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Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 1998 Pag. 10° Maria Campolo
 SCHEDE 

IL FUTURISMO

"Il gesto per noi non sarà più un momento fermato del dinamismo universale; sarà decisamente la sensazione dinamica eternata come tale."

L’Europa dei primi anni del Novecento vide fiorire, nel campo delle arti figurative, la ricerca di nuovi moduli espressivi: i "fauves", il cubismo, i primi orientamenti espressionisitici e, in Italia, il futurismo.
Questo movimento artistico-letterario non si può circoscrivere esclusivamente all’ambito delle arti perchè il programma di rinnovamento che proponeva investiva anche il senso del vivere e i modelli di comportamento.
I futuristi si resero conto che la società europea aveva imboccato la strada dell’industrializzazione e simpatizzarono con i componenti della nuova realtà: le macchine, le grandi industrie, le metropoli, l’automobile e il nuovo mito, la velocità.
"Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità; un'automobile da corsa col suo cofano adorno da grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo... Un'automobile ruggente che sembra correre sulla mitraglia è più bella della Vittoria di Samotracia." Così si esprimevano nel loro manifesto programmatico circa la "bellezza nuova" dove proclamavano che il futurismo è contro l’arte del passato fatta di freddo ossequio a tradizioni stantie e quindi così esortavano: "Uccidete il chiaro di luna! (...) Date fuoco agli scaffali delle biblioteche! (...) Sviate i corsi dei canali per inondare i musei! (...) Impugnate i picconi, le scuri e i martelli e demolite, demolite senza pietà le città venerate." Si auspica una rivoluzione radicale dove gli intellettuali e gli artisti rappresentano l’impulso spirituale del genio. Ma "sotto il gusto dello scandalo e il disprezzo per la borghesia si cela un inconsapevole e involontario opportunismo". (Argan)
E’ cioè una rivoluzione borghese.
Le contraddizioni certo non mancano in questo movimento: essi si dicono contro il romanticismo ma vogliono un’arte fortemente emotiva che esprima gli stati d’animo; pur esaltando la tecnica, la vorrebbero poetica e lirica; si proclamano socialisti, ma le lotte operaie non interessano loro, anzi vedono nell’intellettuale d’avanguardia la nuova aristocrazia. Sono internazionalisti, ma annunciano che la cultura mondiale sarà salvata dal "genio italiano". Anche in politica il nazionalismo prevale: si schierano dalla parte degli interventisti poichè vedono nella guerra l’"igiene del mondo", così come tuona Marinetti, il fondatore stesso del futurismo quale movimento culturale.
Nel 1910 esce il Manifesto tecnico della pittura futurista dove si asserisce che il "dinamismo universale" è una condizione ineliminabile della nuova intuizione della realtà e della vita; ciò deve tradursi in "sensazione dinamica" nel linguaggio delle arti figurative.
Firmano il manifesto programmatico: Balla, Carrà, Boccioni, Russolo; aderiranno qualche anno più tardi anche Soffici, Prampolini e Depero.
Successivamente il futurismo raccolse tutte le forze vive dell’arte italiana tra cui alcuni giovani pittori che più tardi prenderanno direzioni diverse: Morandi, Rosai, Martini, Melli, Ferrazzi. Tra questi artisti spicca per intuizione e per le sue opere una personalità notevole: Umberto Boccioni. Nato a Reggio Calabria nel 1882, studia la pittura post impressionista, conosce Balla nel 1900 a Roma e nel 1907 si trasferisce a Milano dove, con il gruppo di artisti sopra citato, elabora il Manifesto della pittura futurista.
In quegli anni dipinge La città che sale, Idolo moderno e la trilogia Stati d’animo, opere che dimostrano con quanta passione Boccioni cerca la strada che lo porti al dinamismo come tale. Si reca a Parigi e qui conosce un altro modo di fare ricerca: i problemi che l’arte si pone "non nascono da facili entusiasmi per la modernità, bensì da interessi che da oltre un secolo travagliano le coscienze." La serietà e l’impegno dell’artista sfociano in una mostra allestita nel 1912.
In questa occasione egli scrive: "Pur ammirando l’eroismo dei nostri amici cubisti ci dichiariamo assolutamente opposti alla loro arte. Pur ripudiando l’impressionismo, noi disapproviamo energicamente la reazione attuale che vuole ucciderne l’essenza, cioè il lirismo e il movimento. (...) La simultaneità degli stati d’animo nell’opera d’arte: ecco la meta inebriante della nostra arte. (...) Bisogna che il quadro sia la sintesi di quello che si ricorda e di quello che si vede. (...) Tutti gli oggetti tendono verso l’infinito mediante le loro linee-forza (...) che sono come i principi o i prolungamenti dei ritmi che gli oggetti imprimono alla nostra sensibilità." Boccioni si dedica allo studio del movimento di un corpo umano che cammina rapidamente; da questi studi esce un’opera scultorea che non ha l’intento di rendere vivo il movimento di un corpo o le rapide variazioni della luce su di esso, ma piuttosto egli cerca la forma che un corpo in velocità assume ,che è plasticamente diversa da quella dello stesso corpo in stato di quiete; la forma deve essere la sintesi tra l'anatomia del corpo e quella dello spazio.
Boccioni, negli scritti critici e teorici, testimonia il suo intento di trovare quel fattore che permetta la fusione tra oggetto e spazio, superando così il dualismo che caratterizza la cultura tradizionale. L’unità del reale non deve esprimersi solo attraverso un procedimento razionale, del solo pensiero, ma attraverso la sensazione fortemente emotiva della realtà. Per Boccioni l’azione dell’artista deve tendere ad unificare la realtà rendendola più emozionante.
Anche Balla, altro esponente di spicco del futurismo, studia il dinamismo, ma a differenza di Boccioni egli prescinde dall’immagine visiva per dare l’immagine psicologica del moto. Balla ha il gusto della sperimentazione, passa dal divisionismo allo studio di quei ritmi che sono indipendenti dall’oggetto in movimento.
Boccioni, come altri futuristi, morirà durante la prima guerra mondiale a cui partecipa come volontario. Alla fine del conflitto il movimento si scioglie e alcuni dei maggiori esponenti passano ad altre correnti.
Al futurismo va riconosciuto il merito di aver cercato di creare un’arte moderna che dialogasse con gli altri movimenti artistici europei. Le opere dei futuristi non testimoniano solamente una ricerca artistica ma anche la nuova società che stava nascendo, con illusioni e contraddizioni che si svilupperanno tragicamente negli anni successivi.

Bibliografia: G.C.Argan "L’arte moderna" ed. Sansoni; S. Guglielmino "Il Novecento"


Maria Campolo


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