Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1995 Pag. 11° Simonetta Figuccia

Simonetta Figuccia

 METODO 

IL CORPO SOGNANTE

"Gli spiriti sono qui, dove sono i corpi, nello spazio e nel tempo naturali, ogni volta e fintanto che i corpi sono corpi viventi".

Sono molti i sogni che parlano di una coincidenza assoluta tra corpo e pensiero, materia e spirito, realtà e sogno.
Uno tra i più emblematici:
La sognatrice vede una piccolissima goccia di sangue, e sa che questa piccolissima parte del suo corpo è perfettamente pensante e consapevole.
Come l’inconscio ci suggerisce, non si può semplicemente parlare di integrazione mente-corpo; è molto di più ciò che sta avvenendo a livello coscienziale e a cui assistiamo nello studio analitico.
La conoscenza è sempre conoscenza corporea, proviene dal corpo sia come conoscenza storica e quindi genetica, che come conoscenza che quotidianamente compiamo.
Tale integrazione non è una novità per la psicologia, ma il contributo che a questo proposito ha dato la psicoanalisi in quanto scienza è fondamentale perchè implica, già a livello metodologico, il superamento di ogni scissione mente-corpo.
La psicoanalisi è "la psiche che guarda a se stessa", la psiche (come conoscente) guarda a se stessa (come conosciuto).
Il lavoro analitico è per eccellenza una situazione di unione di opposti: nel processo di crescente consapevolizzazione si lavora sui vissuti, sulle emozioni, sul dolore, a partire da ciò che il corpo manifesta, tramite il sintomo, l’ansia o intense emozioni, per farne pensiero.
E’ proprio in questa crescente consapevolezza che l’analizzando si percepisce sempre più intero e salvo (salvarsi significa farsi consapevolmente interi). Cresce dunque la consapevolezza della propria presenza al mondo che passa necessariamente per questa specifica forma corporea individuale.
Se parlare del corpo non significa riferirsi ad un oggetto del mondo ma a ciò che dischiude un mondo, se c’è una identità tra corpo e presenza al mondo, se l’uomo è in grado di ritrovarsi in questa apertura originaria al mondo, perchè le nostre vite non sono trasformate?
Noi siamo portati a considerarci, quando pensiamo alla realtà, come sostanzialmente diversi, in quanto pensanti, dalla realtà alla quale pensiamo. Noi siamo questo corpo limitato, frammentato, particolare, ma se noi riflettiamo ci accorgeremo che siamo fatti della stessa sostanza di tutte le forme che si danno nell’universo. La differenza qualitativa è in realtà una differenza quantitativa e di organizzazione.
L’uomo a tutt’oggi ha fatto parte del sistema animale. Egli, animale pensante, ha riposto la propria identità nella sua forma oggettiva. Il possibile passaggio segnalato dai sogni è quello al regno umano.
All’inizio l’Essere per conoscersi si distanzia da se stesso creando lo spazio conoscitivo, oggettualizzandosi, e creando la grande separazione tra essere e coscienza di essere, conoscente e conosciuto, coscienza e inconscio, particella e antiparticella.
Possiamo equiparare l’osservatore del processo conoscitivo all’occhio dell’ Essere che, strumento l’uomo, osserva e conosce se stesso nella sua materialità. L’Essere da un lato guarda, dall’altro ferma se stesso nel riflesso, oggettivandosi.
L’uomo è ancora caratterizzato dal funzionamento dicotomico, pur producendo dentro di sè la conoscenza la estranea da se stesso come altro da sè. Tutto ciò che noi poniamo con i nostri cinque sensi fuori di noi in realtà è in noi.
E’ assurdo pensare di essere altro da tutta la realtà vivente.Oggi l’uomo può recuperare un dialogo tra i poli della dialettica dinamicizzando il lato oggettuale della vita.
L’uomo, che in virtù del lavoro analitico porta l’inconscio a coscienza, dinamicizza l’inconscio stesso, rende dinamico ciò che è oscuro, sconosciuto, ripetitivo. Ed è proprio il corpo che fino ad oggi è stato percepito come muto, oscuro inconscio, materiale, fisso.
Oggi al soggetto riflessivo individuale, mediatore tra coscienza ed inconscio, è possibile cogliere, da un nuovo e più elevato punto di visione, gli opposti riconciliati, realizzando quella coniunctio oppositorum che già Jung additava come possibile meta per l’uomo.
L’uomo da questo più elevato punto di visione si accorge che all’interno di se stesso esistono simboli che hanno preceduto la storia dell’uomo e che egli dentro se stesso può recuperare tutto.
L’uomo arriva ad accorgersi di portare in sè un patrimonio universale e percepisce l’unità tra realtà e pensiero, percepisce che il corpo non è altro dal pensiero. La goccia di sangue di cui parla il sogno conferma ciò che la scienza stessa afferma.
L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo sono due aspetti della stessa realtà. La più piccola particella di materia, l’atomo, porta in sè tutto; così una piccola goccia di sangue, parte di un corpo più grande, porta tutto il bagaglio coscienziale dell’individuo, pur calato in un oceano di conoscenza.
Il corpo è la forma definita in cui immobilizziamo la libido, sbriciolando continuamente la visione unitaria del nostro divenire in molteplici immagini di noi con cui ci identifichiamo.
Il prendere coscienza della pulsionalità inconscia personale e collettiva ci permetterebbe di riabbracciare in una visione sempre più unitaria i molteplici aspetti in cui abbiamo fissato e fermato la nostra vita.
Il corpo sognante è forse la nuova tappa evolutiva in cui potremo celebrare, momento per momento, un Eden ritrovato, nella percezione liberatoria che questo corpo particolare è un momento dell’unico movimento universale dell’Essere.

Bibliografia: U. Galimberti "Il corpo" ed. Feltrinelli; S. Montefoschi "Dispense" ed. Laboratorio Ricerche Evolutive; S. Montefoschi "La coscienza dell'uomo e il destino dell'universo" ed. Bertani.


Simonetta Figuccia


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