Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1995 Pag. 10° Simonetta Figuccia

Simonetta Figuccia

 ATTIVITA' 

MARATONA ESTIVA

"Farsi bambini, porsi in un atteggiamento radicalmente nuovo verso se stessi, verso gli altri e ciò che ci circonda."

Anche quest’anno, a conclusione delle attività invernali, ci siamo concessi due giorni di "immersione rigenerante" nella bellissima cornice di S. Apollinare, luogo che non ci ha distratto come spesso accade quando ci "perdiamo" nella bellezza esteriore, ma ci è stato alleato, aiutandoci ad una percezione più piena e consapevole.
Il vissuto che ci accompagna ancora a distanza di tempo, è quello di un momento in cui gioco e lavoro, analisi e corpo, il nostro ruolo di conduttrici e persone al tempo stesso, hanno trovato una particolare armonia.
Come i gruppi GEA abituali, le maratone non si rivolgono a chi soffre di problematiche psichiche conclamate, ma a tutti coloro che intendono approfondire il dialogo con se stessi, per conoscere o ristabilire la propria capacità di autogoverno, e a tutti coloro che percepiscono nella propria inquietudine o nel loro malessere un significato che vogliono portare a consapevolezza.
Certo, per chi è avvezzo a simili esperienze può sembrare semplice e naturale la convivenza fra persone che non si conoscono affatto. Ma non sempre è così. Già potersi affidare al lavoro, al gruppo e quindi a se stessi può costituire il primo ostacolo, la prima grande prova da superare.
C’è da dire che, nonostante l’eterogeneità del gruppo, costituito da persone totalmente a digiuno di analisi e da altre già avviate in un lavoro individuale e/o di gruppo, il clima che si è creato, da subito, è stato favorevole.
Il fatto di poter contribuire, ognuno con il proprio apporto coscienziale, costituisce una caratteristica preziosa in questo tipo di lavoro poichè arricchisce notevolmente la sinergia del gruppo.
La maratona voleva essere occasione per approfondire il tema dell’ultima conferenza, "Il corpo sognante", ed è stata proprio la riscoperta del corpo il leit motiv del lavoro.
Corpo inteso come strumento e ponte del nostro "essere nel mondo", ma anche come rappresentante dell’abitudine (intesa proprio come abito mentale) che frena la creatività ed arresta il nostro divenire.
Dedicarsi per un tempo insolitamente lungo all’ascolto del corpo e alla percezione consapevole dei sensi, può sembrare banale ma non ce lo permettiamo abbastanza.
E' importante allenarsi a porre la propria attenzione ai momenti più informali, ai gesti più automatici, farsene consapevoli per tentare di spezzare la catena degli automatismi, aumentando così la presenza nel nostro agire e nel percepire.
L’invito che rivolgiamo ai partecipanti, all’inizio di questa esperienza, è quello di mantenere uno stato di "presenza" per tutta la durata del lavoro, senza distinguere i momenti di esercizi guidati dalle situazioni più informali.
Abbiamo provato a percepire il corpo e i vissuti, affidandoci al gioco, nella consapevolezza che esso è qualcosa di estremamente serio, necessario per conoscere e per sperimentarsi, al di là dei ruoli, dei pregiudizi e delle difficoltà.
"Farsi bambini, porsi in un atteggiamento radicalmente nuovo verso se stessi, verso gli altri e ciò che ci circonda." E’ questa capacità di stupirci che abbiamo ri-contattato, riscoprendo quella evidenza primigenia che ci viene celata dalla cultura.
Un esercizio tra i tanti proposti consisteva proprio nello sperimentare una nuova nascita: percepire tutto come se fosse la prima volta.
Percepirsi individui, ma contemporaneamente un corpo appartenente ad un corpo più ampio: il gruppo.
Niente di nuovo a chi già svolge lavoro di analisi a GEA, ma esperienza potente per i nuovi: sperimentare la forza di un incontro di più "coscienze" al lavoro.
La convivenza non permette solo di individuare le dinamiche ombrose del gruppo che facilmente si connota come branco tendendo a scivolare in discorsi e situazioni di allentamento della tensione, ma anche nell’aspetto trasformativo del gruppo che testimonia e alimenta libertà di dirsi e di darsi per quello che si è, togliendo finalmente le maschere che i ruoli ci impongono.
Allora è possibile sperimentare la libertà di esserci, di esporsi, di dire ciò che realmente si sente, sapendo che anche una parola dura, è comunque, sempre amorevole.
La sorpresa più significativa è stata che persone nuove al lavoro analitico, la notte della maratona abbiano sognato proprio il gruppo. La sera, come di consueto, abbiamo voluta dedicarla al silenzio. Una bella sosta, che ci conferma che non bisogna andare alla ricerca dello straordinario: quanto più semplice è l’esperienza tanto più è straordinaria, e alla fine è tanto semplice che rischiamo di non vederla più.
Il gruppo è stato generoso con se stesso: un dare e un ricevere reciproco hanno permesso ai partecipanti di sperimentare con l’"Altro" un incontro più libero ed autentico attraverso le voci, le testimonianze e i vissuti dei singoli individui.
Ne sono risultati momenti di grande tensione emotiva; anche negli spazi cosiddetti "informali", durante i pasti o le chiacchiere, si respirava un clima pregno di energia poichè laddove vi è consapevolezza ogni gesto ed ogni parola, anche la più banale, assume maggior spessore ed è, comunque, reale ed autentica.
Trascorrere insieme un week-end piacevole, in uno spazio di lavoro psicologico, ha favorito un buon livello di presenza e ha permesso ad ognuno di sperimentarsi per come si è sentito, al di là dei giudizi, dei confronti e dei pregiudizi.
Per quanto ci riguarda, abbiamo goduto dell’esperienza con particolare piacere, ma ciò che abbiamo sperimentato con intensa gioia è il grado di libertà con cui molti, noi comprese, hanno potuto esprimere parole, affetti ed emozioni.
Spero che anche per gli altri il bilancio sia positivo e che, come sempre ci auguriamo in apertura, ognuno abbia potuto portarsi a casa qualcosa in più, uno spunto, magari scaturito da un sottile malessere, su cui continuare a riflettere e a crescere.


Simonetta Figuccia


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