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Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 1998 Pag. 9° Simonetta Figuccia

Simonetta Figuccia

 MITI E LEGGENDE 

IL VAMPIRO

L'immagine del vampiro, così diffusa nei sogni e nella vita delle persone, è la forma più drammatica di parassitismo psicologico

Il pipistrello è un animale caratterizzato da molteplici significati simbolici la cui natura ambigua (è un mammifero munito di ali) ha suscitato l’attenzione di molte culture.
In Occidente viene considerato una creatura lugubre, ed è temuto per la sua leggendaria propensione ad impigliarsi nei capelli degli uomini.
I racconti su una specie di pipistrello sudamericano, il vampiro, che succhierebbe il sangue degli uomini, hanno contribuito al fatto che in Europa, l’innocuo pipistrello, che si ciba di zanzare,venisse considerato simbolo sempre più negativo.
Il pipistrello è un' incarnazione delle forze sotterranee, distruttore della vita e divoratore della luce, divinità della morte.
Il pipistrello, topo e uccello, rappresenta l’essere che si blocca in una fase della sua evoluzione verso l’alto.
Non è più al grado inferiore, istintuale, ma non ancora a quello superiore.
Uccello mancato, esso è un essere mostruoso, è la realizzazione di un cattivo volo, di un volo nero, di un volo basso; rappresenta allora l'evoluzione spirituale che è stata intralciata.
In occidente il pipistrello resta un mammifero volante che odia il giorno e ama le tenebre, che riesce a vedere al buio e dorme a testa in giù.
Non è un caso che molte credenze relative a spettri succhiatori di sangue usino come supporto naturale questo animale.
Questa immagine mortifera e disumana ha ispirato la figura del vampiro Dracula.
Il vampiro è un morto che si pensa esca dalla tomba per venire a succhiare il sangue ai vivi.
Dracula ne è l’incarnazione tipica.
E' una figura del folklore europeo oltre che personaggio letterario creato dallo scrittore Bram Stoker.
Alla figura reale di Vlad Tepes, signore famigerato per la sua crudeltà nella guerra contro i turchi, si sono mescolati motivi leggendari.
Dracula è un morto che torna nel mondo dei vivi per succhiar loro il sangue dalle vene, suo elisir di vita, trasformando anch’essi in vampiri.
Le vittime divengono dunque vampiri a loro volta: il fantasma tormenta il vivo con le paure, il vampiro lo uccide e gli sottrae la forza vitale. Egli sopravvive attraverso la sua vittima. Si sottolinea la dialettica persecutore - perseguitato, divoratore - divorato.
Il vampiro rappresenta la brama di vivere che rinasce ogni volta e che invano cerchiamo di dominare.
Il vampiro però trasferisce sull’altro questa fame divoratrice.
Quando l’uomo si assume la propria responsabilità, il vampiro svanisce.
Finchè sopravvive, non si è risolta una problematica fondamentale. Si è corrosi, divorati, si diventa un tormento per sè e per gli altri nella misura in cui non si è capaci di alcun autogoverno.
L’immagine del vampiro, così diffusa nei sogni e nella vita delle persone, è la forma più drammatica di parassitismo psicologico.
Succhiare il sangue altrui, la forza vitale, il veicolo della vita e dell’anima, significa alimentare dipendenza morbosa e patologica, disconoscendo il fatto pur così evidente che il sangue scorre nelle vene di ognuno.
Questo innesca un circolo vizioso di morbosa dipendenza in cui il proprio lato oscuro porta morte intorno.
Continuare a vampirizzare l’altro significa rinunciare ad una propria evoluzione spirituale.
Il vampiro è figura notturna, diabolica, divoratrice, e come molti altri simboli analoghi si collega all’immmagine dell’inconscio divoratore e distruttivo.
Tomba, Vampiro, Drago, Acqua risucchiante sono tutte immagini del materno negativo e divorante come dice bene il sogno di un bambino di 5 anni.
> Sono con la mamma nella tomba e arriva Dracula e io sono terrorizzato.<
Tomba, madre e vampirizzazione sono strettamente collegati e non sempre alludono alla madre reale, anche se spesso costei (come nel sogno qui riportato) con la tenerezza morbosa con cui perseguita il figlio fino all’età adulta, può nuocergli gravemente.
Se non ci affranchiamo dalla dipendenza e dalla nostra inconscietà, anche noi diverremo vampiri, sebbene questo atteggiamento cannibalico sia spesso contrabbandato per grande attenzione all’altro.
Il Vampiro richiama l’imago materna che rappresenta proprio l’inconscio, con il quale possiamo entrare o meno in dialogo.
Se ciò non avviene, se la paura dell’incesto simbolico non viene superata, restando preda di un inconscio vissuto come terrifico o mortifero, si attua una paralisi progressiva dell'energia vitale, la libido, che ci rende dipendenti a vita da altre persone verso le quali non mancheremo di provare odio, invidia e livore, o saremo condannati a sopravvivere come zombi, come morti viventi, in una sorta di limbo in cui il sentire non trova spazio.
Allora dovremo rubacchiare la vita o l’esperienza altrui, come guardoni dell’altrui ricchezza.
Sono molti i sogni che parlano dell’invasione degli zombi e degli uomini devitalizzati a riconfermare questo rischio per ogni soggetto che rifiuti di farsi responsabilmente carico della propria vita.
Ma queste sono anche immagini collettive che segnalano il rischio di una società sempre più basata sul consumo, e quindi sul presunto diritto di avere, mangiare, riempirsi e placare ogni angoscia per il famigerato benessere.
Vampirismo è passività, delega, restare a simulare voli riflessivi che non sono tali.
E’ esperienza ricorrente anche nei gruppi.
C’è quindi contrasto tra una possibilità di volo riflessivo, a partire dal confronto con le più primitive forme di rapporto e consumo della nostra esistenza ai livelli minimi di coscienza, oppure, l’incontro col vampiro, col mostro che è in noi, ancora una volta è carburante per un'umile e risanante trasformazione.
Spesso, in analisi, quando contattiamo la nostra incapacità di trarre energia vitale da noi stessi e ci consapevolizziamo di essere sempre protesi a nutrirci della energia vitale altrui, di spiare le vite degli altri, stiamo contattando un aspetto oscuro e vampiresco, molto più diffuso nel nostro modo di rapportarci di quanto non crediamo.
Nutrirsi, divorare, fare dell’altro un oggetto che debba riempire i nostri vuoti, farsi carico e lenire le nostre ansie, è una forma di violenza psicologica molto diffusa.


Simonetta Figuccia


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