Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 02° | N° 03 |
| Febbraio 1993 | Pag. 9° | Ada Cortese |

ATTIVITA' GENERAZIONI A CONFRONTO
I ruoli parentali spesso velano la possibilità di vero rapporto e di autentica comunicazione. Arricchire la conoscenza di se stessi come soggetti permette una maggiore vicinanza, aldilà dei ruoli e delle distanze generazionali, e l'espressione altamente educativa della propria specifica irripetibile individualità. Nei numeri precedenti della rivista è stato dato spazio a un tipo d’interventi da cui il lettore potesse farsi un’idea dell’ambiente psicologico e filosofico in cui si muove GEA.
Vorremmo ora fornire alcune informazioni più specifiche sulle attività e i progetti di GEA.
Accanto al lavoro squisitamente analitico che GEA promuove (analisi personale e gruppi GEA) , v’è un’area di sperimentazione che, rivolgendosi, di volta in volta, alle persone di ogni età e ruolo parentale, vorrebbe proporre un nuovo modo di leggere le peculiari problematiche inerenti a ciascuna età e a ciascun ruolo.
Il disagio psicologico fondamentale della famiglia potrebbe essere chiamato in una parola: "incomunicabilità".
Prima di colpire i partners di un rapporto concreto, essa colpisce l’interiorità dei soggetti che a tale rapporto concreto possono essere chiamati.
L’incomunicabilità mostra così di essere per prima cosa assenza di dialogo con se stessi.
La nostra cultura non ha posto tra i suoi più elevati obiettivi morali l’autogoverno del singolo soggetto. Gli pseudovalori da essa spesso contrabbandati le si stanno ritorcendo salutarmente contro. Le persone fin qui mosse dai bisogni indotti (successo, denaro, oggetti, apparenza ecc.) si ritrovano oggi, in virtù della crisi, a non poter più riporre la loro identità nell’"avere", nè possono delegare alle istituzioni il "senso" del loro esistere.
Non più sottratte a se stesse da una comoda e infernale estroversione, le persone più sensibili e intelligenti, s’accorgono di non poter più facilmente fingere di non pensare. Recuperare il pensiero là dove nasce: dentro noi stessi, assistendolo più da vicino e fin dal suo sorgere, quando è ancora sensazione, emozione, vissuto, indicherebbe l’avvio più cosciente del dialogo interiore.
Pensare è dialogare. Ogni rapporto è dunque produttore di pensiero, di nuova conoscenza e nuova vita. Il pensiero non si esprime solo nel chiuso della nostra personale interiorità: ogni rapporto empirico è un pensiero che cerca di venire alla luce. Ogni nostro rapporto, per quanto doloroso possa essere, porta in sè un potenziale di trasformazione.
Il dolore attuale nei rapporti empirici, quando ci si permette di ascoltarlo, quando ci si concede il lusso di sentirsi ancora vivi e non ci si anestetizza col razionalismo bugiardo, questo dolore, dicevo, si esprime spesso col sintomo dell’incomunicabilità, delle incomprensioni, delle solitudini forzate.
Ma esso è segno anche della presenza di quel potenziale trasformativo prima accennato. In tante realtà dell’uomo esso si esprime con ugual significato: sul lavoro, in famiglia, con se stessi, nel sociale in genere. In ognuna di esse le persone sono velate le une alle altre dai rispettivi ruoli a cui spesso vengono totalmente identificate (ed esse stesse lo fanno) col risultato doloroso di una camicia di Nesso.
Facciamo un esempio estraendolo dal contesto affettivo più importante per ognuno di noi essendo il primo con cui si confronta, e per lungo tempo, dal momento della sua nascita: la famiglia. E’ agevole notare come in essa si fanno presenti le principali età dell’uomo e i principali ruoli.
Il soggetto viene totalmente identificato col suo ruolo familiare in un’accoppiata biunivoca ruolo-età: -l’uomo bambino è solo il figlio: egli può essere solo dipendente; il soggetto è negato; -l’uomo adulto è solo genitore: egli è il simbolo del sociale, della cultura, del pensiero. Può essere solo forte; il soggetto è negato; -l’uomo vecchio è solo "vecchio": non apparendo più concretamente produttivo gli viene negato il valore dell’esperienza, la sua saggezza; il soggetto è negato.
In uno schemino quale è questo, in cui certo tutto è portato al limite (ma è davvero esasperato rispetto alla realtà? ) , la società parrebbe appartenere solo agli adulti e ai genitori e solo essi si autoriconoscerebbero lo statuto di soggetti interi rispetto alle altre due espressioni dell’umano destino: l’esser bambino e l’essere vecchio.
Nella società del non ascolto viene alimentata la rimozione.
Quale? La rimozione del fatto che è estremamente fuorviante pensare alla nostra realtà psichica come processo sovrapponibile al nostro ruolo sociale e familiare.
GEA vuole "aiutare" ogni soggetto a recuperare, nell’ovvio rispetto dello sviluppo fisiologico, quella totalità familiare e simbolica che psicologicamente lo costituisce: in realtà nessuno è solo padre, madre o figlio di qualcun altro. Ogni persona è in se stessa un padre, una madre e un figlio perchè ciascuno porta in sè il patrimonio culturale e le norme sociali (simbolicamente il Padre) , porta in sè l’inconscio (simbolicamente la Madre) , porta in sè l’attitudine a rinascere sempre a nuova coscienza (simbolicamente il Figlio) . Allo stesso modo ogni persona porta in sè simbolicamente tutte le età dell’uomo.
Liberare dal ruolo pietrificante e concretistico per recuperare il significato simbolico nascosto dietro a ogni ruolo è uno degli obiettivi che GEA si prefigge attraverso due gruppi d’analisi GEA: uno è rivolto ai genitori (e futuri genitori) , l’altro ai "nonni e vecchi saggi".
A tal fine verrà realizzato un primo ciclo propedeutico per gli uni e per gli altri che verrà ripreso con un lavoro di approfondimento nel prossimo autunno. Informazioni più dettagliate vengono fornite nelle pagine successive.
E’ evidente che non ci fermeremo solo alle "categorie" parentali. GEA intende lavorare con chiunque, intenda prevenire le nuove generazioni da vecchi errori e arricchirle della propria "pulizia psicologica".
Ada Cortese
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