Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1995 Pag. 2° Ada Cortese

Ada Cortese

 EDITORIALE 

L’UMANITA’ FEMMINILE

...non significherà più soltanto un contrapposto al maschile.

Si sta tenendo in questi giorni a Pechino la conferenza mondiale delle donne. Ottima occasione per riparlare e riflettere sul valore storico e simbolico che il lavoro delle donne rappresenta. Il rapporto dell’ONU circa la maggiore fatica delle donne non credo abbia colto nessuno di sorpresa ma è egualmente meritevole che il mondo del potere ufficiale, il mondo dei "maschi", abbia trovato il coraggio di dire a chiare lettere che esso esiste ed è tuttora rigoglioso ed in buona salute grazie al maggior lavoro (e sottopagato) delle donne.
Pare poi che le donne italiane in questo ruolo di assistenti abnegate siano al primo posto. E’ anche di questi giorni la dichiarazione del Papa sulla necessità di rendere effettivo e non formale il riconoscimento alle donne dei pari diritti e dignità con l’uomo.
Vogliamo stavolta prendere spunto da questi eventi per celebrare anche noi l’immenso valore evolutivo, educativo, etico, celato, eppur vitale, nel continuo processo trasformativo portato avanti dalla donna.
Stiamo parlando di donne al lavoro, dunque di soggetti che incidono nel mondo instillando in esso, attimo dopo attimo, un nuovo modo di portare con sè la coscienza.
E lo sanno fare in tanti modi: materialmente e spiritualmente. E’ difficile che una donna "evolutiva" (è tale colei che, qualunque cosa agisca nel mondo, sappia finalizzare la totalità della sua vita alla massima consapevolezza possibile) faccia o s’inchini alla logorrea (chiacchiera) spirituale per il semplice fatto che a lei non è dato, per tradizione, di scindere tra il lavare i piatti e la riflessione sui massimi sistemi.
Questa minore dissociazione ha anche aspetti neurologici oltre che storico-culturali. Si sa dalla neurofisiologia che il cervello della donna è meno lateralizzato di quello dell’uomo.
Pensiamo però che il lato neurologico non sia così determinante, stante la stessa disponibilità di entrambi gli emisferi a scambiarsi la parte quando uno dei due sia impotente ad esercitarla. Il cervello sa essere più elastico dunque dell’uso che gli uomini ne vogliono fare.
E’ oggi più che mai una questione di volontà ed essa viene esercitata quando il fine si fa chiaro e necessario.
Non crediamo sia il caso di rimarcare la necessità di una personalità umana più integrata, più attenta non solo ai moti della pura ragione, ma anche a quelli dell’anima, paradossalmente proprio per superare il mondo "anima-le" cui ancora apparteniamo ed instaurare finalmente il mondo schiettamente "umano".
A Gerusalemme si celebra il terzo millennio della fondazione della città di David: luogo di scontro tra religioni diverse quando potrebbe rappresentare in sè e per sè luogo di comunione sotto l’unico grande afflato della religiosità comune a tutti gli uomini.
E’ tornato tristemente in auge il giochetto demoniaco maschile della guerra totale che gli esperimenti francesi sull’atomica rievocano.
Sono solo alcuni dei tanti aspetti che segnalano, nella loro dege-nerazione, il bisogno di andare oltre la coscienza comunque materialista e assetata di potere, oltre la mercificazione e la cultura dell'immagine, oltre le divisioni.
Finiamo riportando un pensiero di Reiner M. Rilke che è anche il nostro:
"Le donne, in cui la vita dimora più immediata, più fruttuosa e confidente, dovranno in fondo diventare esseri umani più maturi, più umani che il leggero maschio, il quale, non tratto oltre la superficie della vita dal peso di alcun frutto corporale, presuntuoso e affrettato, spregia quello che crede di amare.
Questa umanità della donna sopportata in dolori ed umiliazioni, quando avrà gettate da sè le convenzioni della esclusiva femminilità nelle metamorfosi del suo stato esteriore, verrà alla luce, e gli uomini che non la sentono oggi ancora venire, ne saranno sorpresi e colpiti.
Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sè, qualcosa per cui non si penserà a complemento e confine, ma solo a vita reale: l’umanità femminile".


Ada Cortese


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