Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 02° | N° 05 |
| Settembre 1993 | Pag. 2° | Ada Cortese |

TEORIA NON SOLO PER NOI
L’individuo, attraverso la coscienza, è un’entità integrata, solidale ed in relazione con l’universo intero.Lasciando a J. E. Charon e alla Scuola di Parigi gli spettacolari formalismi matematici con cui riescono a conciliare il mondo degli eoni, dei buchi neri e delle galassie con le categorie dello Spirito, di essi assumiamo la concezione cosmologica secondo la quale l’universo è un insieme di entità puntiformi inestese (Singolarità) portatrici da un lato di attributi fisici e comportamentali, e dall'altro di una sorta di "capacità" di relazionarsi col resto dell’universo, nel quale coesistono dunque solo quelle entità che possono entrare in relazione tra di loro.
Per comprendere meglio ciò che qui si intende col termine "singolarità" ("Punto inesteso") facciamo un esempio: immaginiamo una squadra di calcio, di essa potremo dire che sta partendo con un pullman per giocare una partita a Livorno. Sappiamo che arriverà a Livorno col suo bagaglio di cognizioni calcistiche e che giocherà contro la squadra locale cercando di vincere la partita. Ma cosa è in definitiva questa squadra-di- calcio? E’ indubbiamente qualcosa che si trova dentro al pullman, anche se non possiamo dire con precisione in che punto del pulman si trovi. Eppure diciamo che scende in campo, gioca e magari gioca bene! Ciò che è sceso in campo ci appare come un’entità complessa formata da un lato di un mondo interno ed invisibile di simboli, esperienza e memoria calcistica, e dall’altro di una coscienza in grado di esperire l’ambiente e decidere le tattiche migliori per ottenere il migliore risultato. Ma ciò trascende i singoli giocatori che in questo modello fanno parte anch’essi (insieme agli avversari) di quel mondo esterno al quale la "squadra" si deve relazionare.
Essa più che come un qualcosa si comporta come una "singolarità puntiforme" implicata da quella particolare configurazione di giocatori ma che non si trova localizzata in nessuno di loro in particolare.
Tornando all’oggetto della nostra ricerca, in questo universo affollato di "cose fantastiche", ci soffermeremo su quella entità complessa che chiamiamo "individuo umano" e, in conformità al modello citato , lo rappresentiamo come una "singolarità " caratterizzata da un mondo interno (o mondo delle relazioni simboliche) , da un mondo esterno (o mondo delle relazioni reali) e da una coscienza, che li integra e li relaziona tra di loro in una Weltaschauung unitaria.
L’individuo così definito (compreso il suo mondo simbolico) risulterà pertanto, attraverso la sua coscienza, un’entità integrata, solidale ed in relazione con l’universo intero.
Ovviamente le relazioni di cui stiamo parlando potranno assumere livelli di significatività diversi, anzi azzarderemo che essi decresceranno, progressivamente colla distanza, fino ad assumere valori molto bassi, senza per altro divenire mai nulli.
La nostra ricerca indaga come, attraverso il lavoro della coscienza individuale (che opera trasformazioni di valori nel cosiddetto mondo interiore e simbolico), possano ottenersi corrispondenti trasformazioni di valori nel cosiddetto mondo esterno reale, in un processo induttivo che coinvolgerà per necessità entità di ordine progressivamente superiore La prima entità coinvolta è Il Gruppo inteso come un’insieme di individui tra i quali esista una relazione particolarmente significativa e caratterizzata da una certa tematizzazione comune.
Quando tale contesto si realizza, gli individui producono, ciascheduno in se stesso e l’uno verso l’altro, una interazione trasformativa e coerente finendo per sviluppare una UNITA’ DI ORDINE SUPERIORE "spiritualmente omogenea" e sinergica.
Ma ciò ci permette di individuare questa "entità omogenea" nei confronti del resto dell’universo e di considerarla a tutti gli effetti come una "singolarità sovraindividuale" fornita a sua volta di una sorta di supercoscienza in grado, anche in questo caso, di integrare e mettere in relazione il suo mondo interno (la coralitá degli individui che la costituiscono) col resto del mondo a lei esterno.
