Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1994 Pag. 11° Nicola Belotti
 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

CONFESSIONI DI UN MANAGER PENTITO

(parte seconda)

Non ci si pente mai abbastanza.
Dopo che avevo fatto tanto per averlo, nel momento in cui ho smesso di chiederlo, la società mi ha messo a disposizione un telefono cellulare; utile è utile, niente da dire, ma ho scoperto come non ci sia più tempo per me.
Nelle cosiddette pause, in auto, al semaforo o in altre situazioni il telefonino aiuta ad utilizzare al meglio il "tempo perso", permettendo di comunicare con il cliente, l’amico, l’amante; posso essere reperito dovunque e comunque, purchè il segnale sia sufficiente a mantenere la comunicazione.
E così mi sono trovato a parlare in mezzo alla strada, mentre pagavo l’autostrada, al ristorante, sul sellino della moto.
Ammetto di aver avvertito i primi tempi una sensazione di potenza, simile a quella provata la prima volta che avevo l’automobile o un altro giocattolo importante; ma mi sono anche visto da fuori e ho provato per me la stessa compassione che, magari mista anche ad un po' d’invidia, provavo nel vedere gli altri parlare dentro un coso con l’antennina.
E ho scoperto la pace nello spegnerlo, sapendo che in quel momento potevo veramente e finalmente stare solo con i miei pensieri (forse proprio per la paura di esserlo si riempiono tutti i minuti o secondi di apparente ozio).
Non ci si pente mai abbastanza, dicevo.
Nel mio lavoro, come in quelli che facevo precedentemente, mi trovo praticamente sempre a che fare con quella che io chiamo "la legge dei sodomiti": te lo metto in quel posto e devo stare attento che tu non faccia altrettanto con me.
La correttezza rimane una parola abusata e svuotata di ogni valore: non conta il risultato globale, conta che stavolta ti ho fregato, magari rimangiandomi la parola data o agendo diversamente da quanto concordato, perchè non sei dalla mia parte o non mi assecondi come voglio io, oppure ancora per ottenere qualche lira sottobanco con la quale non risolvo certo i miei problemi economici per la vita (questo vale solo per poche persone ma, visto che tutto è relativo, il miliardo che per me basterebbe per vivere bene è poco per chi è abituato diversamente).
Sono i valori che sono differenti, se si inseguono il potere o il denaro ogni mezzo sarà lecito per ottenere lo scopo.
E poi è sorprendente vedere che la persona è vista, valutata, utilizzata non per quello che è, ma per "quanto" è: quanto si presenta bene, quanto guadagna, quanto produce per l’azienda, quanto si vende bene indipendentemente dalla qualità del lavoro che fa (sempre è stato e sempre sarà che non è sufficiente fare bene una cosa: la cosa più importante è vendersela bene).
Noi diventiamo per la società solo un qualcosa che può servire o non servire: avere per essere o essere per avere, questo è il "dilemma".
A volte mi viene rabbia a pensare che se metà dell’energia che sprechiamo ogni giorno per far vivere le nostre ombre a danno degli altri o per difendercene la utilizzassimo per creare, costruire, vivere per noi stessi, sarebbe già un paradiso (o no? ).
Non ci si pentirà mai abbastanza...


Nicola Belotti


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