Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1997 Pag. 11 Maria Campolo
 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

VIAGGIANDO PER L'EGEO TRA ISOLE E MEMORIA.

Secondo la cartina, il mare sul quale stiamo navigando ora si chiama Egeo. L'uomo, un francese, accanto a me, consulta anche lui la cartina, e come me scruta quell'isola che si intravvede sulla destra: sarà quella Itaca?
Dobbiamo esserne sicuri; lo chiediamo l'uno all'altra, poi passiamo la domanda all'ufficiale.
Sì, è Itaca ci risponde con un tono che omette "...e allora? " Quasi quasi sono scandalizzata, poi ci ripenso, lui non può sapere dei miei sogni ad occhi aperti, mentre, ragazzina, studiavo le gesta del "mio" eroe.
E' per questa piccola isola che non appare neppure molto ospitale che "lui" ha rinunciato all'eterna giovinezza e ha affrontato nuovamente il mare.
Un mare forte non nel senso che solitamente si intende ma possente.
E' sempre teso, il vento lo schiaccia e gli impedisce di innalzarsi con grandi onde.
Rimane nervoso, come se la potenza inespressa covasse sotto la superficie dell'acqua.
Il cielo, per tutto il tempo del viaggio, è azzurro, puro.
Non una nuvola. Poi dall'orizzonte ad una ad una si presentano le isole Cicladi con le loro case e strade bianche e i grandi fiori coloratissimi.
Quel passato che ha reso celebre questi luoghi sembra essere tutto concentrato a Delos, isola sacra e luogo di pellegrinaggio dell'antichità, che ritrova oggi la vita solo quando arrivano con i traghetti i turisti, poichè nessuno abita sull'isola.
La nave che avrebbe dovuto portarmi su un isola del Dodecanneso ha deciso di cambiare i suoi scali, pazienza, mi adeguo, e scopro Rodi.
Cammino lungo le sue strade che hanno nomi di poeti e filosofi; quando hanno finito di costruire la città, rimasta da allora pressochè intatta, Colombo non aveva ancora scoperto il Nuovo Mondo.
Poco distante dalla moschea, c'è una delle tante piccolissime chiesette che sorgono in Grecia. Questa è particolarmente piccola, è stata costruita su resti di un tempio romano tanti secoli fa.
All'interno un Cristo benedicente mi guarda attraverso il fumo delle candele.
Sto bene seduta qui nel silenzio. Il monaco esce e mi lascia sola. Piango, un ricordo lontano affiora.
In sinagoga stanno pulendo, fra qualche giorno sarà festa grande, spiega un'anziana signora che parla benissimo l'italiano.
Ha un tatuaggio ormai sbiadito sul braccio: è il suo "numero", ricordo del campo di concentramento.
"Ricordati che l'alba del nuovo giorno non viene solo per te, ma anche per te.", recita un proverbio ebraico che, mi dice, l'accompagna da tanti anni.
Ogni mattina ringrazia Dio perchè, nonostante tutto ciò che ha visto e sofferto, non è impazzita e ha vissuto ancora giorni sereni.
E poi a Patmos: il canto liturgico bizantino durante la funzione greco-ortodossa accompagna i gesti del prete. Il canto, di cui non capisco le parole, ha una suggestione antica.
Mi porta il ricordo di me bambina a Messa quando ancora veniva celebrata in latino.
Anche allora quelle parole non avevano significato per me, ma ne subivo il fascino dolce e rassicurante.
Intanto il papas si è tolto il copricapo, e i lunghi capelli neri scendono sulle spalle. Si porta il Libro alla fronte e invoca: Sophia.
La sera prima a cena con Irini, le avevo spiegato cosa significa filo-sofia, lo ha scritto, per non dimenticarlo, sul suo diario.
Amore per la sapienza.
Ora è accanto a me in chiesa; anch'io vado a prendere un pezzetto di quel pane che il prete distribuisce.
Lo spezzo con Irini e lo mangiamo guardandoci negli occhi.
Irini. Lei non sa l'italiano, io non conosco il greco.
Entrambe non sappiamo che quattro parole d'inglese, eppure ci conosciamo intimamente, ciò che di importante c'è da dire lo abbiamo comunicato l'una all'altra.
Domani un'altra isola. Chissà com'è.
Mentre luoghi nuovi si susseguono vivo un movimento di andata e ritorno; un mettere a fuoco dentro e fuori di me.
Le isole, il mare.
C'è sempre quel vento che a volte mi fa rabbrividire nonostante il sole caldo.
Sono legata al mare, sono a casa mia. Riconosco le mie origini in questo ma re. Ci apparteniamo io e il mare, il suo profumo è il mio.
A Patrasso il poliziotto ci aiuta a trovare un albergo, è gentile, poi chiede come mai alla nostra età viaggiamo senza auto e con lo zaino in spalla: di solito sono i ragazzini che viaggiano così...
Sorrido.
L'abito fa ancora il monaco?
E poi quanti anni ho?
E' bello il cielo notturno così limpido, il Grande Carro è basso all'orizzonte tanto che sembra appoggiarsi sulla collina.

Maria Campolo


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