Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 6° | N° 21 |
| Settembre 1997 | Pag. 3° | Ada Cortese |

TEORIA FIGLI DI LUCY O FIGLI DELL'UOMO?
Considerazioni sparse attorno alla dinamica dell'essere
e della sua non secondaria determinazione.
La dinamica essenziale coincide con la riconoscibilità dei principali momenti evolutivi dal big-bang a tutt’oggi.
"Sappiamo" che essa consiste del lavoro che il pensante originale ha svolto e svolge per raggiungere la piena consapevolezza del suo esserci.
"Sappiamo" che in questo susseguirsi di salti evolutivi l’essere tutto si è strutturato secondo organizzazioni psichiche sempre più complesse da quelle dei minerali, a quelle vegetali, a quelle animali.
Prima della comparsa dell’uomo, i tre regni condividevano, pur nella grandiosa differenza che distanzia l’uno dall’altro, sostanzialmente lo stesso psichismo: in essi il pensiero operante era inconscio e la struttura pensante o psichica poteva così essere schematizzata: "io so-di me-e dell’altro da me".
Lasciando da parte il discorso sulla materia inorganica, è evidente che nel mondo organico tale struttura regola il meccanismo dell’attacco/fuga del vivente unicamente secondo la necessità della propria sopravvivenza... fino all’uomo.
Con la comparsa del sistema uomo nasce un nuovo grado di consapevolezza e la struttura psichica o pensante diventa: "io-so-di sapere-di me-e dell’altro da me".
Nasce con l’uomo la consapevolezza della consapevolezza circa la distinzione tra soggetto e oggetto, funzionale alla conoscenza stessa del mondo che l’uomo doveva operare.
Ed egli conobbe e nominò materia, piante e animali.
Sappiamo inoltre che, proprio in virtù di tale lavoro, egli piano piano riconobbe di portare in sè quel Verbo che era all’inizio e di coincidere con esso.
In virtù di tale lavoro egli concepì il quarto regno, quello della sua rigenerazione nello spirito e di esso cominciò a parlare duemila anni fa.
Il regno del Figlio dell’Uomo è il regno dell’uomo che riconosce nell’altro uomo un se stesso secondo sostanza ed essenza, cioè secondo pensiero; è il regno in cui dunque è tolta la separazione.
E’ il regno in cui l’identità non è più riposta nell’ego del sistema uomo, il quale non perchè sia "cattivo", cerca dominio e potere su un sempre più crescente numero di oggetti (gli altri umani in prima linea), ma perchè così semplicemente lo determina ancora la sua natura psichica: dominata dalla separazione che rende tutti gli altri semplici oggetti.
Nel sistema uomo il potere è del soggetto che "sa" degli altri (che sono oggetti), dunque "sapere di" equivale ad avere "potere su" e poichè l’uomo del regno animale sa di sapere di sè in rapporto a quanto potere ha sugli altri (l’oggetto), egli diventa il peggiore e più pericoloso animale, proprio perchè egli non agisce sull’"oggetto" solo in quanto alla sua sopravvivenza ma per "esistere" sempre di più secondo l’ego.
E poichè appartiene all’ego la funzione che discerne, il mondo non può che frammentarsi sempre di più, psicotizzarsi sempre di più.
La scienza della natura dunque prevede ancora solo tre regni: il regno minerale, quello vegetale e quello animale.
L’uomo è ancora contemplato tra gli animali, per quanto speciale.
Lo spirito non è ancora considerato "naturale" sicchè manca il Regno umano (o "divino"), quello di cui le Scritture parlano.
Allora la dinamica evolutiva essenziale dell’essere a tutt’oggi di questo si sostanzia: del passaggio dall’animale uomo, quello per cui i problemi di materia e istinti e particolarismi hanno la priorità, all’uomo totale, quello che si sa tutto pensiero e come pensiero percepisce gli altri uomini.
Il passaggio è dal sentirsi figli di Lucy, la "scimmia" africana, a figli dell’uomo, come Cristo per primo riconobbe.
Solo nell’uomo che si riconosca figlio dell’uomo, "ri-nato", lo spirito può prender corpo, il pensante infinito universale ritrovare la sua integrità e la sua salvezza, la dinamica essenziale sapere di se stessa fino in fondo.
Se qualcuno da sempre ne parla, è pur vero che questo regno è già tra noi anche se c’è chi ancora non lo vede nè forse lo vedrà mai.
Non ci si rivolge a chi non ha il terzo occhio. Non ci si capirà mai.
Più l’uomo procede nella consapevolezza, meno ha familiarità con il linguaggio animale. L’inadeguatezza al mondo della sopraffazione umanoide può essere segno dell’appartenenza al nuovo regno, importante è porre attenzione ai giudizi secondo ovvietà.
Si rischia di perdere il meglio di sè concedendosi alle etichette degli "esperti".
Da sempre la verità è il bene più ricercato dall’umanità.
Essa non è forse definibile ma è sperimentabile. E l’esperienza di essa appartiene ai veri umani, i figli dell’uomo che chiudono il cerchio dell’evoluzione umana e stabiliscono l’era di tutte le riconciliazioni e di tutti i riconoscimenti.
Solo la verità dà pace: la pace della certezza del proprio essere quale espressione finita del pensante infinito.
Sappiamo che esistono tanti uomini di vera pace.
Di sicuro siamo molto più vicini di quanto non possano dire le parole o le personali e differenziate esperienze.
Ci dà gioia incredibile percepire queste presenze al di qua e al di là del confine dei sensi.
E’ sempre a questi spiriti che, per lo più inconsciamente, rivolgiamo le nostre riflessioni.
E’ da loro che esse ci giungono. E da tutte queste presenze, che poi sentiamo coincidenti nell’unica presenza pensante, noi sempre ci sentiamo amati, protetti, voluti più di quanto noi si sappia amare, proteggere, volere.
Ed è questa presenza, unica e sparsa ma ormai consapevole di sè, che ci dà coraggio, spudoratezza e libertà.
Ada Cortese
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