Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 1996 Pag. 7° Laura Ottonello

Laura Ottonello

 ATTIVITA' 

"AMOR CHE MOVE 'L SOL E ANCHE LE STELLE..."

Tema del seminario primaverile

L’amore è la forza "trainante" più potente che l’uomo, da sempre, sperimenta. E’ un sentimento che tutti, anche i bambini, conoscono; un’esperienza che ognuno, nella sua esistenza, in un modo o nell’altro, vive o ha vissuto almeno una volta.
Eppure la parola "amore" non è facilmente definibile; non esiste nel dizionario un termine più vago ed ambiguo.
Dal mese di aprile partirà un seminario-ricerca che sarà centrato proprio su questo tema.
L’esperienza personale e professionale, relativa all’essere testimone dei tanti copioni in cui l’amore si esprime, mi conferma che non è possibile "chiudere" in una sola lettura i molteplici significati sottesi all’esperienza d’amore.
E’ interessante osservare come, attraverso il vissuto dell’amore, l’uomo si ritrovi, paradossalmente e a sua insaputa, a creare una via verso la sua libertà e come questa ricerca spesso generi proprio il suo contrario.
L’amore può spesso rappresentare un’arma a doppio taglio: strumento di liberazione e luogo, per eccellenza, della soggettività oppure l’esatto suo opposto: tomba, gabbia spesso "dorata", prigionia, stagnazione dell’umano divenire fino alla morte definitiva della stessa soggettività.
Possiamo fermarci all’amore di coppia e allora scopriremo un’infinità di significati sottesi alle dinamiche; oppure guardare a tutte quelle forme idealizzate verso valori quali il denaro, il sesso, il potere, la fama ecc.
Ciò che emerge, alla fine, è pur sempre l’individuo, con le sue potenzialità e col suo specifico modo di amare.
L’uomo ha saputo con grande maestria trasformare la materia bruta della natura in cultura, e lo ha fatto tramite la coscienza.
Ma questa, il lato decisamente più "giovane" della psiche umana vista nella sua totalità, si è affermata in modo arrogante e unilaterale sacrificandone il lato inconscio e abbandonandolo a se stesso.
La parte spirituale che è negli uomini non è andata scemando; esiste ed è tuttora vitale; essa si attiva, al di là dei nostri desideri e della nostra consapevolezza, attraverso il nostro operare, nel mondo e con gli altri.
L’amore spesso è "idealmente" ammantato di spirito; altre volte, il freddo pragmatismo con cui si "consumano" le storie, sembra lontano mille miglia da ciò che costituisce la nostra essenza più intima.
Eppure, tutto ciò che scaturisce dall’essere umano, ogni passione, è sempre espressione di vita psichica ed ha sempre e comunque una sua finalità, un suo specifico significato.
Per questo, per far fronte a ciò che si dà attraverso un particolare amore, sia esso l’investimento "terreno" verso un altro essere umano o la forte spinta verso un ideale umanitario, è sempre bene fare i conti con se stessi.
E' indispensabile cercare di far chiarezza su cosa ci muove, chi siamo, e ciò, in definitiva, per verificare la "realtà del reale." Scopriremo, forse, dei lati che non amiamo troppo di noi; dietro le pieghe più nascoste della nostra personalità, finiremo con il vedere che forse... è tutto un equivoco.
E' possibile scoprire - e troppo spesso è la cruda realtà - che nella pseudo-relazione in cui ci troviamo coinvolti, che sta in piedi nutrendosi della nostra inconscia bisognosità, l’altro nella sua realtà, per come è (e può trattarsi del partner o di un "altro" significativo) scompare sullo sfondo assumendo i contorni di un fantasma.
Un sentimento grande come l’amore, mettendoci allo scoperto in una condizione di "fragilità favorevole", ci permette un prezioso contatto tra il dentro e il fuori e così può diventare la molla per un importante salto coscienziale.
Tale è la ricerca della propria soggettività, percorso non facile che implica una rinnovata visione di sè e dell’amore e la sperimentazione di una nuova forma di affettività.
Essere soggetti significa, tra le altre cose, diventare capaci di amare profondamente l’altro, anche rispondendo alle sue richieste con un doloroso e inaspettato "No".
Tale condizione, che comporta un lacerante vissuto di morte perchè è la morte di un sistema relazionale - quello dell'interdipendenza a cui tutti siamo avvezzi - implica un nuovo, prorompente e vitalizzante bisogno: quello che l’altro ci sia ma "in libertà".
Il seminario, che nasce da una personale e acuta esigenza di quanto è stato intuito, vissuto e sofferto da me e da altri, non ha certo la pretesa di risolvere le grandi questioni; nè vuole essere una pacata trasmissione di riflessioni già bell'e fatte, che rassicurino attraverso una ulteriore monolitica sistematizzazione di pensiero.
Al contrario, l’intento di dare una lettura più ampia e sovrapersonale delle relazioni interpersonali toglie ogni alibi a qualunque privatismo egoico.
Mettendo a fuoco le nostre dinamiche è possibile scardinare ogni illusione e mettere seriamente in crisi il rapporto stesso (o, più esattamente, il rapporto con noi stessi).
Il riflettere insieme può permettere ad ognuno di recuperare la propria responsabilità nella gestione di se stesso con l’altro.
Tutto questo, a mio avviso, corrisponde ad un appuntamento cui non si può mancare perchè l’amore, come forza cosmica che muove tutto il vivente, intesse la trama di ogni storia umana e quindi diventa questione sociale e non più solo angusta "faccenda personale".


Laura Ottonello


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