Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1997 Pag. 6° Simonetta Figuccia

Simonetta Figuccia

 MITI E LEGGENDE 

MANTIDE RELIGIOSA

Simbolo del potere femminile negativo,
divora il maschio dopo averlo usato.

Mantide deriva dal greco Mantis-idos che significa profeta. E’ un genere di insetto Pterigota, chiamato volgarmente pregadio.
Le mantidi sono tutti insetti carnivori, che si nutrono di piccoli vertebrati.
Sono insetti molto voraci, la femmina è nota perchè divora il maschio.
La mantide religiosa è senza dubbio uno degli insetti più spettacolari della natura e gli uomini l’hanno da sempre considerata con timore e rispetto.
Con timore, perchè, guardandola da vicino, e dimenticando la sua eleganza naturale, siamo colpiti dall’aspetto mostruoso del suo capo.
Secondo molte credenze popolari la mantide porta il malocchio.
Il nome "mantis" che significa profetessa è già di per sè significativo.
La sua comparsa nell’antichità preannunciava la carestia e la sua sinistra ombra, una disgrazia agli animali che incontra.
Aristarco riferisce come essa fosse ritenuta responsabile della mala sorte: è addirittura il suo sguardo a portare male a colui che viene fissato. A Roma era noto il suo potere magico: se qualcuno si ammalava veniva detto " la mantide ti ha guardato".
Con rispetto anche a causa della sua postura che sembra essere quella della preghiera: le sue zampe sollevate fanno pensare a mani giunte. La tradizione popolare l’ha chiamata "Prego Dio", quindi aveva anche un aspetto benefico.
In altre tradizioni è un’indovina, e indica il cammino ai bambini smarriti perchè intuisce per istinto dove sia il lupo. Questo dicono molte cantilene infantili. Tra gli insetti è l’unica a poter dirigere il proprio sguardo, come ha osservato l' entomologo Fabre, e come dice Callois, "gli altri insetti possono solo vedere, la mantide invece può guardare!" Tuttavia la caratteristica più particolare della mantide è che essa divori il maschio durante o dopo l’accoppiamento.
Avviene persino che lo decapiti prima del coito, sfruttando solo la forza nervosa del maschio per poi divorarlo interamente. La mantide inghiotte il maschio sia con l’organo sessuale che con la bocca. Quest’ultima è minacciosamente armata e sappiamo come la psicoanalisi abbia trovato forti connessioni tra dentatura e sessualità. Da lì deriva l’immagine della vagina dentata delle donne possessive o castratrici.
La crudeltà sessuale della mantide è stata spiegata in vari modi: alcuni naturalisti hanno notato che la cavalletta, una volta decapitata, eseguiva meglio e più a lungo movimenti riflessi e spasmodici a cui veniva sollecitata.
Un cannibalismo sessuale viene attribuito anche alla vipera che si diceva mozzasse la testa al maschio nel momento dell’orgasmo.
La mantide è dunque raffrontabile alla "vergine velenosa" che i Tedeschi chiamavano Giftmadchen, che uccideva gli uomini con la sola arma della sua vagina avvelenata. E’ un simbolo della donna divoratrice.
Molti messaggi onirici, così come molte vicende relazionali, ci portano a riflettere sulla donna "divoratrice di uomini", sulla violenza di questa dinamica.
- Una donna vede la propria madre che divora gli uomini.
- Una donna, si pulisce la bocca sporca di sangue, perchè ha appena divorato suo marito.

La psicoanalisi ha trattato ampiamente il tema dell’archetipo della madre, della madre negativa e divoratrice.
Madre negativa e madre divorante spesso sono sinonimi.
L’archetipo della madre, come ogni archetipo, possiede una quantità infinita di aspetti.
Se nell’aspetto positivo le proprietà del materno alludono a ciò che è benevolo, protettivo, a ciò che favorisce fecondità e nutrizione, nell’aspetto negativo esso è istinto, impulsività, abisso, ciò che divora, seduce ed intossica.
L’archetipo della madre, sperimentato nella sua variante negativa, può indurre il cosiddetto complesso materno negativo.
Il complesso materno negativo ha conseguenze differenti sul figlio o sulla figlia.
Per la figlia, si potrà manifestare con un rafforzamento degli istinti femminili, o con una loro estinzione.
Un'ipertrofia dell’eros o un'atrofia, come difesa estrema dal mondo della madre.
Si può manifestare nella figlia, un eccessivo sviluppo dell'eros, che quasi regolarmente conduce ad un'inconscia relazione incestuosa col padre.
La gelosia verso la madre e il desiderio di soppiantarla e distruggerla, diventano i motivi conduttori di questo tipo di donna, "mantide", che ama relazioni sensazionali in sè e per sè.
Essa è attratta da situazioni triangolari, che le permettano di far naufragare il rapporto.
Si tratta di una personalità femminile particolarmente inconscia, immediata e cieca nel suo modo di agire.
L’inconscietà in questo caso è violenta: la mantide appare crudele ma persegue un suo scopo nell'utilizzare il maschio.
Qual'è la sua finalità?
Il potere egoico.
Il potere femminile divora il maschio, oggetto di competizione, riducendolo a trofeo da esibire.
La donna identificata totalmente col mondo dell’eros, utilizza la propria bellezza, il corpo, come strumento di seduzione, di "irretimento", e l’uomo cade nella trappola approntata dalla mantide. Ella è appagata dal divoramento, dall’enorme potere che esercita e da cui dipende.
Ciò la costringe alla ripetizione della dinamica: trovare una nuova vittima per continuare a sconfiggere le donne rivali.
Finchè il terribile gioco del divoramento non viene messo a fuoco nella sua drammaticità, la donna cacciatrice mieterà sempre nuove vittime, precludendosi ogni possibile via di sviluppo.
Solo lasciando davvero il potere e la continua competizione con il mondo femminile e omosessuale, (il mondo della madre per l’appunto), ella potrà nascere a nuova identità: il mondo materno potrà essere vinto, l’oggettualità trasformata, l’uomo potrà finamente essere riconosciuto come un soggetto altro da amare e non un trofeo delle proprie vittorie, perchè finalmente il logos, la funzione riflessiva, avrà trovato accoglienza.
Solo dall’unione tra eros e logos, potrà nascere nuova vita.
Sono molto diffuse le dinamiche di divoramento, competizione e potere in campo "sentimentale", e non è facile riconoscere in sè questi aspetti così poco edificanti.
Solo grazie alla riflessione il violento mondo "di natura", può essere trasformato, e anzichè rapportarci da "insetti" potremo iniziare a rapportarci da esseri umani....


Simonetta Figuccia


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