Naturalmente queste nuove entità potranno produrre raggruppamenti di ordine sempre superiore, in un processo di coscientizzazione crescente in grado di coinvolgere alla fine l’intero universo.
Da questo modello consegue che il lavoro che l’individuo può compiere su stesso (attraverso l’analisi e la riflessione) è solo il primo gradino di questo processo. Esso rappresenta un "momento tattico", necessario, ma non sufficiente se si esaurisce senza che i risultati vengano mediati da un contesto sociale "strategicamente sensibilizzato" alle sue stesse problematiche ed intenzionato ad operare su se stesso in simmetrica corrispondenza all’agire del singolo.
Entrambi, individuo e gruppo devono condividere identica finalità trasformativa.
Il gruppo GEA nasce come un laboratorio che riproduca in sè concretamente l’aspetto ibrido e "contaminante" della vita. Riunisce in sè individui che già sono in analisi con altri che si avvicinano al mondo dell’inconscio per la prima volta.
Questa mescolanza risulta utile ad entrambe le categorie. Ai primi permette, tra l’altro, di verificare la capacità di disappropriarsi delle loro vicende e della conoscenza psicoanalitica acquisita, ponendola al servizio di tutti, in un esercizio finalizzato a "mortificare" le tendenze arronganti e aristocratiche dell’Ego. Ai secondi permette, tra l’altro, di verificare la loro capacità di arricchirsi del lavoro già svolto dai primi, in un esercizio che tenda a mortificare la competizione egoica. Cimentarsi in questi esercizi significa cimentarsi immediatamente dunque con alcune zone della propria Ombra personale.
Il metodo da noi elaborato, mira a condurre il gruppo stesso, inteso come Soggetto Sovraindividuale, attraverso tre modi fondamentali di "fare esperienza":1) il modo squisitamente psicoanalitico che prevede una fase "amniotico-infantile" di ricorso a giochi ed esercizi prima di lasciare il campo alla fase più adulta contrassegnata dalla parola (analisi dei sogni e dei vissuti, elaborazioni delle vicende ecc.);
2) il modo "teorico" che tende a nutrire la coscienza permettendole di confrontarsi con concetti tematizzanti;
3) il modo del "silenzio interiore" che prevede il ricorso ad esercizi atti a ottimizzare la percezione interiore della propria Presenza individuale e collettiva.
Questi tre momenti sono rappresentativi del mondo psicologico e delle sue funzioni fondamentali che, per comodità, possiamo ricondurre alla coppia Eros-Logos.
Lo scopo del primo momento, quello squisitamente psicoanalitico, è quello di indurre nel Gruppo GEA l'abbandono all’Eros (il suo affidamento, il suo Femminile) sicchè, come nel mito, Psiche venga mossa da Eros. E’ il modo in cui si cerca di dare ascolto ai sogni che, spesso nella prima fase di vita del gruppo, suggeriscono di far cadere le difese egoiche per favorire l’incontro col proprio limite, con la propria Ombra. E’ anche il luogo in cui, grazie alla disponibilità che la coscienza impara ad accordare all’inconscio, e grazie alla disponibilità della coscienza a "patire", si fanno strada consapevolezze che aprono a mondi davvero nuovi.
Il secondo momento, quello teorico, coincide con conversazioni tematizzate in cui si affrontano coralmente argomenti psicoanalitici e filosofici fondamentali.
E' il mezzo, attraverso il quale i componenti allenano il proprio Io individuale (e in ultima analisi, quello del gruppo stesso) alla elaborazione concettuale ("psico-digestione"). Esso rappresenta il momento maschile del gruppo, il momento del Logos e del suo "agire".
E se anche sappiamo che il momento femminile e quello maschile sono sempre congiunti e comprensenti, essi, inizialmente, nel gruppo GEA, vengono rappresentati separatamente, e cioè in incontri distinti, in quanto normalmente vengono vissuti dalla coscienza corrente come principi separati.
