Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Giugno 1995 Pag. 11° Laura Ottonello

Laura Ottonello

 SCHEDE 

L'EVOLUZIONE DELL'UOMO COME DINAMICA PENSANTE

La funzione simbolica è parte integrante del corredo genetico umano

L’uomo, come tutto il vivente, è il risultato di continue trasformazioni evolutive.
In quella che, sommariamente, si presenta come una breve rilettura della storia umana, ricordiamo che l’uomo e la scimmia derivano da un antenato comune.
Alcune decine di milioni di anni fa la linea evolutiva dei Primati si biforcava in due diramazioni, quella delle scimmie antropomorfe e quella degli ominidi, i diretti predecessori dell’uomo moderno.
Il periodo di transizione tra scimmia e uomo, secondo numerosi antropologi, corrisponde ad una fase in cui si sono verificate delle forme subumane che sono state sottoposte ad una selezione.
L’uomo "nasce", per così dire, dal suo dover adottare la stazione eretta. Tale posizione rese possibile la liberazione delle mani e lo sviluppo sempre più perfezionato della mano prensile. Indirettamente, si determinò la cognizione dello spazio.
Secondo K. Lorenz la soluzione dei problemi legati alla sopravvivenza non avvenne tramite il metodo delle prove ed errori - come nell’apprendimento strumentale - ma attraverso un più economico e meno rischioso "modello centrale dello spazio", cioè attraverso la rappresentazione astratta che avrà un ruolo fondamentale nella genesi del ragionamento complesso e dell’evoluzione.
D’altra parte è pur vero che tutto ciò che è simulazione e spazio astratto, tutto ciò che non rientra, dunque, nell’ambito del concretismo e dell’immediatezza costituisce spazio mentale e crea le premesse al simbolismo. La funzione simbolica nasce nei riti funebri che già l’uomo primitivo praticava.
Altro fattore fondamentale nell’evoluzione è quello che riguarda la diminuzione dei comportamenti istintivi e la disgiunzione tra comportamento sessuale e funzione riproduttiva, con la conseguente nascita del nucleo familiare ed il rafforzamento delle attività di gruppo.
A questa importante fase di transizione segue un’evoluzione verso attività psichiche e sociali più elevate cui corrisponde una modifica strutturale a livello cerebrale. Il cambiamento più rilevante è a carico della neocorteccia, sede della rappresentazione somatica, dell’area associativa e della funzione linguistica.
Aumentano di volume tutte quelle regioni, concentrate nel telencefalo, le cui funzioni, mediate da una accresciuta possibilità di rapporto tra il "dentro" e il "fuori" (aumento fibre sensitive e motorie) , sono alla base del complesso repertorio comportamentale e dell’evoluzione coscienziale.
Un altro elemento importante di quel mosaico vivente in divenire che costituisce l’uomo moderno è la predominanza, favorita dalla stazione eretta, dell’organo visivo, a spese dell’area olfattoria che è l’unica a regredire. Non è un caso che la memoria cosiddetta "eidetica", cioè quella legata alle immagini, sia fra le più incisive.
Il problema dell’evoluzione è stato al centro di teorie ed indagini fin dal tempo dei filosofi greci ma è soltanto nel secolo scorso che venne affrontato in termini scientifici.
Il naturalista francese L.B. Lamarck credeva nella trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti, era convinto cioè che la destrezza e i perfezionamenti acquisiti dai genitori fossero in qualche misura ereditati dai loro discendenti.
Nel 1859 Charles Darwin pubblicava il libro "L’origine della specie per opera della selezione naturale" affrontando unitariamente il tema dell’evoluzione delle specie animali e vegetali .La sua teoria si basava su 3 ordini di fattori: la variabilità biologica negli individui di una stessa specie, la selezione naturale che garantisce la sopravvivenza agli individui biologicamente più adattati, e l’evoluzione biologica in base alla possibilità di accumulare e trasmettere, da una generazione all’altra, le variazioni individuali che favoriscono la sopravvivenza.
Dalla lettura comparata delle opere dei due autori del passato, alcuni studiosi contemporanei evincono, peraltro, che Darwin stesso utilizzava anche meccanismi "lamarckiani".
Nell’edizione del 1872, che Darwin riteneva quella definitiva, l’importanza ereditaria dei caratteri acquisiti come meccanismo evolutivo è ulteriormente accentuata.
Per spiegare come le "abitudini" potessero divenire ereditarie Darwin aveva addirittura elaborato una teoria che chiamò "pangenesi", successivamente molto criticata dai neodarwiniani.
In opposizione alla teoria esposta da Lamarck, il neodarwinismo ortodosso sostiene che i caratteri acquisiti dall’esperienza non modificano i geni, veicoli del "progetto" ereditario: l’evoluzione è il risultato di mutazioni casuali del materiale genetico, conservate dalla selezione naturale. Evoluzione spiegata, dunque, come caso e necessità.
Partendo da una base biologico-evoluzionistica la sociobiologia si propone di dare un’interpretazione unificante di tutti i comportamenti sociali delle varie specie animali fino all’uomo. Essa utilizza i dati delle varie discipline che si occupano del comportamento, dalla genetica e dalla fisiologia comparata fino all’etologia. E.O. Wilson, uno dei fondatori, si distingue per l’accento che pone sui geni, che assumono il ruolo di veri "protagonisti" della nostra epopea storica.
Secondo Wilson ed altri A.A. di questa corrente l’esistenza di certi comportamenti come il conformismo, l’omosessualità, l’aggressività o l’altruismo sarebbero l’espressione di singoli geni che entrerebbero in azione in funzione della sopravvivenza. Strategie "utili" di cui il DNA si servirebbe per una sua maggior diffusione.
Gli individui, in quest’ottica, non svolgono alcuna funzione esistenziale se non quella di garantire la riproduzione dei geni! ! E’ vero che in alcune specie di animali sociali esistono dei comportamenti di massa stereotipati, ma questi sono modulati da rigidi e immutabili schemi istintuali ereditati legati al mantenimento della specie.
L’uomo preistorico si è "sollevato" anche fisicamente mettendosi in piedi; ha potuto pensare e volgere lo sguardo verso l’alto, nonostante una realtà quotidiana tanto dura e concreta, solo attraverso il simbolo.
L’uomo moderno non dovrebbe dimenticare che il fatto di essersi costituito come dinamica pensante deriva proprio da tale funzione; l’Uomo inizia il suo percorso da quei riti funebri.
Il Pensiero simbolico risulta così essere il vero promotore dell’azione umana e non è escluso che, come ipotizzano alcuni studiosi delle discipline più varie: zoologi, biologi, antropologi ed etologi, ciascun passaggio evolutivo sia avvenuto (e avvenga) nella coscienza prima ancora di avvenire nella forma.
Prospettiva "rosea" che restituisce all’uomo il valore della creatività e che legge in modo affermativo la sua storia evitando il rischio di leggerlo come un mero portatore di geni.

Bibliografia: C.Darwin "L'origine dell a specie" ed. Newton Compton ,J.Monod "Il caso e la necessità"ed , Rivista "Le scienze" aprile 95


Laura Ottonello


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