Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1993 Pag. 10° Ada Cortese

Ada Cortese

 ATTIVITA' 

STORIE AI CONFINI DELLA REALTÀ

I miti e le loro rappresentazioni

Il mito è la prima parola che l’Essere ha trovato per raccontar se stesso a se stesso attraverso l’uomo. Esso è dunque anche il primo dirsi della psiche umana.
Non a caso, parallelamente al progressivo emergere della coscienza e dei suoi interrogativi, i primi miti si occuparono di cosmogonie, teogonie e antropogonie ( storie sulle origini del mondo, degli dèi e dell’uomo).
L’uomo, proiettando su ciò di cui parlava, la sua psiche, ha parlato sempre del viaggio dello psichismo in lui. E lo psichismo sviluppò coscienza nell’uomo quando egli seppe percepirsi altro dal mondo, quando diede il via al sistema antinomico di conoscenza basato sulla distinzione soggetto-oggetto, io-resto del mondo.
Ciò spiega perchè i primi miti, quelli cosmogonici, pur con tutte le varianti esistenti nel mondo, portano in sè come nucleo comune e costante il racconto della separazione (tra cielo e terra, tra acque "salate" ed "acque dolci", ecc.) . E’ con una separazione che nasce l’ordine cosmico, lo spazio-tempo, gli opposti che annullano l’indifferenziazione originaria.
Il mito è un viaggio nell’incredibile, nell’invisibile, nello straordinario, un viaggio che inizia ai "confini della realtà", là dove la coscienza abbandona i gestibili mondi della paura per affrontare il mare aperto dell'angoscia e rappresenta un mezzo per esorcizzare quest'ultima attraverso la condivisione collettiva e la rappresentazione catartica.
Esso porta in sè due aspetti contraddittori: il desiderio di ripristinare la condizione quieta dell’Origine (il lato conservatore del mito, psicoanaliticamente la seduzione di Thanatos, dell’Eden) e l’anelito altrettanto incalzante di superare, con l’avventura eroica, la stessa condizione raggiunta (il lato rivoluzionario e trasgressivo del mito, psicoanaliticamente la seduzione di Eros, il ciclo dell’Eroe).
L’uomo d’oggi rispetto alla mitologia, assume due fondamentali atteggiamenti: o tende a valorizzarli oltre misura, in qualche modo perdendo di vista il percorso che nel frattempo la coscienza ha svolto con i nuovi strumenti di comprensione, primo fra tutti il "logos", o tende a negarne totalmente il valore considerandoli lingue morte, storie anacronistiche incapaci di di-re ancora qualcosa all’uomo.
Noi pensiamo che se, da un lato, l'uomo si è allontanato dal mondo dei miti arcaici avendo conquistato nuovi domini coscienziali nei territori della scienza e della filosofia (nuovi miti?), dall'altro lato egli subisce ancora quel mondo che, rimosso ormai dalla coscienza, continua a vivere nell'inconscio.
L'umanità è capace potenzialmente di una diversa e più evoluta coscienza che tanti secoli passati per lei hanno preparato.
L’uomo ha sviluppato modi più consapevolmente simbolici di raccontare il mondo e l’Essere fino a poter sperimentare in se stesso la ritrovata e cosciente unità di quegli opposti da cui ebbe inizio il "mondo". Ma non riesce ancora, a nostro avviso, a trasformare la "potenza" in "atto" . La fondamentale novità concreta non emerge.
Il passato (rimosso) si procrastina nel presente forse per indurre quest’ultimo al suo compito. E allora anche il mito, come struttura mentale e come linguaggio, continua a restar vivo in noi, nei nostri sistemi di credenze collettive, nei nostri comportamenti, nei nostri sogni...tentando di restituirci alla responsabilità di un maggior lavoro coscienziale.
Proprio per la vitalità che il mito ancora manifesta e per l’interesse che esso ancora suscita, abbiamo organizzato un seminario a cadenza mensile sui miti che partirà questo inverno e che sarà condotto dalla professoressa Carla Pezzani, psicoanalista jun-ghiana e già professore associato di Psicopatologia Generale dell'Età Evolutiva della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma.

Ada Cortese


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