Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Giugno 1993 Pag. 2° Laura Ottonello

Laura Ottonello

 EDITORIALE 

IL GIOIELLO NASCOSTO

Ogni uomo cerca sempre la sua via.

Accanto alle forme espressive riconosciute come "opere d’arte" propriamente dette, vorrei sottolineare e celebrare, sulla base di alcune riflessioni personali, le storie quotidiane, i personaggi qualunque, gli avvenimenti ordinari poichè anche la vita quotidiana di ogni essere umano, a mio avviso, può essere intesa come opera d’arte.
Infatti "come il viandante, osservator di stelle, non si cura del fiore e lo calpesta" così può capitare che, distratti da speculazioni eccessivamente protese alla ricerca di valori trascendenti ed universali, non si colga l’unicità’ di ogni individuo, il valore che si cela dietro ogni storia. La ricchezza e le potenzialità creative di ogni soggetto stanno proprio in questo suo essere "unico", particolare ed irripetibile.
Dietro ogni storia "analitica", così come dietro ogni altra storia, negli angoli più reconditi della personalità, dietro il malessere, gli "errori" o i sintomi che possono affiorare, proprio là’ si cela la creatività di ogni individuo e la sua possibilità di realizzarsi.
C.G.Jung descrive cinque istinti di base: la fame, la sessualità, la pulsione all’attività, la riflessione e l’istinto creativo.
L’istinto creativo è "L’impulso alla totalità, alla individuazione o allo sviluppo della personalità, l’impulso spirituale, la pulsione trascendente creatrice di simboli, la naturale funzione religiosa o, in breve, l’impulso del Sè a essere realizzato".
Il processo creativo è un movimento erotico. Solo attraverso l’Eros l’uomo può realmente entrare in contatto con se stesso, conoscere ed amare la sua Anima. Per questo è così importante ridare poesia alle proprie immagini interiori ed ai propri ricordi: trasformare la propria storia personale in mitologema permette di svelare che "sotto quanto vi è di più soggettivo e personale si cela quanto vi è di più impersonale ed oggettivo". (E.Bernhard) .
Il mitologema, che simbolicamente ricalca, nei dettagli concretistici e negli "affanni" della vita ordinaria, le grandiose imprese che appartengono alla storia dell’Uomo (il mito) sta alla base del destino di ogni individuo. L’istinto creativo non è un dono o una grazia speciale, ma è dato a tutti: siamo spinti, naturalmente, ad essere noi stessi. Quando il processo individuativo tace o si arresta, questa impossibilità del "fare anima" non può che produrre malessere, disagio, sofferenza, senso di vuoto, anche là dove, apparentemente, sembra esserci tutto. Sogni, sentimenti ed esperienze hanno poco da spartire con la nostra interiorità se vengono puntualmente fissati ad una coscienza egoica superficiale, se vengono pesati, classificati o rimossi, se non vengono storicizzati.
Prendendoci il tempo necessario per "digerire" gli eventi e ascoltandoci attentamente, le immagini esteriori si ritirano: non guardiamo più solo dal di fuori, chiusi nei nostri letteralismi sterili e fattuali, ma impariamo a nutrirci davvero della cosa, per poi prenderne distanza e fare conoscenza. Se sapessimo esperire di più, sostiene Hillman, ci sarebbe un minor bisogno di avvenimenti e avrebbe fine lo scorrere troppo rapido del tempo.
Ogni piccolo della specie umana è in grado di mostrarci, spontaneamente, la potenziale matrice creativa presente nell’uomo.
Reimparare a dare poesia alle immagini, non per tradurle in parole vuote, ma per trasformare la nostra storia come un "opus" alchemico, permette al soggetto di riappropriarsi dei simboli, riscattando il mondo sottile delle immagini dal mondo grossolano dei fatti.
In tal modo è possibile restituire all’esistenza, anche quella di tutti i giorni, quella dimensione narrativa, quello spessore e quella dignità che appartiene ad ogni essere umano, al di là dei concretismi dell’Io.
Ogni uomo, a modo suo, cerca la sua via, per cui ogni storia può rappresentare davvero... un’opera d’arte.

Laura Ottonello


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