Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 2° | N° 04 |
| Giugno 1993 | Pag. 9° | Mario Quaglia |

SPIGOLATURE
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CHE IL SILICIO SIA CON NOI!
I fragili ed effimeri chimismi basati sul carbonio stanno "insegnando a pensare" a solide, imperturbabili ed eterne strutture basate sul silicio. Quando si parla di evoluzione ci si riferisce soprattutto all’evoluzione dello psichismo. Esso, rudimentale e primitivo nelle forme inorganiche, ha assunto nel tempo complessità sempre crescenti fino a produrre, nella chimica del carbonio,, quegli organismi che chiamiamo "viventi". Di qui l’evoluzione è proseguita sviluppando reattività, coscienza e "Weltanschauungen" sempre più raffinate fino a giungere all’"Homo Technologicus" dei nostri tempi.
Alcuni sostengono che un ciclo evolutivo si stia concludendo. Ma poichè il Divenire non conosce sosta, da tempo ci si chiede in che direzione lo psichismo si evolverà ulteriormente.
Samuel Butler, a metà del secolo scorso, avanzava questa curiosa ipotesi: "Se risaliamo ai primissimi tipi di vita meccanica: alla leva, al cuneo, alla pialla, alla vite e alla carrucola, e se poi esaminiamo le macchine della Great Eatern Com-pany, saremo quasi spaventati dall’immenso sviluppo raggiunto dal mondo meccanico in confronto ai lenti progressi del regno animale e di quello vegetale. Dove tende tutto ciò? Quale sarà il risultato finale? Noi pensiamo che, come il regno vegetale è uscito lentamente da quello minerale e quello animale è venuto a sovrapporsi a quello vegetale, così in questi ultimi secoli, sia sorto un "regno" interamente nuovo, del quale finora abbiamo visto solo quelli che saranno un giorno considerati come i prototipi antidiluviani della razza.
Ci dispiace molto di non intenderci abbastanza nè di storia naturale, nè di meccanica per affrontare l’enorme compito di classificare le macchine in generi, sottogeneri, specie e varietà; di scoprire gli anelli intermedi che legano tra loro macchine di specie in apparenza molto diverse; di mostrare certi organi rudimentali che esistono in alcune macchine, organi "atrofizzati", ma che ci aiutano a riconoscere come quelle macchine discendano da qualche tipo ancestrale estinto.
Ci arrischieremo però a suggerire alcune idee, seppure molto timidamente. In primo luogo ci sembra che, come alcuni fra i più bassi invertebrati hanno raggiunto in passato dimensioni ben maggiori di quelle attualmente viventi e provvisti di un’organizzazione superiore, similmente lo sviluppo e il progresso, anche nel caso delle macchine, sono stati spesso accompagnati da una diminuzione della grandezza.
Guardate per esempio l’orologio da polso. Esaminate la mirabile struttura di questo animaletto, osservate il gioco intelligente delle sue minuscole membra. Eppure questa creaturina è un discendente perfezionato degli ingombranti orologi a muro del tredicesimo secolo, non un loro rappresentante degenerato. Verrà un giorno in cui gli orologi a muro saranno totalmente soppiantati dall’uso, divenuto universale, degli orologi da polso; e in tal caso gli orologi a muro scompariranno come sono scomparsi i primi sauri.
Queste idee sulle macchine possono offrire una risposta a una delle domande più importanti che ci si pone ai nostri giorni: che specie di creatura sarà quella che succederà all’uomo nella dominazione della Terra? Ci sembra proprio che noi stiamo creandoci i nostri successori: ogni giorno perfezioniamo la bellezza e la delicatezza della loro organizzazione fisica; ogni giorno doniamo loro maggiore potenza, forniamo loro, grazie ad ogni sorta di ingegnose invenzioni, quel potere autoregolatore e automotore che sarà un giorno per loro ciò che è stata l’intelligenza per la razza umana.
E a poco a poco, nel corso dei secoli, noi diverremo la razza inferiore. Nessuna passione cattiva, nessuna gelosia, nessun desiderio impuro turberà la serena potenza di quelle gloriose creature. Il loro spirito si troverà in uno stato di perpetua serenità; sarà la contentezza di un’anima che non conosce alcun bisogno, che non è turbata da alcun rimpianto.
Se chiederanno di essere "alimentate" (ma prima o poi finiranno per "alimentarsi" e "riprodursi" da sole! ) saranno servite da schiavi pazienti il cui mestiere e il cui interesse consisterà nel badare a che non manchi loro nulla.
Possiamo immaginare che quando le cose saranno arrivate al punto che abbiamo cercato di descrivere, l’uomo sarà divenuto per la macchina, ciò che il cavallo e il cane sono per l’uomo. Egli continuerà ad esistere e anche a progredire, e probabilmente sarà più felice nel suo stato addomesticato, sotto la benevola dominazione delle macchine, di quanto non lo sia nel suo presente stato selvaggio.
E’ ragionevole supporre che le macchine ci tratteranno con bontà giacchè la loro esistenza dipenderà dalla nostra tanto quanto la nostra dipende da quella degli animali inferiori.
Per lungo tempo queste due razze vivranno in simbiosi e, finchè gli organi riproduttivi delle macchine non avranno raggiunto uno sviluppo che ci è attualmente quasi impossibile immaginare, esse dipenderanno interamente dall’uomo per quanto riguarda la continuazione stessa della loro specie.
E’ vero che tali organi possono finire per svilupparsi, tanto più che questo sviluppo sarebbe conforme all’interesse dell’uomo: nulla sembrerebbe più desiderabile alla nostra razza insensata che lo spettacolo di un’unione feconda tra due locomotive.
Ma attenti: ogni giorno le macchine guadagnano terreno rispetto a noi. Ogni giorno più uomini sono posti al loro servizio come schiavi incaricati d’averne cura. La conseguenza finale di tutto ciò non è che una questione di tempo.
Per queste ragioni crediamo che urga dichiarare, a partire da subito, una guerra mondiale alle macchine.
Senza quartiere! E se si obietta che ciò non è possibile, questa stessa obiezione è la prova patente che il male è già avvenuto, che abbiamo creato una razza di esseri che non è più in nostro potere distruggere".
Tenero e illuminato signor Butler! Cento anni dopo i computers hanno cominciato l'invasione della Terra.
Che il Silicio sia con noi. Amen.(da Samuel Butler "Erewhon",1863)
Mario Quaglia
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