Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1997 Pag. 10 Maria Campolo
 MITI E LEGGENDE 

IL CANTO DI ULLIKUMMI

"Ascoltate, o dèi che siete nei cieli e nella terra oscura! Che ascoltino le potenze divine e gli dèi antichi, i padri e le madri ascoltino! Canterò dèi potenti e le gesta di Ullikummi!"

Nei tempi antichi, Alalu era re nei cieli. Finchè Alalu sedette sul suo trono divino, il potente Anu, il primo fra gli dèi, si presentava al suo cospetto; egli si prosternava ai suoi piedi e gli porgeva la coppa.
Per nove anni Alalu regnò nei cieli.
Giunto il nono anno, Anu gli diede battaglia e lo vinse. Alalu fuggì alla sua vista e si avviò verso la terra oscura e Anu si insediò sul trono.
Kumarpi, il potente, gli forniva il cibo; giunto il nono anno Kumarpi diede battaglia ad Anu e quando non riuscì più a sostenere il lampo degli occhi di Kumarpi, Anu se ne fuggì, come un uccello che s'invola verso il cielo. Kumarpi gli si precipitò dietro, afferrò Anu per i piedi e lo precipitò giù dal cielo.
Anche Kumarpi dovette subire la sorte dei suoi predecessori, allorchè il dio della tempesta, con l'aiuto di altri dèi, lo vinse e si insediò sul trono come re del cielo.
Kumarpi però non si arrese, non si nascose in lande oscure, nel suo spirito medita il male contro il dio della tempesta.
Il dio rimugina nel suo animo saggi pensieri: li sgrana come perle di una collana.
Pensati che ebbe questi pensieri nel suo animo, si alzò dal trono, prese in mano la sua verga, calzò ai piedi i venti come sandali veloci e si diresse verso un luogo dove c'era una grossa pietra.
Il suo desiderio si accrebbe ed egli si coricò con la Pietra. In essa pose la sua virilità e così la possedette.
Di notte la Pietra mise al mondo il figlio di Kumarpi e le dee lo posero sulle ginocchia del padre.
Kumarpi si rallegrò per questo figlio. Lo strinse al cuore, lo accarezzò; gli diede un nome fausto Ullikummi. "Che possa salire in cielo e regnarvi, che possa abbattere il re della tempesta." Poi chiamò le dee Ishirra e disse loro: "Prendete questo fanciullo e portatelo nella terra oscura! Fate in fretta! Ponetelo come una freccia sulla spalla destra di Upelluri (l'equivalente di Atlante)." Il giovane corpo di Ullikummi, fatto di diorite, pietra durissima, si ingrandì tanto che il mare gli giunse alla cintura come fosse un perizoma.
Come una torre, Ullikummi si ergeva, e crebbe tanto da raggiungere la divina dimora degli dèi.
Quando il dio della tempesta vide allora la spaventosa diorite dallo sgomento gli caddero le braccia.
Invano egli diede battaglia ad Ullikummi perchè questi si ingigantiva sempre più facendo tremare terra e cielo.
Il dio Ea, il dio che sussurra buoni consigli, si rivolse a tutti gli dèi e disse: "Perchè volete distruggere l'umanità? Forse gli uomini non offrono sacrifici agli dèi? Se lo farete, nessuno si prenderà cura degli dèi, nessuno più offrirà loro pani sacrificali." Ea si recò presso Upelluri e disse: "Upelluri ignori forse la novità?
Non conosci quel dio poderoso che Kumarpi ha costruito per contrapporlo agli dèi, per tramare contro il dio della tempesta? Si è alzato come una torre, ha ostruito i cieli, la sacra dimora degli dèi." Upelluri rispose ad Ea:
"Quando hanno innalzato sopra di me i cieli e la terra io non ne sapevo nulla. Quando sono venuti ed hanno separato il cielo dalla terra con una mannaia, non ne sapevo nulla ugualmente. Ora mi duole un poco la spalla destra, ma non so di quale dio si tratti." Appena Ea ebbe udite queste parole spostò la spalla di Upelluri e si accorse che la diorite vi era attaccata come una freccia.
Ea si rivolse allora agli dèi antichi:
"Ascoltatemi, antichi dèi, voi che conoscete le parole dei tempi andati! Schiudete gli antichi depositi dei padri e degli avi! Si tolgano gli antichi sigilli degli antenati e poi si suggellino di nuovo! Si porti l'antica mannaia di rame con cui essi hanno disgiunto il cielo dalla terra. Si taglino i piedi a Ullikummi, che Kumarpi ha costruito per farne l'antagonista degli dèi." Poi si rivolse agli dèi e li incitò affinchè tornassero a combattere la spaventosa diorite.
Gli dei si radunarono e ripresero coraggio. Cominciarono a muggire come mandrie contro Ullikummi.
Il dio della tempesta salì sul suo carro e come il tuono discese verso il mare e ingaggiò il combattimento contro la diorite.
Ullikummi quando lo vide lo incitò al combattimento e si vantò di quel che aveva progettato di fare: "Nei cieli assumerò il regno. Distruggerò te, occuperò la celeste dimora, scaccerò gli dèi dal cielo!" Ma ormai la linfa che egli estraeva dalla terra attraverso i piedi stando sulla spalla dell'ignaro Upelluri non giungeva più a lui ed egli soccombette all'attacco del dio della tempesta.
Fu così che l'ordinamento del cosmo fu ritrovato e con esso furono salvi gli uomini che poterono continuare a prendersi cura degli dèi.
Il "canto", di cui ci siamo limitati a riportare le fasi salienti, fa parte di un ciclo di miti dell'Antica Anatolia detti del "Regno dei Cieli".
Questa teogonia, di origine hurrita, è frutto di un pensiero elaborato a contatto con idee religiose sumeriche e della Siria settentrionale, probabilmente nell'Alta Mesopotamia a partire dai primi secoli del II millennio a.C.
Le tavolette che hanno permesso di ricostruire il pantheon hurrita, sono state ritrovate negli archivi reali di Bogazkoy.

Bibliografia:
"Le religioni dell'Anatolia Antica" di Maurice Vieyra- tratto da"Storia delle Religioni" a cura di H.C. Puech - ed. Laterza; C.W. Ceram "Civiltà sepolte" - ed. Einaudi


Maria Campolo


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