Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1996 Pag. 6° Simonetta Figuccia

Simonetta Figuccia

 MITI E LEGGENDE 

IL BASILISCO

"Se è vivo chi ti vide, la tua storia è menzognera, perchè se non morì t'ignora e se morì non lo dice."

La voce "Basiliscus", che si incontra nella Vulgata, traduce l’ebraico Sephà, che indica un serpente velenoso terribile, non identificabile tra i viventi.
Dagli antichi col nome Basilisco venivano designati strani mostri creati dalla fantasia a cui si attribuivano malefici poteri.
Il Basilisco è l’essere favoloso del mondo dei serpenti, un rettile leggendario carico di significati simbolici.
Nel corso degli evi il basilisco, che significa "piccolo re", si modifica fino alla bruttezza e all’orrore, e adesso se ne sta perdendo il ricordo.
Scrive Plinio: "E’ un drago che ha sulla testa una corona d’oro, grandi ali spinose, una coda di serpente, che termina con la testa di un gallo. Il suo fiato avvizzisce la frutta. Il suo sputo brucia e corrode. Il suo sguardo spacca le pietre. L’odore della donnola lo uccide.
Altra arma contro di lui è lo specchio: il basilisco è fulminato dalla sua propria immagine. E’ l’idea del maligno che lo morde".
Il basilisco, sempre secondo Plinio che ne ha parlato a lungo è un serpente lungo solo dodici dita che ha una macchia bianca sulla testa, a forma di diadema.
"Il suo sibilo fa fuggire i serpenti: non striscia sinuosamente come gli altri rettili, ma avanza, col corpo eretto a metà.
Il suo contatto e anche il suo alito uccide gli arboscelli, brucia l’erba da tanto è velenoso. E’ accaduto davvero che un uomo a cavallo uccise un basilisco colpendolo con la lancia ma il veleno seguì l’arma e uccise non solo il cavaliere ma anche il cavallo.
La donnola è l’antidoto contro questo mostro. Alcuni re, desiderando vedere morto questo rettile, ne hanno fatto la prova: si butta una donnola nella tana del basilisco ed essa lo uccide col suo odore, ma anch’essa perisce.
Così termina la lotta della natura contro se stessa." Secondo altre fonti il basilisco nasce dall’uovo di un vecchio gallo di sette o quattordici anni, deposto sul letame e covato da un rospo o da una rana.
E’ raffigurato da un gallo dalla coda di drago o da un serpente con ali di gallo. Il basilisco risiede nel deserto: meglio, egli crea il deserto. Ai suoi piedi cadono morti uccelli e imputridiscono i frutti.
Il basilisco, questo orrendo mostro mortifero è fulminato dalla sua propria immagine.
Pare che gli antichi lo chiamassero basilisco che significa regale, a causa di quella macchia bianca a forma di diadema.
Quanto alla sua vera natura si tratta indubbiamente di un miscuglio di diverse specie.
Sembra, se si considera la sua andatura, che si tratti del naia, o cobra indiano, che si erge in presenza dell’uomo, e porta sul collo, in evidenza, una doppia lunetta chiara simile ad una corona.
La donnola, che uccide i basilischi, sarebbe forse la famosa mangusta descritta da Kipling.
"Ciò nonostante la bestia è bella, di un bel colore chiazzato di bianco. Ciò avviene per molte cose che sono belle, ma anche malvagie." Per Pietro il Piccardo, che scrisse nel medioevo, il basilisco non poteva essere altri che il diavolo, e così la pensava la maggior parte degli scrittori del suo tempo.
In molte cattedrali romaniche e gotiche, esso sta a rappresentare alternativamente, il diavolo e il peccato.
Il medesimo basilisco nel secolo XIV e XV rappresenta il tradimento degli ebrei e nel XVI secolo viene associato alla collera e alla forza.
Tra i peccati capitali il basilisco simboleggia la lussuria e viene combattuto da Cristo insieme al leone e al drago.
La sifilide che si diffuse nel secolo XV fu denominata "morbo del basilisco". Nei libri di emblemi medioevali si fa notare che il basilisco può essere sconfitto solo con l’ausilio di uno specchio che rifletta il suo sguardo velenoso.
"Il malefico basilisco da chiaro specchio sfugge, per propria rovina il veleno dei suoi occhi, chi è incline a fare del male al prossimo, è giusto venga colto egli stesso dal proprio impeto assassino" (Honberg, 1675).
Questo modo di opporre uno specchio al basilisco lo fa associare alla Gorgone, la cui vista faceva precipitare nel terrore e nella morte.
I ciarlatani nei secoli XVI e XVII usavano fabbricare simili mostri, deformando abilmente le razze, piccoli pescecani o altri animali, e li esponevano poi nelle piazze per attirare gente.
Il basilisco compare anche come termine militare, è il nome di una grossa bocca da fuoco, in uso nei secoli XIV e XV.
In alchimia è simbolo del fuoco devastatore che prelude alla trasformazione dei metalli.
E’ l’immagine della morte che abbatte con feroce velocità, la falce è fulminea come lo sguardo, se non ci si pensa in tempo preparandosi con lucidità.
Questo serpente è una immagine dell’inconscio, terribile e mostruoso per chi lo ignora e non lo riconosce fino al punto di disintegrare la personalità.
Bisogna guardarlo e riconoscere il valore per non diventarne vittima.
I nostri lati di ombra sono in agguato finchè non li guardiamo allo specchio e li accettiamo.
Ricordo un sogno in cui: la sognatrice incontra un uomo mostruoso che le dice: "guardami, ti mostro il mio limite." E’ necessario fare i conti e guardare in faccia il mostro che siamo, sapendo anche che mostruosità e regalità coincidono, che nel nostro limite è celata la trasformazione. Incontro con l’ombra, morte, trasformazione sono strettamente legate.
Prevale ancora il timore del serpente velenoso, come rappresentazione dell’inconscio pericoloso e nella maggior parte delle persone il lato mostruoso, tenebroso negativo della personalità resta inconscio.
Il basilisco può simboleggiare il male e le forze demoniache che solo l’eroe affronta.
L’io non può trionfare prima di aver conosciuto e assimilato l’ombra.
Scrive Rilke in "Lettere ad un giovane poeta": "Tutti i mostri della nostra vita sono forse belle principesse che attendono di vederci belli e coraggiosi.
Tutte le cose terrificanti sono cose prive di soccorso in attesa del nostro aiuto."

Bibliografia: J.L.Borges "Manuale di zoologia fantastica" ed. Einaudi; J.P.Clebert "Animali fantastici" ed. Armenia; H.Biedermann "Enciclopedia dei simboli" ed. Garzanti


Simonetta Figuccia


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