Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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| Home | Anno 1° | N° 02 |
| Dicembre 1992 | Pag. 5° | Filippo Garrone |
SPIGOLATURE DANTE E L’ASTROLOGIA
I Metamodelli rappresentano la risposta dell'uomo ad una profonda esigenza di interpretazione. Essi nascono in condizioni storico-filosofiche diverse, ma in quanto risposta alla stessa esigenza di fondo, potremmo dire che descrivono sempre la stessa "cosa".
Dante Alighieri, nell’universalità del suo genio che travalica tempo e spazio, profondo conoscitore dell’astrologia e mago, iniziato in discipline occulte (Templari? Rosacroce? ) , esprime e incontra la "Divina Commedia" sulle sue conoscenze esoteriche, poema che non può essere interamente compreso se nza nozioni astrologiche; egli è il "Fratello nella grande opera".
Nell’Inferno i gironi sono suddivisi per peccati capitali secondo la caratteristica astrologica del pianeta, secondo la tradizione che assegna al Sole l’orgoglio, alla Luna l’accidia, a Mercurio l’invidia, a Venere la lussuria, a Marte l’ira, a Giove la gola, a Saturno l’avarizia.
Nel canto XV Brunetto Latini, precettore di Dante, dà un riferimento esplicito all’oroscopo del poeta:
"... Se segui la tua stella,
non puoi fallire al glorioso porto,
se ben m’accorsi nella vita bella;
e s’io non fossi sì per tempo morto
veggendo il cielo a te benigno....".
Dante aveva Sole, Mercurio, e Ascendente nei Gemelli, e Luna in Acquario al Medio Cielo, fra le altre cose. Qualche secolo dopo anche Goethe descriverà dettagliatamente il suo oroscopo in una poesia.
Nel canto XXIV, Dante scrive:
"In quella parte del giovanetto anno
che l’sole l’crin sotto l’Aquario tempra"
(cioè dopo il 20 gennaio).
Ma è impossibile citare tutti i riferimenti allo zodiaco perchè li troviamo ad ogni piè sospinto.
Dante, acuto osservatore, partecipe delle lotte politiche, nel canto VI del Purgatorio scrive quei versi che tutti conosciamo:
"Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta..."
ma pochi ricorderanno che in questo canto Dante identifica Cristo con Giove nei versi:
"O sommo Giove che fosti in terra per noi crocifisso...."
Nel canto XIX scrive:
"Ne l’ora che non può ‘l calor diurno
intrepidar più freddo de la Luna,
vinte da terra, e talor da Saturno..."
notando, in analogia con l’astrologia, che Luna e Saturno sono due astri considerati freddi.Inoltre Saturno, maestro del Capricorno e dell’Acquario, segna due mesi invernali.
Prosegue: "quando i geomanti, lor maggior Fortuna veggion in oriente" il che è un chiaro riferimento a Giove (in astrologia "Fortuna Maior") , e all’Ascendente (oriente) : Giove all’Ascendente viene considerato segno di nascita fortunata.
Nel canto XXV pone quindi il Toro al Medio Cielo ("cerchio di meriggio") e lo Scorpione al Fondo Cielo ("mezzanotte"), come preciso significato di passaggio dalla vita alla morte: solo chi si interessa di astrologia tiene conto di questi dati, sapendo che Medio Cielo è opposto a Fondo Cielo.
Nel Paradiso ci avviciniamo sempre più alla luce. Nel primo canto, secondo l’uso classico, invoca l’ispirazione lirica.
Per lui si tratta di Apollo (nome del Sole) in quanto altro termine astrologico; egli considera il Sole la sua Dominante oroscopica. Nel canto IV parla di "determinismo" astrologico, ovvero della predestinazione. Fa dire a Piccarda di Timeo che "l’alma a la sua stella riede" consigliando gli studiosi di astrologia a non esagerare nella ricerca di una spiegazione fatalistica della vita, ma che occorre vivere e realizzare ciò per cui si è nati, cioè seguire le tendenze tipiche, date dall’astrologia, di Giove, Venere, Marte, Mercurio, ecc.
Il male consiste nel cercare di sottrarsi al proprio Karma espresso dall’oroscopo. Il fatto che non si possa andare contro la propria natura risulta evidente, nella "Commedia", dalla suddivisione dei cieli.
- Nel primo cielo dominato dalla Luna mette i mancanti ai voti (Piccarda Donati, Costanza Imperatrice) portati alla grammatica e alla poesia.
- Nel secondo, dominato da Mercurio, gli spiriti operanti nella dialettica (Giustiniano).
- Nel terzo "di Venere" gli spiriti amanti dotati di oratoria (Carlo Martello, i cavalieri medioevali).
- Nel quarto, "del Sole", gli spiriti sapienti (Tomaso d’Aquino, Salomone, Boezio, Bonaventura) i filosofi e i matematic i (Agostino, Anselmo, Gioacchino da Fiore).
- In quello "di Marte" gli spiriti militanti (Carlo Magno, Goffredo da Buglione) amanti della musica.
- In quello di Giove gli spiriti giusti (Traiano, Costantino) portati alla geometria.
- Nel cielo dominato da Saturno (la Montagna Sacra) gli spiriti contemplanti (San Benedetto) amanti dell’astronomia.
Dante insomma adotta una sistematica che pare attenersi più all’astrologia che allo Spirito cristiano.
Ci sono poi le Stelle Fisse, il Primo Mobile, l’Empireo. Nel canto XVII, cielo di Marte, dice di Cangrande della Scala:
"...vedrai colui che impresso fue,
nascendo sì da questa stella forte".
Nel canto XVIII così descrive Giove:
" O dolce stella, quali e quante gemme
mi dimostrano che nostra giustizia
effetto sia del ciel che tu ingemme! ".
Nelle alte sfere del Paradiso, Dante parla di "una primavera sempiterna/che notturno Ariete non dispoglia" (notti di marzo-aprile, canto XXVIII) . Nell’ultimo canto del Paradiso, Dante parla di Nettuno (che sarà scoperto solo nel secolo XIX) ma già presente nell’ultima lama dei Tarocchi (il Matto) in termini di fede, misticismo, poesia e di "stelle" (altra lama) , la parola che chiude tutte le tre cantiche.
Nel canto XVI del Purgatorio, a Dante che gli chiede perchè il mondo sia così pieno di "malizia", Marco Lombardo risponde: " Lo cielo i vostri movimenti inizia". Brunetto Latini, che aveva insegnato a Dante "come l’uom s’eterna", spiega nel Tesoretto:
"...Dio onnipotente
fece sette pianeti,
ciascuno in sua parete,
e dodici segnali
(io ti dirò ben quali)
e fue il Suo volere
di donar loro podere
in tutte le creature
secondo lor natura"
(i sette pianeti tradizionali, i dodici segni zodiacali) .
Nel canto XXII del Paradiso, riferendosi alla sua nascita quando il Sole era nel segno dei Gemelli, Dante ammette
" O gloriose stelle o lume pregno
di gran virtù, dal quale io riconosco
tutto, qual che si sia, il mio ingegno..."
Filippo Garrone
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