Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 1998 Pag. 4° Laura Ottonello

Laura Ottonello

 ATTUALITA' 

LUIGI DI BELLA

L'archetipo del vecchio saggio, incarnato stavolta nel medico modenese, scuote la coscienza sociale sottraendo la rivoluzione epistemologica ai salotti accademici.

La vicenda esplosa tramite il prof. Di Bella, scottante non solo da un punto di vista scientifico ma fondamentale anche su un piano simbolico, in quanto stravolge tutto un sistema di pensiero consolidato, sta mettendo sottosopra un paese e le sue istituzioni. Un’esistenza dedicata allo studio e alla ricerca, trascorsa nell’ombra, come nella migliore tradizione di antica memoria, è venuta finalmente alla luce perchè il ricercatore, non avendo più nulla da perdere su un piano personale, si è messo apertamente in gioco.
Una trasmissione televisiva è stata la miccia che ha acceso definitivamente la questione: ciò che si è dato è non solo una contrapposizione tra opinioni diverse ma un crogiuolo pieno di spunti che portano al ribaltamento della visione che l’uomo ha di se stesso.
Da un lato i medici si accaniscono nel difendere la validità delle loro strategie terapeutiche esaltando i risultati statistici; dall’altro Di Bella non si risparmia nel dire, con distacco, cose terribili che dovrebbero risvegliarci dal torpore coscienziale. Denunce aperte sugli enormi interessi economici che si nascondono dietro i "grandi centri", perplessità sulla reale efficacia della chemioterapia, riserve sul significato della valutazione statistica e sulla autenticità delle pubblicazioni scientifiche (con tanto di nomi), denunce aperte all’ignoranza di molti suoi colleghi di spicco.
Gli viene chiesto perchè, 40 anni fa, non gli fu concesso di continuare le sue promettenti ricerche; egli risponde che sono le stesse ragioni di oggi: invidia, questioni di potere e di controllo di mercato (l’imperialismo della chemioterapia), pregiudizi... I farmaci che egli usa sono conosciuti da molto tempo fin negli atomi; se ne è studiato a fondo ogni aspetto.
Perchè allora dargli dello stregone, deriderlo o umiliarlo (come è stato in televisione) e non accettare le sue tesi?
Forse - e in molti l’hanno capito - è qualcosa di grande che si spezza: un equilibrio, una sorta di "terapia di Stato" che incarna e perpetua uno stile di pensiero, una logica rigida: quella oggettivante, tipica non solo del metodo scientifico ma della coscienza occidentale moderna.
Sicchè l’uomo (e il corpo dell’uomo) come simbolo finisce col perdere quelle caratteristiche che lo rendono un insieme polisemico dai molti significati, diventa simulacro, oggetto da sezionare, pezzo da curare o variabile statistica...
E l’uomo, anche quello di scienza sia ben chiaro, resta sempre e comunque sullo sfondo, incapace di afferrare il senso, di orientarsi, di procedere.
Per dirla con le parole dello stesso Di Bella: "La scienza, a forza di voler sapere tutto (ed è impossibile) elimina tutto quanto di buono è stato fatto prima, vi è un accanimento scientifico (una cecità egoica, aggiungo io) che deforma l’indagine, che ha il fine in se stessa e non nella meta (che è poi la cura). La scienza distrugge il buon senso." Sono parole forti e importanti che scuotono e fanno riflettere, per il discorso che sta dietro.
Nei vari dibattiti che si sono susseguiti si è parlato spesso di libertà di scelta, allargando tale facoltà anche al medico, che così viene restituito al suo naturale (e spesso smarrito) statuto di persona, nonchè ad un rinnovato senso di responsabilità professionale.
Libertà che nel paziente è talvolta offuscata o inibita da una sorta di intimidazione da parte di un fantasmatico potere che detiene la vita e la morte. Libertà che offre al paziente non solo la possibilità di scegliere (e allora dovrebbe essere informato sul serio e responsabilizzato, finalmente!) ma anche quella di rientrare in una dimensione esistenziale che gli restituisce senso e dignità di soggetto umano. Si è parlato di cura personalizzata: importante e valida - dicono gli esperti - ma quasi impossibile da attuarsi per la procedura dei protocolli. (Come se fosse possibile massificare e standardizzare le risposte umane!)
Limite ma anche punto di forza - risponde Di Bella - non è solo recupero del rapporto medico/paziente, ma condizione di base per una valutazione completa e reale dell’individuo. Il risultato del suo metodo porta alla scomparsa del tumore (soprattutto per alcuni) oppure, nel miglioramento delle condizioni generali, il tumore resta e il paziente accede ad una nuova filosofia esistenziale che lo vede convivere con la sua patologia.
La diatriba implica un disorientamento generale che nasce dalla necessità di ridimensionare quel delirio di onnipotenza che vorrebbe detenere il potere sulla vita: basti pensare agli esperimenti genetici (la proposta di clonazione umana), ai trapianti multipli, alla fecondazione artificiale, assistita o su commissione, per vedere ciò che sta accadendo.
La polemica scatenata da Di Bella diventa il tramite e l’occasione di un appassionato movimento d’opinione: malati, medici, magistrati, politici e gente comune si attivano, si scontrano, promuovono iniziative.
Sono eventi intrisi di grande emotività, ma non solo. Non si tratta unicamente di voler salvaguardare la propria salute ma di un dinamismo profondo e collettivo scatenato da forze archetipiche, forme presenti da sempre nell’uomo che, saltuariamente, emergono nella storia per apportare contributi allo sviluppo coscienziale. La figura portante di questa forte mobilitazione energetica evoca l’Archetipo del Vecchio Saggio e la ricerca del senso.
Oggi siamo pronti ad un salto. Forse è finito il tempo del lavoro svolto in sordina nei tunnel sotterranei della ricerca poichè l’Essere è pronto ad accogliere il principio dialettico dei contrari e l’uomo può reggere il peso della contraddittorietà, uscire dagli schemi angusti di un determinismo che non lascia alcuno spazio all’imprevisto.
Questa è la portata di un dinamismo così forte, sollevato da un uomo che, come l’analista, ama e lotta in prima persona e oggi sente di poter emergere, e ne trova il coraggio in virtù di un interesse sovrapersonale.
Questo, forse, ricercano inconsciamente tutte quelle persone che, spinte dalla speranza, si vogliono riappropriare non solo della vita ma anche della morte: dietro la malattia c’è sempre qualcosa di profondo da recuperare.
Nell’alienazione anche il diritto a morire va perduto poichè nel silenzio, nella menzogna e nella solitudine di una corsia d’ospedale, la morte è negata e ciò che ci viene espropriato dal potere della scienza medica ci priva così anche del suo significato collettivo.
C’è da augurarsi che quanto sta accadendo ci aiuti a crescere coscienzialmente. Il rischio, per i più "distratti" è che la vicenda tutta si diluisca e attutisca la sua potenza trasformatrice tramite quel gioco sottile e pericoloso che si nasconde dietro un certo modo di fare informazione, dietro i mass media, gli strilli, il sensazionalismo e una spettacolarità che alla fin fine, digerita nella solita, quotidiana e apatica indifferenza, non dice più nulla.


Laura Ottonello


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