Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Dicembre 1995 | Pag. 11° | Umberto Caruzzo |
STREAM OF CONSCIOUSNESS "CILIEGIE! CILIEGIE! CILIEGIE!" *
di U. Caruzzo
Ricordo come fosse oggi quale non fu il mio stupore allorchè bambino - ancora ingenuo ma già saputello - mi ritrovai di fronte, in prossimità d’un paesino di montagna (mille, mille e qualche metro) nel mese di luglio già inoltrato, ad un albero di ciliegie mature.
"Ma nooo! - dissi - Come è possibile. Le ciliegie mature ancora adesso che luglio sta volgendo al termine. Giù al paese nostro è in Giugno che si gustano le ciliegie e ormai è tempo delle albicocche e delle sugose pesche (parlavo già bene!). Che diavoleria è mai questa d’un ciliegio che è ancora tutto ingombro del suo medesimo raccolto? " E giù congetture su congetture. Persone del posto mi guardavano un po' così. Cercavano di spiegarmi le ragioni di quel fatto per me del tutto fuori dell’ordinario, visto che nella mia acerba mente non facevano minimamente capolino le ipotesi sui diversi fattori (come appunto la collocazione geografica) che intervengono sulla maturazione della frutta in generale e delle ciliegie in particolare.
Per me le ciliegie c’erano in tutto il mondo (Polo Nord ed Africa Equatoriale compresi) maturavano da fine Maggio a fine Giugno e basta.
Ma quali sono, comincerete a chiedervi, le ragioni di questa digressione, se pur breve e inesaustiva, nel vasto campo dell’ortofrutta? Non so, forse è solamente un modo per dire che sovente ricado nel solco dei medesimi pensieri stereotipati.
Non faccio uno sforzo per considerare che esiste anche l’Altro. L’Altro esiste ma è un po' come per le ciliegie: non ha dignità se non all’interno di certe condizioni da noi predeterminate. Siamo tutti intolleranti e ci accapigliamo per qualsiasi cosa...
Ma apro una parentesi perchè l’apparecchio televisivo del vicino mi distrae con una musica che mi ricorda qualche cosa... aspettate come fa TA RI RA RA, TARI RA RA TA RA RA RA RAA... Sì, capisco che è un po' difficile renderla così, "a cappella" come si usa dire.
Si tratta della colonna sonora di "Mission" (pronunc.: "miscion").
Le hanno viste in tanti quelle immagini commoventi dove si vede che gesuiti e militari entrano in contatto coi selvaggi (quindi con loro simili) del Perù o della Colombia, non ricordo, tanto i selvaggi sono tutti uguali. Più o meno come i preti e i militari.
Due culture (o due barbarie) che entrano in rotta di collisione col risultato che i selvaggi del luogo sono più o meno sterminati e comunque resi innocui e inoffensivi, mentre i selvaggi che vengono da lontano prosperano fino ai giorni nostri. Da allora passi avanti se ne sono fatti: le terre altrui non si invadono più come allora. Oggi si stipulano contratti, si stilano documenti, si va per avvocati. Insomma è una festa.
Chiudo la parentesi.
Ci accapigliamo - stavo dicendo - per il vino da sorseggiare con il pesce (problema questo fondamentale) e per gli aiuti da inviare alla Bosnia (questione questa di minore rilevanza).
Fatto stà che la conflittualità, lungi dall’assumere forme più gestibili, resta di gran lunga la nostra caratteristica predominante che nessun progresso sembra in grado di scalfire.Se ne è fatta di strada (ma che vorrà mai dire questa affermazione? ) però la nostra condizione di uomini è andata poco oltre (dove? ) il trascinarsi dalla culla alla tomba senza capire un bel niente di quel che succede.
Questa almeno è l’idea che mi sono fatto io. Diversamente la pensa Camus e perciò ascoltiamolo: "Vogliamo appunto non inchinarci mai più davanti alla spada e non dare mai più ragione ad una forza che non si metta a servizio dello spirito.
E’ un compito senza fine, è vero. Ma noi siamo qui per continuare a compierlo.
Io non credo alla ragione al punto da sottoscrivere al progresso, nè ad alcuna filosofia della storia. Ma credo che gli uomini non abbiano mai smesso di progredire nel prendere coscienza del loro destino.
Non abbiamo superato la nostra condizione, però la conosciamo meglio. Sappiamo di essere nella contraddizione, ma sappiamo anche che dobbiamo rifiutare la contraddizione e fare quanto occorre per ridurla.
Il nostro compito di uomini è di trovare le formule che calmeranno l’angoscia infinita delle anime libere. Dobbiamo ricucire ciò che è lacerato, rendere immaginabile la giustizia in un mondo così evidentemente ingiusto, significativa la felicità per dei popoli avvelenati dall’infelicità del secolo.
Naturalmente è un compito sovrumano. Ma si chiamano sovrumani i compiti che gli uomini impiegano molto tempo ad assolvere, ed è tutto." (A: Camus "Il rovescio e il diritto").
A me forse resta solo da aggiungere che, se vi capita di aggirarvi per plaghe semi-montagnose ed è più o meno di Luglio, se scorgete fra gli alberi macchioline rosse, avvicinatevi perchè è molto facile che siano ciliegie.*H.Melville "Moby Dick"
Umberto Caruzzo
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