Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 1997 Pag. 11° Italo Calvino
 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

L'IMPLOSIONE (*)

"Esplodere o implodere - disse Qfwfq - questo è il problema

"Esplodere o implodere - disse Qfwfq - questo è il problema: se sia più nobile intento espandere nello spazio la propria energia senza freno, o stritolarla in una densa concentrazione interiore e conservarla ingoiandola. Sottrarsi, scomparire, nient'altro; trattenere dentro di sè ogni bagliore, ogni raggio, ogni sfogo, e soffocando nel profondo dell'anima i conflitti che l'agitano scompostamente, dar loro pace, occultarsi, cancellarsi: forse risvegliarsi altrove, diverso.
Diverso... Come diverso? Il problema: esplodere o implodere tornerebbe a ripresentarsi? Assorbito dal vortice di questa galassia, riaffacciarsi su altri tempi e altri cieli? Qui sprofondare nel freddo silenzio, là esprimersi in urli fiammeggianti d'un altro linguaggio? Qui assorbire il male e il bene come una spugna nell'ombra, là sgorgare come uno zampillo abbagliante, spargersi, spendersi, perdersi? A che pro allora il ciclo tornerebbe a ripetersi? Non so nulla, non voglio sapere, non voglio pensarci: ora, qui, la mia scelta è fatta: io implodo, come se il precipitare centripeto mi salvasse per sempre da dubbi e da errori, dal tempo dei mutamenti effimeri, dalla scivolosa discesa del prima e del poi, per farmi accedere a un tempo stabile, fermo, levigato e raggiungere la sola condizione definitiva, compatta, omogenea. Esplodete, se così vi garba, irradiatevi in frecce infinite, prodigatevi, scialacquate, buttatevi via: io implodo, crollo dentro l'abisso di me stesso, verso il mio centro sepolto, infinitamente.
Da quanto tempo nessuno di voi sa più immaginare la forza vitale se non sotto forma d'esplosione? Le ragioni non vi mancano, lo riconosco, il vostro modello è l'universo nato da uno scoppio forsennato le cui prime schegge ancora volano sfrenate e incandescenti ai confini dello spazio, il vostro emblema è l'accendersi esuberante delle supernovae che sfoggiano la loro insolente giovinezza di stelle sovraccariche d'energia; la vostra metafora favorita è il vulcano, a dimostrare che anche un pianeta ben adulto e assestato è sempre pronto a scatenarsi e a prorompere. Ed ecco ora i fornelli che sfolgorano nelle più lontane plaghe del cielo convalidano il vostro culto della deflagrazione generale; gas e particelle veloci quasi quanto la luce si scagliano da un vortice al centro delle galassie a spirale, straripano nei lobi delle galassie ellittiche, proclamano che il Big Bang dura ancora, il grande Pan non è morto.
(...)Sia lode alle stelle che implodono. Una nuova libertà si apre in loro: elise dallo spazio, esonerate dal tempo, esistono per sè, finalmente, non più in funzione di tutto il resto solo loro possono essere sicure d'esserci veramente.
"Buchi neri" è un soprannome denigratorio, dettato dall'invidia: sono tutto il contrario di buchi, non c'è nulla di più pieno e pesante e denso e compatto, con un'ostinazione nel reggere la gravità che portano in sè, come stringendo i pugni, serrando i denti, inarcando la gobba.
Solo a queste condizioni ci si salva dal dissolversi nell'espansività traboccante, nelle girandole delle effusioni, dell'estroversione esclamativa, delle effervescenze e escandescenze.
Solo così si penetra in uno spazio-tempo in cui l'implicito, l'inespresso non perdono la propria forza, in cui la pregnanza di significati non si diluisce, in cui il riserbo, la presa di distanza moltiplicano l'efficacia di ogni atto.
Non distraetevi arzigogolando sui comportamenti inconsulti di ipotetici oggetti quasi stellari ai malcerti confini dell'universo: è qui che dovete guardare, al centro della nostra galassia, dove tutti i calcoli e gli strumenti indicano la presenza di un corpo di massa enorme che però non si vede. Ragnatele di radiazioni e di gas, rimaste impigliate forse dal tempo degli ultimi schianti, provano che là in mezzo giace uno di questi cosiddetti buchi, ormai spento come un vecchio cratere. Tutto ciò che ci circonda, la ruota di sistemi planetari e costellazioni e rami della via lattea, ogni cosa nella nostra galassia si regge sul perno di questa implosione sprofondata dentro se stessa. E' quello il mio polo, il mio specchio, la mia patria segreta. Non ha nulla da invidiare alle galassie più lontane il cui nucleo sembra esplosivo: anche là ciò che conta è quel che non si vede. Neanche di là viene più fuori nulla, credetemi: ciò che sfolgora e vortica a velocità impossibile è solo l'alimento che verrà stritolato nel mortaio centripeto, assimilato all'altro modo di essere, il mio.
Certo, alle volte mi pare di sentire una voce dalle ultime galassie.
- Sono Qfwfq, sono il te stesso che esplode mentre tu implodi: io mi spendo, mi esprimo, mi diffondo, comunico, realizzo ogni mia potenzialità, io veramente esisto, non tu, introverso, reticente, egocentrico, immedesimato in un te stesso immutabile...
Allora mi prende l'angoscia che anche al di là della barriera del collasso gravitazionale il tempo continui a scorrere: un tempo diverso, senza rapporto con quello rimasto al di qua, ma ugualmente lanciato in una corsa senza ritorno.
In questo caso l'implosione in cui mi getto sarebbe solo una pausa che mi viene concessa, un ritardo frapposto alla fatalità cui non posso sfuggire.
Qualcosa come un sogno o un ricordo passa per la mia mente: Qfwfq sta fuggendo la catastrofe del tempo, trova un varco per sottrarsi alla sua condanna, si lancia attraverso la breccia, è sicuro di essersi messo al sicuro, da uno spiraglio del suo rifugio contempla il precipitare degli eventi da cui è scampato, commisera con distacco chi ne è travolto, ed ecco che gli sembra di riconoscere qualcuno, sì, è Qfwfq, è Qfwfq che sotto gli occhi di Qfwfq ripercorre la stessa catastrofe di prima o di dopo, Qfwfq che nel momento di perdersi vede Qfwfq salvarsi ma non salvarlo.
- Qfwfq salvati! - grida Qfwfq, ma è Qfwfq che implodendo vuole salvare Qfwfq che esplode, o il contrario? Nessun Qfwfq salva dalla deflagrazione i Qfwfq che esplodono, i quali non riescono a trattenere nessun Qfwfq dal loro inarrestabile implodere.
Ogni percorso del tempo procede verso il disastro in un senso o nel senso contrario e il loro intersecarsi non forma una rete di binari regolati da scambi e da svincoli, ma un intrico, un groviglio...
So che non devo dare ascolto alle voci, nè dare credito a visioni o a incubi. Continuo a scavare nel mio buco, nella mia tana di talpa."

(*) da "Cosmicomiche" di Italo Calvino



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