Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
Via Palestro 19/8 - 16122 Genova - Tel. 010-888822 Cell 3395407999
| Home | Anno 03° | N° 10 |
| Dicembre 1994 | Pag. 11° | Umberto Caruzzo |
STREAM OF CONSCIOUSNESS FONTI DI MAGAZZINO
"A questo punto smetti dice l'ombra"Smetti che cosa? Di attribuirle compiti e responsabilità che invece a lei non competono ma solo a noi. E noi chi siamo? Riducendo all'osso la questione: luce e ombra. Ora affinché tutto sia luce, l'ombra ha da essere del tutto e per sempre smascherata.
Forse non è ancora universalmente riconosciuto e accolto il dato che,. in ogni momento, una parte di noi-oscura-giochi una sua partita a nostra insaputa.
Che dice ora quest'altro giocatore? "T'ho ingannato ma ora dico a questo punto smetti il tuo peggio e il tuo meglio non t'appartengono e per quello che avrai puoi fare a meno di un'ombra.
A questo punto guarda coi tuoi occhi e anche senz'occhi" Sembrerebbe, se la realtà fosse quella descritta, di trovarci di fronte ad un leale giocatore che si attiene o stabilisce regole chiare.
Niente più trucchi: è addirittura generoso perché a noi richiede uno sforzo: "A questo punto smetti, strappati dal mio fiato e cammina nel cielo come un razzo".
E' uno strappo quello che ci vuole.
E nulla mai può accadere di nuovo senza una lacerazione. Il nuovo, se è tale, non ammette compromessi col preesistente giusto? E in genere è il dolore, il malessere ad essere portatore di cambiamento nel senso che ci spinge a capire, a sapere per, se non altro, non soffrire più.
Soltanto che spesso si tende ad attribuire all'esterno le cause principali di tutti i nostri mali. Ed é questo il connotato più autentico dell'ombra. Metaforicamente si potrebbe dire che ci fa sempre sbagliare mira: indirizzando la nostra arma verso un nemico fuori invece di tenere sotto tiro il giocatore-in-ombra.
Qui è in gioco la posta più di tutto elevata e cioé la possibilità di essere un tutt'uno con noi. Si tratta senza dubbio di un processo lungo che, per la sua stessa natura, non ha mai fine. Come è possibile infatti arrivare a dire "Ecco adesso sono io"? Non ha senso: anche perché ogni volta che tentiamo una definizione le parole ci mancano (a meno di non voler far ricorso a formule già confezionate di tipo politico religioso o altro).
Si può però forse ritenere utile, il tentativo di portare alla luce ciò che invece vorrebbe restare per sempre nell'oscurità. Ciò che resta in ombra tende ad andare a fondo, nel profondo, nell'inconscio. Dobbiamo farcene carico. Non lasciare che giochi la sua partita magari contro di noi.
Tempo fa fui portato a disprezzare il materiale ("Fondi di magazzino") che, costituendo a mio avviso la parte di me più brutta e pericolosa, andava a tutti i costi smascherato e messo in piazza perché ognuno potesse vederlo. Mi smentisco, o meglio rettifico il tiro perché, è vero che ho realmente pensato quanto scritto sopra, mentre credo che l'operazione vada fatta con molta più cautela e dentro di noi.
Prendiamo coscienza del nostro "essere vasto diverso e insieme fisso" come è il mare che ci viene descritto da Montale in "Ossi si seppia". E' necessario. Per evitare - come fa il mare solamente - di "svuotarmi così d'ogni lordura/come fai tu che sbatti sulle sponde/tra sugheri alghe asterie le inutili macerie del tuo abisso".Bibliografia: E. Montale "A questo punto" Diario del 1971.
Umberto Caruzzo
Tutti i diritti sui testi qui consultabili
sono di esclusiva proprieta' dell'Associazione G.E.A. e dei rispettivi Autori.
Per qualsiasi utilizzo, anche non commerciale,
si prega prima di contattarci:Associazione GEA
GENOVA - Via Palestro 19/8 - Tel. 339 5407999