Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 1994 Pag. 13° Nicola Belotti
 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

PAURA DI AVER PAURA

di Nicola Belotti

Nessuno al mondo, almeno una volta nella vita, riesce a sottrarsi ad una emozione molto particolare: la paura. Mi sono sempre posto questo problema tutte le volte che ho dovuto sostenere un esame, un incontro coinvolgente e tutte quelle situazioni cariche di ansia: paura di non farcela, di non essere all’altezza, di non poter dimostrare qualche cosa all’altro.
Ho invidiato spesso le persone apparentemente sicure di sè, fredde, distaccate, e ho provato anche ad usare quei palliativi auto-pseudo-psico-terapeutici che si leggono a volte su qualche rivista: il risultato non è stato dei migliori soprattutto perchè non basta la facciata di un atteggiamento tranquillo per annullare il senso di smarrimento che la paura genera, la stretta allo stomaco, avvertire l’impotenza di fronte ad una situazione che ci sembra troppo grande per essere gestita.
Crescere fa paura ma crescere, in parte, aiuta a vincerla nel momento in cui l’esperienza porta a vedere le cose in modo più ragionato e forse meno istintivo; è però vero che crescendo si è portati ad abbandonare i sogni ad occhi aperti che in gioventù portano ad inevitabili delusioni (per fortuna non è sempre detto) per la paura di soffrire ancora e questo in fondo non è un gran risultato perchè non è giusto fare a meno dei sogni.
Il mio lavoro analitico, d’altronde, mi ha permesso di vedere più a fondo anche la mia paura e provare ad affrontarla con più determinazione ma mi ha anche spinto a ragionare sulle conseguenze.
Non è certo facile o immediato leggere le proprie emozioni e tradurle in una reale voglia di cambiare le cose per se stessi; non è sempre facile sottrarsi alle leggi non scritte della società che l’educazione familiare, religiosa e scolastica in qualche modo ci trasmettono; non è sempre mancanza di coraggio e non è sempre giustificato decidere controcor-rente o in modo tale da cambiare direzione ad un certo corso della nostra storia ma credo sia importante, estremamente importante, soffermarsi sulla posta in gioco: noi stessi.
Abbiamo una vita sola e, anche per coloro che credono nella reincarnazione, non è giusto sprecare le opportunità che la vita ci offre ogni giorno se a fermarci è la paura, che spinge nella direzione opposta a quella verso la quale tende la nostra energia vitale.
Riconoscere questa energia potente dentro di noi è un’esperienza spesso dolorosa perchè rompe quegli equilibri che in qualche modo ci lasciano nella tranquillità del giornaliero, nella stabilità dell’ordinario; cambiare è sempre uno sforzo perchè vuol dire spezzare dinamiche conosciute ed affrontarne nuove e qui interviene il timore, la paura delle conseguenze.
In un film recente il protagonista, passato improvvisamente a miglior vita, si trova come tutti gli altri a sostenere una sorta di processo con pubblica accusa e avvocato difensore in merito alla vita trascorsa ed in particolare sui momenti nei quali il protagonista ha avuto paura o per paura non ha agito per il meglio: esito del processo è quindi il passaggio ad uno stato superiore; il tutto sta a significare che la paura ci impedisce di essere e di essere al meglio, di incanalare il corso della nostra vita su binari diversi da quelli che la nostra locomotiva vorrebbe percorrere. Il personaggio Fantozzi che ha avuto tanto successo riassume tutte le nostre paure, le nostre ansietà e noi, ridendo, crediamo di esorcizzare quel Fantozzi che vive dentro molti di noi.
Non si può certo eliminare del tutto la paura ma sicuramente limitarne i danni perchè non esiste alcuna ragione al mondo che possa giustificare il nostro non essere; il primo passo? Ammettere di avere paura: è un gesto di coraggio.

Nicola Belotti


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