Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1995 Pag. 8° Maria Campolo
 RELIGIONI 

LA RELIGIONE EGIZIA

"Il divino disceso sulla terra alberga in ogni uomo la cui missione è ritornare al cielo similmente a una favilla di luce fredda che si oscura nella notte e che adesso obbedendo al proprio destino si libera nel cielo come una stella notturna."

La religione degli egizi è stata innanzitutto un fenomeno sociale attraverso il quale questo popolo ha voluto sancire la volontà di non subire la natura ed ha testimoniato proprio attraverso la religione il progressivo integrarsi ad essa.
Per poter intendere ciò dobbiamo tener conto che mentre l’uomo moderno introduce trasformazioni all’interno della natura per gli Egizi lo sforzo era quello di conservare lo stato delle cose esistenti. La creazione era intesa infatti come un’isola al centro del caos primordiale che minacciava costantemente di inglobarla metafora analoga a quella che molto più tardi Jung utilizzerà per descrivere l'emergere della coscienza dal caos dell'inconscio.
Gli Egizi ritenevano che solo grazie all'iniziativa dell'uomo espressa in riti e tabù la catastrofe che incombeva costantemente sul creato potesse essere evitata ed è per questa ragione che prevalevano nei momenti fondamentali della loro vita gli aspetti spirituali più che quelli strettamente concreti.
Nel vasto territorio in cui ebbe luogo la civiltà egizia vivevano tribù molto differenti tra loro che hanno dato vita ad un Pantheon di dèi raffigurati in modo completamente differente a seconda del luogo d'origine. Tuttavia questo non ha impedito che venissero conciliati in un’unica teologia che anzichè tentare di risolvere l’apparente contraddizione delle sue rappresentazioni le ha vissute come un arricchimento come una possibile conciliazione di una sola realtà.
Le divinità egizie non erano dèi rivelati ma si imponevano come necessità sorte dall’esperienza della vita e rappresentavano forze che muovevano i fenomeni naturali: il percorso del sole e della luna la piena fecondante del Nilo le messi e la stessa vita umana. Tuttavia era loro convinzione che gli dèi non avrebbero potuto esistere senza un supporto materiale che li raffigurasse fosse questo immagine o statua animale o pianta. Il soffio di vita nell’oggetto del culto veniva impartito dal sacerdote ogni mattina quando "rendeva al dio la sua anima" mediante un abbraccio.
Gli dèi egizi erano in grado di intervenire nella vita degli individui ma non potevano mutare il corso degli eventi cosmici nè essi lo avrebbero mai voluto poichè amavano Maat (l’Ordine universale)
figlia del demiurgo che si contrappone al disordine. Pure Maat divino principio non era possibile che regnasse senza l’aiuto dell’uomo che si impegnava a tributare sacrifici e rispettare tabù e tutti dal più misero contadino al divino faraone adempivano questo compito con grande devozione.
Ciò che sappiamo della cultura e della religione egizia è stato appreso attraverso la scoperta delle loro mirabili costruzioni funerarie ma se è vero che più di qualunque altro popolo ha imperniato il suo pensiero intorno al problema della morte ciò non deve trarci in inganno pensando che fossero uomini atterriti da questo pensiero. Essi ritenevano che la vita e la morte fossero le due facce di un'unica realtà che si manifesta in questi due modi senza giungere mai a rivelarsi pienamente in una sola di esse tanto che la loro parola "tomba" significava "là dove si risorge" e la necropoli era il luogo "del desiderio e della speranza" dove la felicità sarebbe stata finalmente completa. La morte non era intesa in contrapposizione alla vita nè come lo spegnersi dello spirito vitale ma piuttosto come un trapasso ad un’altra dimensione. "Molto tempo prima della promessa cristiana della resurrezione ritiene Drewermann l’antico Egitto concepì e conobbe il simbolo del viaggio celeste quale metamorfosi nella luce ascesa alle stelle e questa testimonianza primigenia della vera vocazione prenatale dell’esistenza umana è la radice profonda di ogni speranza nell’immortalità." Simbolo della resurrezione spirituale è il dio Osiride (il Vivente o la Vita) che rinasce dopo che il suo corpo fatto a pezzi dal fratello Seth (la forza del male)
viene ricomposto dalla sorella Iside che gli ridà la vita e la supremazia sul regno dei morti.
Centrale nella religione egizia era il culto del dio Ra il Sole che possiede due tipi di forza creatrice: "sia" (la sapienza) e "hu" (la parola creatrice l’atto di volontà)
è lui il Signore assoluto del Cielo. La luce delle sue pupille rappresentata dall’Occhio di Horo (luce dell’anima)
diede vita al cosmo attraverso i suoi raggi che simili a lacrime inondarono l’universo. Anche gli esseri umani come ogni altra creatura vivente che nasce per morire sono scaturiti dalle pupille di Ra e a lui torneranno e si congiungeranno sotto forma di raggio di luce.
Il faraone era considerato il "dio vivente" sulla terra incarnazione di Ra ma diveniva tale perdendo la sua condizione di semplice essere umano solo quando durante la cerimonia dell’ascesa al trono nasceva nuovamente dal dio Amon dio del vento e dello spirito rinascita spirituale atto attraverso il quale l’essere umano poteva divenire il "figlio del Sole". Nel periodo del Nuovo Regno si sviluppò la credenza che alla sua morte il faraone avrebbe preso posto sulla barca solare e avrebbe accompagnato Ra nel suo periplo una volta asceso al cielo egli avrebbe dovuto conquistarsi un posto tra gli dèi. Veniva per questo dipinto sulle pareti della tomba il viaggio sotterraneo del sole attraverso le 12 regioni (corrispondenti alle 12 ore del percorso) separate le une dalle altre da serpenti spaventosi. Presso queste 12 porte si trovavano quei morti che non avevano avuto la fortuna di accompagnare il Sole e attendevano il passaggio del dio perchè portasse loro un istante di luce. A livello di psicologia del profondo questo percorso può essere interpretato secondo Drewer-mann come il percorso pericoloso che l’uomo affronta ogni volta che acquista nuova consapevolezza di sè poichè si avventura "nel regno malefico di Apep il serpente del non-essere presenza insopprimibile di ogni mondo creato finito." La cultura che sviluppò l’antico Egitto influenzò l’intero Mediterraneo e alcuni degli aspetti della sua religione possono essere riscontrati anche nel cristianesimo come la nozione di Trinità (Osiride Iside Horus) e l’idea di un Dio-Uomo (il faraone).
Questo popolo che anelava all'immortalità e riteneva d'essere il "tempio del mondo intero" presagì il proprio declino a causa della "separazione tra dèi e uomini" e fu buon profeta poichè il declino della civiltà egizia coinciderà con l'avvento della filosofia: il linguaggio dei miti aveva lasciato il posto a quello dell'astrazione la coscienza non aveva più paura di essere travolta per sempre dal caos la dea Maat aveva vinto.

Bibliografia: H.C.Puech "Storia delle Religioni" Ed.Laterza; C.G.Jung "La dinamica dell'inconscio "Ed.Boringhieri; E.Drewermann "Io discendo nella barca del Sole" Ed. Rizzoli


Maria Campolo


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