Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1995 Pag. 3° Agnese Galotti

Agnese Galotti

 METODO 

IL SOGGETTO

"Il primo bisogno del soggetto, per essere tale, è l'esistenza di un altro da sè, un altro soggetto a cui relazionarsi, il secondo è quello della libertà: la libertà di porsi nel rapporto indipendentemente dalle reciproche aspettative."

Il termine soggetto è tradizionalmente poco utilizzato in ambito psicologico, a differenza del suo complementare oggetto, largamente usato soprattutto per indicare ciò a cui è rivolta l’energia, sia essa libidica o aggressiva: si parla di oggetto d’amore, oggetto di proiezione, ecc.
Forse non è superfluo cercare di chiarire che cosa intendiamo per soggetto, anche per meglio comprendere il significato di rapporto intersoggettivo - rapporto cioè tra soggetti - quale meta del lavoro analitico, a partire dal ben più diffuso rapporto interdipendente.
Il dizionario ci dà due significati praticamente opposti a seconda che il termine venga usato come aggettivo o come sostantivo, rivelando una paradossalità densa di significato.
Quando è usato come "aggettivo" rimarca la passività di chi si sente "soggetto" (dal latino subiectus = "gettato sotto") a qualcuno o qualche cosa che sta sopra e domina.
Spesso si arriva in analisi proprio perchè ci si vive come "soggetti a" paure, ansie, fobie, pensieri ossessivi, sintomi nevrotici di vario genere o quant’altro ci complica la vita causandoci sofferenza.
Come sostantivo, invece, soggetto sta ad indicare "ciò che costituisce il riferimento", vale a dire l’individuo come colui al quale sono attribuiti aggettivi, caratteristiche, azioni, e qui ne è rimarcato l’aspetto attivo.
In termini filosofici si è parlato spesso di soggetto come di "essere pensante" contrapposto all’oggetto quale realtà in sè delle cose e del mondo.
In linea generale la contrapposizione soggetto-oggetto rimanda alla costante dicotomia, alla polarità che caratterizza ogni nostra percezione, polarità tuttavia, che crea, come in fisica, una "differenza di potenziale" generatrice di energia.
Non esiste un polo senza il suo contrario, quindi siamo calati in una realtà costantemente conflittuale.
In effetti il conflitto è costitutivo della situazione umana e la capacità di gestirlo in maniera consapevole è ciò che ci distingue come soggetti umani adulti.
Tuttavia ogni situazione di conflitto tra due poli (soggetto-oggetto, maschile-femminile, coscienza-inconscio,) spinge, per trovare soluzione, ad un superamento, che può essere realizzato solo quando avviene un "salto" su quel "terzo punto" che consente di vedere e render conto dei primi due, e che pertanto costituisce una sintesi di essi.
E’ proprio con questo terzo punto virtuale, tra i due dell’opposizione, che il "soggetto", così come lo intendiamo, ha a che fare. In termini psicologici il conflitto per eccellenza è quello che si dà tra l’Io cosciente e le spinte pulsionali inconsce da cui l’Io stesso si è formato via via differenziandosi.
L’uomo comincia ad avere coscienza di sè nel momento in cui si fa consapevole della propria istintualità, quando l’Io comincia ad emergere, differenziandosi appunto dal caos della vita istintuale; egli comincia a porsi come soggetto distaccato nei confronti delle spinte pulsionali che sente agire in sè.
In quel momento la vita pulsionale può essere "vista", e si costituisce come una sorta di non-Io che minaccia costantemente l’Io nella sua posizione di supremazia, in quanto la tensione vitale può irrompere da un momento all’altro indipendentemente dalla sua volontà e dal suo consenso.
Qui ci si trova calati nel "due": la realtà psichica è dicotomica ed irreparabilmente conflittuale. E’ la fase in cui l’individuo comincia a sperimentare quell’alternarsi di momenti e di fasi differenti in cui ora prevale l’io a scapito dell’inconscio (è quando l’io muore alla vita affettiva e si irrigidisce nella pura razionalità), ora prevale l’inconscio a scapito dell’io (è quando l’individuo muore alla libertà e cade in balìa delle proprie pulsioni). In entrambi i momenti l’essere umano aliena da se stesso una parte di sè.
L’uomo si costituisce come soggetto quando, oltre a reggere la tensione che questa alternanza genera in lui, comincia a farsene cosciente, quando mantiene memoria dell’uno e dell’altro momento, si fa capace di cogliere questa conflittualità e la riconosce come interna, costitutiva della sua stessa struttura, quando impara a non identificarsi più completamente nè con l’una nè con l’altra delle due istanze che in lui si danno, e non deve più rimuovere l’una o l’altra di volta in volta. Questa capacità di non identificarsi più completamente nè con l’Io nè con le pulsioni istintuali fa sì che l’individuo si sia già posto su quel terzo punto virtuale che gli consente di vedere entrambe le istanze: egli è cioè saltato su se stesso e così facendo si è costituito come soggetto.
In questa accezione, infatti, il concetto di soggetto non coincide con quello di Io, con cui spesso è confuso: esprime un vissuto, un’esperienza che non si esaurisce con quello dell’egoicità, ma la trascende.
Infatti il vissuto di essere soggetto nasce quando l’individuo si distingue non solo dagli istinti (come avviene per l’Io), ma anche dai suoi stessi contenuti di coscienza, quando si accorge di non esaurire la propria esistenza neppure nell’Io: quando cioè si fa capace di assumere nei confronti di se stesso un distacco riflessivo.
In tale nuova dimensione l’individuo recupera a sè la propria integrità, pagando il prezzo di accettare la contraddizione che lo caratterizza.
Citando S.Montefoschi, "viene inteso per soggetto quel modo dell’uomo di relazionarsi all’esistente, che consiste nel riferire a se stesso qualsiasi esperienza esistenziale"; il che presuppone che l’individuo si distingua dai suoi stessi vissuti, trascenda il dato immediato e colga il filo della propria storia.
Questo concetto di soggetto caratterizza allora un modello e una prassi analitica specifica, la quale concentra la propria riflessione non su "oggetti" umani, quali possono essere gli istinti, gli affetti, le emozioni, le aspirazioni dell’uomo, bensì sull'uomo nella sua totalità, percepito sul piano del suo esistere come soggetto, agente e paziente insieme della riflessione, soggetto ed oggetto contemporaneamente del suo stesso pensiero.

Bibliografia: S.Montefoschi "L'Uno e l'Altro" Ecig; S.Montefoschi "C.G.Jung. Un pensiero in divenire" Garzanti.


Agnese Galotti


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