Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Dicembre 1995 | Pag. 2° | Ada Cortese |

EDITORIALE ANIMA E CIBERSPAZIO
C'è chi sostiene che il mondo "on line" rappresenti la più significativa trasformazione tecnologica dopo la scoperta del fuoco.
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Internet è un nuovo mezzo di comunicazione - i milioni di computer in rete - che, come la tv, implica degli utenti che fissano uno schermo luminoso e condividono esperienze, reali o immaginarie, a grande distanza; ma che è diverso dalla tv perchè è decentralizzato, interattivo e basato sulla parola scritta.
La maggior parte degli osservatori, partecipanti o meno, Bill Gates compreso, usano l’aggettivo "inevitabile" rispetto all’affermazione sempre più determinante nella nostra vita del ciberspazio. Alcuni, come S. Birkerts, ne sono spaventati, trovando in esso l’affermazione dell’effimero, la banalizzazione del linguaggio, la trasmissione di dati in orizzontale, il digiuno dell’anima, l’aumento di estraneazione, di deconcetrazione, di contro al valore della parola scritta sul libro, di contro all’incontro faccia a faccia con l’interlocutore, di contro al desiderio di andare a fondo di se stessi, di contro all’esercizio della consapevolezza crescente.
Questi osservatori diffidenti collegano l’"inevitabilità" del ciberspazio ad un bussiness di 3.5 trilioni di dollari (M. Slouka). Insomma ci sarebbe un Grande Fratello che ci farebbe giocare alla democrazia diretta e senza controllo togliendoci però gli uni agli altri e regalandoci in realtà un mondo in cui la mediazione è a tal punto sviluppata da sfociare nella pura virtualità!
Gli altri, i fiduciosi e gli ottimisti, considerano Internet un nuovo campo di esperienza, intendendo per esperienza qualcosa che si agisce nella relazione. Gli ottimisti, come K. Kelly, ritengono che la rete sappia trasportare, in questa particolare tecnologia fatta di chip e silicio, non solo unità binarie di informazioni, non solo dati, ma un bisogno nuovo di comunicare; essa quindi trasporterebbe anche la materia dell’anima. Essi ritengono che non sia affatto vero che la nuova tecnologia stia danneggiando l’esperienza e la comunicazione.
Sicuramente Internet ci sottrae alla fisicità: non ci sono che ciberbaci, ciberabbracci, cibersorrisi, ma se riuscisse a favorire anche solo lo sviluppo della parola, non sarebbe già cosa grandiosa stante che la lingua è il tesoro della nostra evoluzione? E non è questa la sostanza dell’anima?
C’è da spaventarsi per ciberspazio, per il mondo virtuale che esso sempre di più introdurrà? Gli ottimisti lo considerano uno spazio in più, non strettamente alternativo. Confessiamo il nostro stordimento e sappiamo che ogni grande novità incute disagio se non paura ma non vorremmo offrirci ingenuamente al pre-giudizio.
Vorremmo pensare al possibile lato affermativo che, considerata da un punto di vista psicologico, questa grande novità può comportare e ci vengono in mente le parole di E.Zolla: un ciberspazio confonderà l’io e lo renderà diffidente verso se stesso, verso il suo principio di "realtà". Si porranno le condizioni per riflettere sui piani molteplici dell’esistenza. Il nuovo oggetto tecnologico, per gli spiriti occidentali più sensibili e nel suo migliore uso, si farà strumento per una nuova condizione coscienziale.
Non crediamo sia lo strumento ad uccidere l’anima dell’uomo. E in ogni caso reputiamo più pericolosi quei mezzi detti impropriamente mezzi "di comunicazione di massa" quando sono solo "di informazione" stante l’assenza fin qua di interattività. Senza contare che tali mezzi, TV o giornali che siano, rispettano la legge "giornalistica" della "notizia" che per essere tale deve essere cattiva. Va da sè, dunque che se non si è così dipendenti, quanto a visione del mondo, da tali mezzi, si può facilmente scoprire che il mondo non è poi così cattivo, perchè per tutto il male che essi denunciano v’è sicuramente altrettanto "bene" taciuto.
C’è una bellezza e un’intelligenza nella "gente" che tende a radunarsi, a ritrovarsi, satura ormai del parossismo nichilista e della logica che muove i detentori del quinto potere. Le persone tentano di contrastare la tendenza all’aridità galoppante e ci provano come sanno; per divertirsi e per "far sul serio": nelle sempre più frequenti feste di quartiere, di borgo, nelle sagre, con libere associazioni culturali; intimamente con la psicoanalisi, planetaria-mente... con Internet!
Davanti al mezzo dittatoriale perchè unilaterale è certamente preferibile un mezzo interattivo: aumenta la democrazia e, nell’intricata rete elettronica che aggroviglia il globo emerge l’immagine dell’unico grande corpo cerebrale che è l’umanità. Nietzsche definiva il peccato ciò che ci allontana gli uni dagli altri. Anche noi accettiamo idealmente solo le tecnologie che possono avvicinarci all’umanità e che ne favoriscano lo sviluppo spirituale. Non sappiamo dove ci porterà la nuova svolta epocale segnata dal nostro travaglio e dai nuovi strumenti che abbiamo forgiato. Non sappiamo come essi forgeranno noi.
Ma di due cose siamo certi: a) noi esseri umani siamo costretti per natura a trasformare; b) quanto più si guarda in fondo al tunnel del futuro tanto più si scorge che il mondo sarà sempre e solo dentro di noi.
Ada Cortese
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