Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1996 Pag. 9° Laura Ottonello

Laura Ottonello

 RELIGIONI 

SCIAMANISMO

Durante l'estasi, lo sciamano abolisce la condizione umana presente. L'amicizia con gli animali, la conoscenza della loro lingua, la trasformazione in animale, sono segnali della capacità di reintegrare la situazione "paradisiaca" perduta all'alba dei tempi.

Lo sciamanismo è un fenomeno tipico della regione siberiana conosciuto ed osservato dai primi esploratori un po' ovunque.
Lo sciamano, figura centrale del culto, si sovrappone spesso ad altre, entrate a far parte della storia religiosa dei popoli cosiddetti "primitivi". Si confonde col mago, lo stregone o il medicine-man. Pur essendo un guaritore ha tuttavia una funzione particolare nella società in cui vive: dotato di facoltà extrasensoriali e taumaturgiche, è una sorta di profeta-sacerdote psicopompo, capace cioè di entrare in contatto con l’aldilà, con gli antenati e con gli spiriti della natura.
Si distingue dal resto della comunità per l’intensità dell’esperienza religiosa che culmina nell’estasi; questo fa sì che lo sciamano possa essere collocato nella categoria dei mistici anzichè nell’ambito di ciò che, abitualmente, si designa come "religione".
Nel rapporto con gli spiriti, siano essi uomini, animali o piante, lo sciamano si distingue dall’ossesso in quanto li domina; se ciò non accade rischia la morte.
I popoli sciamanici attribuiscono grande importanza al loro capo spirituale poichè tali esperienze strutturano la vita stessa della comunità. Sono gli sciamani che, attraverso la loro transe, li guariscono, accompagnano i loro morti nel "Regno delle Ombre" e fanno da mediatori fra essi e i loro dèi, celesti o infernali che siano.
L’ascesa rituale, accompagnata dai ritmi del tamburo, dalla danza o dal canto, avviene spesso tramite scala, o corda o attraverso l’"axis mundi", l’albero del mondo che unisce i tre regni.
Come lo psicoanalista, che si muove negli infiniti spazi del simbolo, lo sciamano è il grande specialista dell’anima: incarnazione di un calore bruciante, ha uno speciale rapporto col fuoco, il calore e la luce.
Tra le imprese più pericolose vi è quella di andare a cercare, per riprendere, le anime rapite dei malati. Nel far questo incontra, e deve vincere, con la scaltrezza, la pazienza o l’aiuto di figure soccorrevoli, le forze dell’ignoto e gli ostacoli più diversi; deve placare il guardiano della soglia e superare le difficoltà inerenti "il passaggio". E’ attraverso questo viaggio, lungo i sentieri tortuosi del suo labirinto spirituale che, rendendo pubbliche e visibili le fantasie presenti nella collettività, funge da elemento aggregante.
Nel linguaggio dei mistici è "la purificazione dell’io", risanante e sensata per tutto il gruppo e non solo per il malato, poichè la pienezza dell’uomo non è nel singolo membro ma nel corpo sociale. Tutti partecipano al rito secondo il loro rango e funzione; tutta la società diventa visibile a se stessa come un’unità vivente ed imperitura.
La ricerca dello sciamano è l’acquisizione della conoscenza; i suoi sforzi sono tesi ad abbracciare il paradosso.
Trascendendo la morte penetra la dualità per incorporarne gli opposti e per riunire le forme infrante.
Il potere dello sciamano è salvifico in quanto riporta al senso di totalità. Con il suo sconfinare per poi ritornare ogni volta, restituisce all’umanità, caratterizzata dalla separazione e dalla perdita, quella condizione mitologica che esisteva prima della "frattura". Trascende la legge del tempo e aiuta gli uomini ad accogliere la trasformazione e a sopportare le dure leggi della natura umana. Leggi inevitabili e sacre quanto il destino e la vita stessa.
Simbolo della continuità è lo scheletro, che spesso incontra nei suoi viaggi, a ricordare la vita oltre la carne e oltre l’effimero.
Lo sciamano è un "eletto" in quanto, uscendo dall’ordinarietà della vita, ha libero accesso a zone del sacro impenetrabili e, proprio per questo, esprime, attraverso l’esperienza estatica, un’ideologia che non sempre è in sintonia con la religione "ufficiale". Per questo, pur dominando la vita spirituale, non costituisce la religione predominante, ma ne è un "prodotto".
Il reclutamento degli eletti può avvenire attraverso più canali: trasmissione ereditaria, chiamata, designazione da parte del clan, decisione personale, ecc.
Una doppia iniziazione - estatica e tradizionale - trasforma l’eventuale "nevrotico" in uno sciamano che diventa tale solo dopo aver acquisito una grande esperienza e solo dopo essere stato accettato unanimamente dalla comunità.
La "chiamata" avviene nel sogno, attraverso una rivelazione, nell’esperienza estatica, in una qualunque condizione che può definirsi estrema o nel corso di una grave malattia che, se accolta, segnala una vera e propria iniziazione. Dai documenti rinvenuti si è osservato che i contenuti non sono mai casuali e confusi, nè legati a motivi strettamente personali. Tutt’altro: allucinazioni, fantasie e immagini oniriche seguono modelli tradizionali coerenti ben articolati, di un contenuto storico di stupefacente ricchezza.
Molte considerazioni sono state avanzate da etnologi e studiosi di altre discipline a proposito del possibile rapporto tra fenomeni sciamanici e psicopatologia. Secondo alcuni, le condizioni climatiche particolari favorirebbero l’insorgenza di una certa labilità del sistema nervoso che provoca sia le sindromi isteriche, sia la transe.
Altra chiave interpretativa è quella che mette a fuoco l’uomo religioso nello sciamano.
Come il malato, l’uomo religioso si trova profondamente calato in una realtà essenziale fatta di solitudine, ostilità e precarietà. Lo sciamano non è semplicemente malato, ma il malato che è riuscito a guarirsi recuperando i frammenti sparsi e, tramite un rito personale di trasformazione, ha integrato fra loro i vari livelli dell’esperienza.
A differenza del nevrotico, che non sa di sè se non a livello razionale, lo sciamano è sempre presente a se stesso.
Come l’eroe anonimo dei nostri giorni che "osa" varcare i confini del reale in una dimensione interiore di ricerca personale, lo sciamano vive un’esperienza religiosa poichè vi è un soggetto in lui che guarda, agisce e patisce.
Le regioni inesplorate e misteriose che lo sciamano incontra nei suoi viaggi (il deserto, il fondo marino, la giungla o gli inferi) offrono ampio spazio alle proiezioni dei contenuti inconsci.
Come il moderno medico dell’anima, lo sciamano che ha risposto all’appello sa districarsi nell’universo simbolico e vivificare le immagini archetipe. Ma, come il guaritore ferito del mito, può rispondere ai bisogni di altri uomini solo se lui stesso sa trasferire il suo centro spirituale nel vasto e sovrapersonale territorio del Sè.

Bibliografia: M.Eliade "Lo sciamanismo" ed. Mediterranee; J.Campbell "L'eroe dai mille volti" ed.Feltrinelli; J.Alifax "Voci sciamaniche" ed. Rizzoli


Laura Ottonello


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