spirituale interiore che si manifesta nel gioco visibile, nel suono udibile e nella materia palpabile.
Il gioco in tale senso è l’esercitarsi dello spirito a diventare corpo, manifestazione. Ecco perchè l’uomo che si diverte gioiosamente rilassato, nella sua imperturbabile rinuncia al mondo, saggio, non deforma il mondo in una realtà solamente cosmica, ma resta aperto in direzione di Dio.
Egli sarà capace di stringere a sè il mondo, perchè è l’immagine dell’universale. L’uomo giocatore non è "leggero", ma anche serio: è ilare nella libertà spirituale, elegante nel sentimento: conosce bene le maschere tragiche del gioco della vita.
L’inconscio oggi, nei sogni, svela la necessità di realizzare questo sfondamento nel sè, e sottolinea la responsabilità a non perdersi nella facciata dell’io.
Il lato mistico, contemplativo e di contatto con il numinoso, è quello che qui in occidente è maggiormente sacrificato.
Jung sosteneva che l’occidente dovesse trovare il proprio yoga, anzichè imitare l’oriente. Questa scissione tra essere e fare, questa perdita del contatto con la nostra sacralità è molto precoce.
Il bambino oggi non è certamente educato all’ascolto interiore, al silenzio, al contatto con l’universale, e se la soggettività, che nel bimbo è comunque presente, non può esprimersi, è la crisi esistenziale.
Il bambino sembra cieco di fronte a se stesso, è come se avesse un occhio solo. Lo sguardo è prevalentemente rivolto all’esterno, smarrisce la dignità soggettiva.
Abbiamo bisogno di un nuovo tipo di educazione per il mondo intero che possiamo chiamare "educazione universale" per aiutare i bambini e i futuri uomini a "capire la propria totalità, ad accettare il loro lato spirituale, e non restare abbagliati dalla realtà scientifica e dal dominio unilaterale dell’io".

Genova 28 Ottobre 1994

Simonetta Figuccia


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