Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 02° | N° 05 |
| Settembre 1993 | Pag. 12° | Nicola Belotti |
ATTUALITA' PRIMA E DOPO LA CURA
Lettera di un Capo Indiano al Presidente degli Stati Uniti
del secolo scorsoIl Grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che egli desidera acquistare la nostra terra.
Come si può comprare o vendere il cielo? Il colore della terra? La cosa ci sembra strana.
Noi non siamo proprietari della purezza dell'aria o dello scintillio delle acque.
Come si può comprare tutto questo da noi? Ogni angolo di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni bruma dei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nell'esperienza del mio popolo.
Noi sappiamo che l'uomo bianco non capisce i nostri motivi. Una porzione di terra per lui è uguale a qualsiasi altra, perchè egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualsiasi cosa di cui abbia bisogno.
La terra non è sua sorella ma la sua nemica, e quando egli l'ha conquistata l'abbandona. Egli lascia la tomba di suo padre, e il luogo ove i suoi figli sono nati viene dimenticata.
Non ci sono posti quieti nelle città dell'uomo bianco. Nessun posto dove sentire lo stormire delle foglie primaverili o il frusciare delle ali degli insetti.
Ma forse io sono un selvaggio e non capisco, il chiacchierarne sembra insultar le orecchie.
Ma che senso ha la vita se un uomo non può sentire il piacevole gridare del succiacapre o il gracidare della rana di notte intorno allo stagno? I bianchi pure passeranno, forse più presto di altre tribù.
Continuate a contaminare il letto ove vivete e una notte, quando i bufali saranno stati tutti massacrati, i cavalli selvaggi tutti domati, i più segreti angoli della foresta saranno appesantiti dal lezzo di molti uomini e i panorami delle fertili colline sfigurate dalle linee dei fili che portano parole, soffocherete nei vostri rifiuti.
Dove sarà la selva? Sparita.
Dove sarà l'aquila? Sparita.
Che senso avrà dire addio al rondone e alle cacce, se non la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza? Capo Sealth Dalla Tribù Duwanish a Washington (in una lettera inviata al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pierse nel 1855).
Relazione sullo Smaltimento dei Rifiuti
di uno specialista dei giorni nostriOgni attività produttiva umana genera uno scarto che, in qualche modo, interagisce con l'ambiente circostante. Ogni essere umano è pertanto un produttore di rifiuti.
Prima dell'avvento della società industriale l'agricoltore sapeva bene, e lo sa tuttora, che gli scarti agricoli e del bestiame possono essere riciclati come concime.; ma dopo l'introduzione delle macchine e lo sviluppo della chimica, la produzione dei rifiuti ha subìto un incremento esponenziale.
Il '900 non a caso, oltre che il secolo del grande sviluppo tecnologico, è anche il secolo nel quale l'uomo ha cominciato a occuparsi, e a preoccuparsi dell'impatto con l'ambiente che lo circonda e delle possibili ripercussioni sulla salute che ciò provoca.
Ecologia è ormai un termine di uso comune, anche se come molte altre parole, resta spesso un concetto astratto e demandato all'attenzione delle autorità preposte mentre invece riguarda soprattutto ognuno di noi.
Parlare di rifiuti urbani ed industriali è ancora oggi un discorso lontano dalla nostra emotività e dalla nostra sensibilità quotidiana.
Il materiale abbandonato è comunque un rifiuto ma noi sistematicamente evitiamo di considerarlo tale. Semplicemente, non esiste più per noi e non ci importa più di quello che succede dopo; rimuoviamo così il problema che il suo smaltimento comporta e le conseguenti implicazioni ambientali.
La legge che regola il trattamento dei rifiuti solidi è piuttosto recente ed ha creato un certo ordine anche se l'attività di smaltimento avviene ancora prevalentemente in modo indiscriminato.
I rifiuti industriali possono avere a seconda del livello di pericolosità destinazione diversa: si va dal trattamento per ridurre la concentrazione degli agenti inquinanti allo stoccaggio per successivo smaltimento oppure al conferimento diretto in discarica di categoria compatibile con la classificazione del rifiuto stesso. Esistono anche casi, purtroppo sporadici, nei quali si riesce a recuperare il materiale attraverso un suo riutilizzo in altre lavorazioni industriali.
Per i rifiuti urbani il discorso non è diverso: il quantitativo al giorno d'oggi è tale da risultare un vero problema non solo per l'amministrazione locale ma per tutta la comunità.
Infatti in Italia il 95% della massa raccolta viene smaltita in discarica a cielo aperto e solo il 5% viene incenerito o recuperato in modo alternativo.
Questo crea un inevitabile intasamento degli spazi disponibili rendendo critico e problematico lo smaltimento nel prossimo futuro.
Gli spazi destinati a discariche si esauriscono o scarseggiano sempre di più, la popolazione si oppone alla creazione di nuove discariche e le soluzioni alternative sono ancora a livello sperimentale.
I cassonetti di noi "persone civili" raccolgono tutto quanto vogliamo non ci appartenga più nè siamo interessati, ovviamente, a sapere che fine faccia. Amiamo pensare che esso magicamente svanisca nel nulla o che generi problemi lontani e che non ci riguardano. Ma siccome nulla si crea e nulla si distrugge, in qualche modo il rifiuto "rifiutato" ritorna fisiologicamente all'ignavo mittente attraverso le falde acquifere, le culture inquinate , ecc.
Se qualcosa non cambia (e in breve tempo) nel rapporto di OGNUNO di noi con i propri rifiuti, fra non molto rischieremo di rimanere letteralmente sommersi dal "blob" del nostro rimosso.
Nicola Belotti
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