Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1993 Pag. 14° Nicola Belotti
 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

CONFESSIONI DI UN MANAGER PENTITO

di Nicola Belotti

Sono un pentito.
Non ho colpe da codice penale nè rammarichi del calibro di quelli manifestati negli ultimi anni da corrotti, mafiosi ed altri....io sono un manager pentito. Pentirsi non è poi così automatico perchè il non farlo non mi comporterebbe alcuna riprovazione tranne...la mia.
Ho lavorato finora, come milioni di altre persone nel mondo, per fornire una prestazione adeguata ed ottenere una adeguata (non sempre) retribuzione: lavorare per costruire, per creare qualche cosa che possa continuare ad essere nel tempo e per questo gestirne il profitto ricavato.
Fin qui nulla di male, si dirà, il mio problema nasce sul COME: come agire per portare il profitto alla mia organizzazione e permetterle di crescere.
I modi, si sa, non sono sempre del tutto trasparenti ma pur restando in un ambito "legale" quello che proprio non va è la vera motivazione che spinge alla carriera, al rovinare la propria vita e quella degli altri in cambio del vero valore ricercato: il potere.
Potere che si nasconde dietro gli apparenti stimoli a dare di più all’azienda o a farlo credere, avere più denaro per vivere ma in realtà per comprare ulteriori strumenti di potere, l’auto, il cellulare, il Rolex d’oro, fare carriera per ottenere riconoscimento dagli altri.
E questo potere si esercita sempre attraverso la violenza di tutti i giorni, attraverso l’aggressività costante nei rapporti umani, dove l’altro non è un interlocutore ma una vittima e tanto più soccombe tanto più mi sento gratificato, rapporto in cui le donne, nonostante tanti bei discorsi, sono ancora soggette alla violenza delle stesse parole, chiamate sempre per nome e costrette a chiamare l’uomo con il titolo che a volte nemmeno gli spetta; rapporti in cui ogni incontro sfocia spesso e volentieri in uno scontro dal quale nessuno esce mai veramente vincitore.
Mi pento di tutto questo, di averci convissuto e di averne fatto parte, di avere scordato che non esiste altro senso che esserci , fino in fondo, oltre ogni ambizione e che posso essere manager solo se sono anche manager di me stesso, se l’energia che ho dentro la utilizzo tutta per cambiare dentro e mi pento d'aver scordato che il mondo cambia se comincio a cambiare anch’io.
Il lavoro è un mezzo per costruire e non per cercare soddisfazione alle proprie ombre ed il mio atteggiamento nei confronti della attività che svolgo è il primo requisito indispensabile alla soddisfazione che ne ricaverò.
Non serve scappare, quello che conta è provare a modificare lo stato delle cose. Idealista? Molte piccole e grandi rivoluzioni sono scaturite da un sogno ed i sogni a volte sono più forti della realtà.
Forse fra dieci anni, magari su queste stesse pagine, potrò raccontare questa "carriera": forse con meno soldi, con meno potere, con meno successo ma con un pizzico di felicità in più.

Nicola Belotti


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