Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Giugno 1993 Pag. 14° Roberto Quaglia
 RACCONTI 

I TANATOSOFI

Il brano proposto in questo numero è stato estratto dal racconto "DIO S.r.l." di Roberto Quaglia

Mi risvegliai all'Inferno. L'inferno era un posto pieno di luci al neon sul soffitto. Stavo avvitando un bullone. Poi ne avvitai un altro. Poi un altro ancora. Continuai ad avvitare bulloni guardandomi moderatamente intorno. Ero alla catena di montaggio di un'immensa fabbrica.
La prima pena che ebbi a patire fu quella dei colori. C'erano solo il bianco e il grigio. E a me piacevano tutti gli altri. Ce n'era già abbastanza per ululare di dolore cosmico, ma dieci minuti dopo mi ero già abituato e non ci pensai più.
La seconda pena che ebbi a patire fu quella della fame. Lo stomaco richiedeva cibo che la bocca non era in grado di offrire. Poi ci portarono tutti al ristorante e non ci pensai più.
La terza pena che ebbi a patire fu quella del fuoco. Dopo pranzo ci stava bene una sigaretta ma nessuno aveva da accendere. Comprammo un accendino da un marocchino e non ci pensai più.
Un mattino - erano passati molti lustri...o giorni, non ricordo - feci conoscenza col mio vicino di catena di montaggio. Era un tipo dai lineamenti marcatamente anonimi. Si chiamava Hans. Era svizzero... o somalo, non mi ricordo.
- Hans - mi disse (in quel periodo ci chiamavamo un po' tutti "Hans") - ti ricordi di Hans? - Sì, Hans. - risposi. La cosa parve finire lì. Ma un altro bel giorno, credo, accadde che approfondimmo la questione.
- Hans! - stavolta fui io a dirlo a lui - che ne pensi dell'inferno? - Non è malaccio! C'è di peggio. - rispose Hans con quella che a me parve o diplomazia o stoltezza.
- Cosa "c'è di peggio"? - chiesi io.
- Beh, per esempio il Paradiso.
- Il Paradiso ?! - Hmmm, già! E' noioso uguale, ma in più è danna-tamente pericoloso. - affermò Hans.
- Pericoloso? E perchè? - Mi sembrava strano.
- Corri costantemente il rischio di venire sbattuto all'Inferno.
- Mi vuoi prendere in giro? - controbattei io offeso - come puoi sostenere una cosa del genere? - Lo so IO ERO in Paradiso. - argomentò lui candidamente.
-Eh? - Già. Poi un giorno ne ho avuto abbastanza e sono venuto qua.
- E' così terribile? - Dipende.
- Non è per tutti uguale? - Certo che no! Solo il NULLA potrebbe essere per tutti uguali.
Solo che il Nulla non esiste mentre il Paradiso sì. E per me il Paradiso era decisamente brutto. Dovevo fare il drogato d'idrocarburi.
- Eh? - Idrocarburi endovena. Cinque volte al dì. Uno schifo che non ti dico. Capisci bene perchè ho preferito l'Inferno.
- Io credevo che in Paradiso si fosse felici... "Il Regno dei Cieli"...
- Tutti lo credono. La pubblicità, eh? Non c'è differenza oggettiva tra qui e là tranne che Satana qui si arricchisce solo alle spalle del nostro lavoro, mentre Dio là, intasca anche le 50.000 Dio S.r.l. che gli portano tutti gli illusi più ricchi oltre il Passaporto Celeste.
- Incredibile! - pensai e dissi io. - E come mai tu dovevi bucarti di idrocarburi? - Sia qui che là siamo tutti assoggettati alle trame e finalità dei nostri padroni. Se io ero costretto a bucare vuole dire che anche gli idrocarburi dipendenti erano di una qualche utilità economico sociale.
- Ma quale? - Ah, non lo so, non mi interessa. Se è per questo non so neanche di che utilità possa essere che io ora passi il tempo a girare bulloni.
- Il tempo non esiste più. -Gli feci notare.
- Non per questo girare bulloni ha più senso.
- Se la metti su questo piano neanche essere felici ha un senso! - Infatti. Non ha nessun senso. Però deve essere molto divertente.
- Gli dovetti dare ragione. Non che avere ragione in quel frangente avesse un gran senso.(...) Beh, ragazzi, una notizia dell'ultima ora, dall'inferno, ve la devo ancora passare. A furia di essere morti, noi dannati stiamo infatti inevitabilmente evolvendo una Weltanschauung tanato-centrica. Pare che la stessa cosa stia accadendo anche tra i beati del Paradiso. In parole povere tendiamo tutti sempre più ad avere una visione del mondo dal punto di vista di noi morti. La conseguenza logica è che si stanno sviluppando filosofie sostenenti che non è necessario essere stati vivi per essere morti. La vita ante mortem sta quindi diventando una mera questione di Fede. E chi crede in essa si raccoglie in sette dagli strani riti misticheggianti.
Ciò che meglio riassume i segni del nostro "tempo" è quello che un giorno ebbi a dire al mio amico tanatosofo Josafat. Era israeliano... o svizzero, non ricordo.
- Josafat - mi disse (in quel tempo ci chiamavamo un po' tutti "Josafat"). - ti ricordi di Josafat? - Sì, Josafat. - risposi. la cosa parve finire lì. Ma un altro bel giorno, credo, accadde che approfondimmo la questione.
- Josafat! - stavolta fui io a dirlo a lui - cosa ne pensi della Vita? - Non c'è Vita prima della Morte. - enunciò lui.

FINE

Roberto Quaglia


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