Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Marzo 1995 | Pag. 2° | Ada Cortese |

EDITORIALE LACRIME E SANGUE
Il secolo dell'efficienza, della magnificenza e della deficienza
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Dai gas della prima guerra mondiale alle "atomiche" di Hiroshima e Nagasaki, dalle armi batteriologiche alle bombe di neutroni, l’uomo tecnologico di questo secolo ha battuto ogni record di efficienza omicida, vantando circa cento milioni di persone uccise nelle varie guerre più o meno mondiali.
E mentre i signori della guerra sono impegnati nelle loro performances, le madonne di gesso si mettono a piangere. E versano lacrime di sangue.
Non ci interessa in questa sede riflettere sulla natura più o meno truffaldina del fenomeno, quanto di cogliere il bisogno psicologico collettivo che tale fenomeno, inteso simbolicamente, cerca di soddisfare. E’ indubbiamente una figura femminile colei che è vista piangere queste lacrime ed il gesto di piangere porta con sè un contenuto di dolore ma non d’impotenza. Le lacrime di sangue manifestano soprattutto disapprovazione e rimprovero, e sembrano voler mobilitare la libido per indurla a sottrarsi dalla spirale cruenta a cui la costringe la logica della contrapposizione.
Pare che nell’inconscio collettivo si sia attivato quello che Jung chiama "archetipo della Grande Madre" simbolo della Vita, dell’accoglienza e dell’amore.
Con chiarezza evidente anche ai più semplici, l’ordinamento umano regolato dal puro principio maschile (l’ordine del segno e della non contraddizione) sta andando in disgregazione e la magnificenza delle creazioni umane rischia d’essere seppellita insieme al suo creatore, che stavolta non è più un dio ma l’uomo stesso. La legge ha perso lo spirito sicchè non sa preservare nulla, nè la dignità dell’uomo e del suo lavoro, nè i suoi prodotti, nè la natura. La legge ha perso il riferimento che la giustifichi. Vive di vita autonoma e meccanica e, in quanto priva di concetto vivente, non convince più nessuno nè sa rigenerarsi adeguatamente.
L’uomo vive la sua più completa follia, sempre più sommerso da frantumati e finiti principi che non sono in grado di rispondere al suo bisogno fondamentale: l’ insopprimibile anelito all’unità. Lo cerca, sì, teoricamente, nelle sue scienze pure. Lo nega nell’attualità della sua vita.
Scissione sempre e indi-stricabili paradossalità. Ci si lamenta dell’inquinamento crescente ma si gioisce, sullo stesso foglio di giornale, per la ripresa produttiva dell’industria automobilistica...
Come il cavaliere inesistente di Calvino, l’uomo continua a far la guerra alla parte negata di se stesso, a quell’ "Inconscio-Altro" che l’immagine della Madonna che piange ben rappresenta.
Nella sua ricerca disperata di ragione e di scienza l’uomo ha perso la sua anima e quella del mondo. Per disfarsi di ogni religione, ne ha abbracciata un’altra: il materialismo esanime, ed ha negato i suoi più profondi bisogni di spiritualità che, non per questo, cessano di esistere: "potremmo dire che forse uno dei caratteri unificanti degli attuali eventi trasformativi, determinato dal crollo di tutte le presunzioni metafisiche, sistematiche o ideologiche, sia proprio la radicalizzazione, in ogni settore, dell’esigenza di concretezza e di incarnazione. E’ come se fossimo provocati a diventare davvero ciò che per secoli abbiamo presunto e proclamato di essere, capovolgendo finalmente gli specchi interiori che ci consentivano di proiettare fuori di noi e contro gli altri le energie che avrebbero dovuto innanzitutto trasformarci" (M.Guzzi).
La Madonna che piange è l’essere quale nostra matrice ricercata inconsciamente dagli uomini, e rappresenta il soggetto nascosto nella materia, nella carne, nella oggettualità autocosciente (donna). La Madonna piange sulla violenza maschile della guerra, degli orrori, dell’ignoranza, piange perchè "sa" della possibile fine vicina, fine dall’uomo volontariamente perseguita se volontariamente non s’impegna a trasfigurare la carne, la quotidianità, la vita, in spirito. Non ci faremo fuori per calamità naturali. Ma per quella stessa energia che, moderni Prometei, abbiamo rubato agli dei. Ci faremo fuori per incapacità di riconoscerci divini totalmente nella materia del mondo e nel nostro pensiero, ci faremo fuori per incapacità di indirizzare questa energia liberata verso un obiettivo superiore all’attuale nostro ordinamento. Ci faremo fuori per incapacità di pensiero simbolico, di contrarre tra noi ed in noi le sacre nozze, lo hieros gamos.
Ci faremo fuori perchè non accettiamo di ascoltare l’essere in noi.."Da Heidegger a Jung, da Heisenberg a Bateson - osserva M.Guzzi - le ricerche più significative di questo secolo hanno rovesciato la pretesa oggettivistica del pensiero: nè l’essere nè la psiche, nè la realtà fisica nè quella sociale sono conoscibili "oggettivamente" da un soggetto che si esili dall’ intimità coniugale che lo lega al movimento della loro stessa manifestazione e della loro mutazione perenne. Il conoscere in questa svolta dei tempi, ritrova su tutti i piani operativi, dalla fisica delle particelle subatomiche alla psicologia, il suo senso biblico di massima intimità, di relazione carnale, di unità destinale che vincola il conoscente al conosciuto".
Ada Cortese
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