Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 03° | N° 10 |
| Dicembre 1994 | Pag. 10° | Ada Cortese |

RECENSIONI SEGNI E SOGNI DEL PROFONDO
Le opere di Liliana Bastia sono davvero sogni, spesso incubi, a volte succubi, tutti d'una forza straordinaria.
Le sue incisioni (acqueforti e acquetinte) le sue formelle di terracotta e i suoi piccoli bronzi comunicano forti emozioni e rigorosi concetti.
Ciò che giunge all'osservatore attento è la ricerca serrata, a volte disperata ma sempre "virile", per usare un termine che il critico Dario Ferin ha per lei coniato e che trovo assai azzeccato, sempre forte avanti agli enigmi della vita. Colpisce di quest'artista il suo segno graffiante, determinato, deciso che svela uno spirito in ricerca mai catturato a decadenti e facili armonizzazioni. Evidente è la sua spasmodica e ripetuta Domanda, la sua presenza e la sua capacità di reggere la visione dei più profondi abissi.
L. Bastia utilizza spesso il motivo mitologico, scava nelle profondità archetipiche dell'inconscio ma non vampirizza il passato. Ella si fa condurre da queste antiche immagini psichiche per esprimere il turbamento attuale della coscienza e della ragione. Turbamento che è un silenzioso grido, turbamento che non si concede illusorie e consolanti risposte. Non sembra averne bisogno perché la più grande emozione e il più grande concetto che la Bastia suggerisce con la sua opera è che, comunque, la Vita nella sua essenzialità é tutta là presente: nel suo graffio, nella sua tenerezza, nella sua enorme sensualità, nella sua androginia, nella sua inafferrabile enigmaticità.
La Bastia sembra testimoniare l'anomalo eroismo del nostro tempo: l'eroismo anonimo che ci vede, solitari e tutti insieme ad affrontare ciascuno in sè le multiformi facce dell'inconscio, fonte delle nostre angosce e della nostra più intima presenza.
Scrive di lei Dario Ferin: "Guardando e riguardando l'affiorare spietato e scompigliato del bianco nei suoi scenari sul filo dell'abisso, si avverte che la Bastia si strugge e consuma il proprio 'grido' con un occhio critico fuso nella metamorfosi dei sogni, di una figurazione del profondo che insiste sulle onde del desiderio e della paura". Ecco, proprio la vocazione della Bastia ad essere "operaia dell'inconscio", sveglissima "produttrice di sogni" anche paurosi è ciò che la svela compagna di viaggio di tutti coloro che non si ritraggono avanti al richiamo dell'inconscio e dei suoi tesori.
D'altro canto, è destino di ogni artista quello di farsi, forse suo malgrado, paladino e psicopompo tra il tempestoso mare degli archetipi e la quotidianità delle bollette da pagare.
Compiendo un ipotetico salto in un futuro prossimo, si può pensare che l'immagine, di cui peraltro - come ben insegna Jung - è in gran parte occupato il nostro inconscio, possa essere sostituita dal pensiero puro e da simbolici tratti essenziali. Si può cioè immaginare (scusate il bisticcio) che se la vita dell'uomo sarà vieppiù liberata dai carichi dei riti fiscali quotidiani grazie alla robotica e alla moderna tecnologia, se essa sarà educata anche a vivere le relazioni in forma sempre più intersoggettiva, se verrà educata a pensare non la materia soltanto ma il pensiero stesso, il mondo inconscio potrà essere abitato, più di quanto non abbia potuto fin qua, da immagini essenziali ed il pensiero stesso potrà avvicinarsi, in certo qual modo, alla purezza del pensiero matematico.
Immagini certo ma sempre meno concretistiche. Immagini del pensiero stesso. Non più immagini sui pensati.
E ciò sarà possibile nella misura in cui l'uomo saprà spostare la certezza del proprio esserci dalla staticità oggettualizzante al dinamismo costante della conoscenza. E l'arte della Bastia nella sua essenzialità, nelle sue linee nervose e insofferenti al tempo, nel suo desiderio di travalicare la prigione del lato banale dell'esistenza, manifesta proprio questo desiderio di andare, correre, ruotare. I suoi quadri sono movimento. I suoi quadri sono interiorità esposta senza falso pudore. La sua arte è davvero nuda e preziosa in questo senso perché non permette all'occhio di adagiarsi in ciò che vede. Le sue incisioni sono un appassionato urlo di risveglio.
Da tempo questa artista e la nostra associazione coltivano il comune progetto di unire, almeno in un incontro, la parola e l'immagine per favorire la sinergia tra queste "due facce di Giano" in modo che ciascuna delle due metafore in questione (altro non sono i vari linguaggi dell'Essere: dall'arte alla filosofia, dalla scienza alla psicoanalisi) sappia d'essere ponte tra segno e sogno, tra segno e simbolo, tra il dicibile e l'indicibile. Sarà magnifico, sono sicura.
Liliana Bastia é nata nel 1941 a Genova, dove vive e lavora.
Ha studiato all'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e dall'Accademia Raffaello di Urbino.
Fa parte dell'Associazione Incisori Liguri.
Stampa personalmente con il proprio torchio le opere calcografiche: acqueforti, acquetinte e puntesecche.
Ha esposto in personali e ha partecipato a varie rassegne degl'incisori Liguri. Non si può qui riassumere il suo percorso artistico senza farle torto.
Notizie sul suo lavoro in vari testi tra cui: "Dizionario degli Artisti Liguri" di G. Beringhieri, ed. De Ferrari, "Annuario della grafica in Italia" ed. Mondadori.
Ada Cortese
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