Inizialmente viene drammatizzata questa "mancanza", questa dicotomia tra il Maschile e il Femminile, l’Eros e il Logos, la Coscienza e l’Inconscio: tutti nomi di una realtà sempre comprensente e che viene forzatamente separata, per acuire lo stato di rimozione nevrotica tipico di questa prima fase. Acuendolo nella rappresentazione, tale stato diviene più visibile alla coscienza.
Il terzo momento, quello dedicato alla percezione del silenzio e del vuoto interiori, si realizza in incontri specifici e separati dagli altri per gli stessi motivi sopra citati. E' il momento più difficile da descrivere, è il momento per "Essere" e basta, al di là di ogni contenuto. Spesso noi assolutizziamo solo quella realtà che ci è più familiare, quella in cui consumiamo la quasi totalità dei nostri giorni, quella in cui invecchiamo, diveniamo, manchiamo sempre di qualche cosa. In questo esercizio ci si proietta in un’altra realtà. Poichè noi non siamo solo Tempo, Divenire e Mancanza, è semplicemente necessario, per essere più liberi, render conto di questa altra nostra esistenza: l’Essere appunto.
Come abbiamo visto ciascuno dei tre momenti descritti viene proposto inizialmente in maniera separata. Ma ciò allo scopo, dopo un periodo di opportuna maturazione, di recuperarli e restituirli, in una "nuova integrità", ad una "nuova coscienza".
Anni fa, quando abbiamo cominciato a realizzare i primi gruppi GEA, li avevamo proposti , un po' subdolamente, come occasione di approccio morbido alle tematiche dell'inconscio, quindi travestiti da "scorciatoia" destinata a coloro che risultassero prevenuti verso l'ambiente analitico. Ciononostante si mostrarono subito in grado di mobilitare le energie interiori dei partecipanti e produrre, in tempi relativamente brevi, notevoli trasformazioni nei singoli soggetti e nel gruppo.
Da allora il lavoro dei gruppi ha sempre prodotto un surplus d’energia sia come conoscenza acquisita che come ulteriore tensione conoscitiva ; ma tale energia non si è mai fermata "stagnante" in nessun soggetto particolare, essa ha sempre continuato ad arricchire il patrimonio collettivo di GEA ! Vorrei sottolineare che per GEA non intendendiamo la nostra Associazione, non i singoli soci, non le attività psicoanalitiche, non quelle culturali, non quelle ri-creative, non le elaborazioni teoriche, non i vissuti o i sogni di ciascuno ma tutto questo insieme . Ci riferiamo a quel QUALCOSA che sta tra di noi ma che ci trascende. Ci riferiamo a quella sorta di "Singolarità- che- ci -riassume", che noi stiamo vivendo sul nascere! Tornando ai gruppi GEA, il lavoro che è stato svolto in questi anni, ha permesso una riduzione se non un annullamento totale dei "riti dell’infanzia". Come se il periodo "d’infanzia" dei primi gruppi avesse permesso ai successivi di partire immediatamente in una condizione di maturità superiore.
Ciò non significa che con i nuovi gruppi noi non si "giochi" più o non vengano più proposti esercizi psicologici. Anche perchè spesso sono semplicemente piacevoli. Prendiamo atto però, e ci ripetiamo volentieri, di una velocizzazione che un "principio", indipendente dai nostri programmi egoici e dalle nostre analisi coscienti , pare indurre nel processo di conoscenza che a GEA si cerca di portare avanti.
Ed è così evidente la cosa, almeno ai nostri occhi, che anche altre attività formalmente non psicoanalitiche, quali per esempio, i Corsi Trimestrali per i Genitori ed Educatori, nonchè quelli per i "Nonni", hanno risentito del benefico "effetto-GEA".
Sette anni fa GEA, la sperimentazione di un Gruppo Educativo Autocentrato, era solo un vago progetto nella nostra testa.
Oggi siamo noi stessi stupiti. E piacevolmente storditi osserviamo la mitica chiave d'oro mentre aiuta i nostri compagni ad aprire i loro scrigni, innumerevoli, ma sempre partecipi dello stesso Unico Scrigno, contenente tutte le lettere per comporre, ciascuno a modo suo, gli innumerevoli nomi di Dio.
Ada Cortese
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