Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Home Anno 07° N° 24
Giugno 1998 Pag. 2° Ada Cortese

Ada Cortese

 EDITORIALE 

PARANOIA, ANSIA, PAURA


Zoomata sul meccanismo arcaico paranoide e sulle novità evolutive ad esso connesse

Il meccanismo paranoide conduce il vivente, conscio di sè e dell’altro da sè (il resto del mondo), al costante allertaggio verso l’ambiente circostante da cui può raggiungerlo ogni forma di aggressione: paura dell’altro che tende a conquistare il territorio sfrattandoci, paura che qualcuno attenti alla nostra vita, paura che l’altro ci porti via la femmina e con essa, la nostra piccola porzione di eternità, paura delle forze naturali, ecc.
La paura, che nasce dalla conoscenza diretta dell’oggetto che la produce - ho visto il leone mangiare la gazzella, io gazzella ho paura, ho visto un fulmine colpire un mio compagno di specie, io suo compagno ho paura,... - la paura dicevo si trasforma in ansia progressivamente e proporzionalmente al numero di esperienze dirette a cui il vivente ha assistito uscendone dunque vivo, salvo.
L’ansia si forma per prevenire la paura, ossia per evitare di trovarsi nella condizione di contatto diretto con l’oggetto della paura.
L’ansia è dunque "buona" ed è gestibile fino a che essa, quale frutto e discendente della paura, permette di contenere e prevenire la paura stessa.
L’ansia costringe il vivente a "simulare" preventivamente la condizione di paura e ad elaborare un sistema di strategie capace di evitarla.
Noi umani siamo cresciuti nella coscienza, nel pensiero e nella nostra cultura, grazie a questa capacità interiore che altro non è se non spazio interiore atto a contenere l’immagine senza doverla più concretamente vivere (rischiando di morire).
L’ansia è dunque funzionale al crescere della coscienza perché la induce all’esercizio della pre-visione, la pre-visione dell’evento che si vuole evitare o dell’evento che si vuole raggiungere (anche in questo secondo caso, raggiungere un obiettivo significa attenzione costante a tutti gli ostacoli che possono frapporsi tra noi e la realizzazione del progetto).
Ma ci sbagliamo se pensiamo che sia l’ansia da sola a poter elaborare soluzioni e strategie. Essa non diventa creativa, non partorisce novità essendo capace solo di indurre simulazioni, ossia immagini anticipate di ciò che si teme insieme al vissuto di sofferenza che poi molto non si discosta dalla paura se non perchè l’oggetto è ancora mentale. Immagini interiori che possono paralizzare il soggetto stesso. Ecco allora il successivo passo: il meccanismo paranoide. Esso implica l’ ossessivo pensiero del "nemico" che non pensa ad altri se non a noi e alla nostra "morte" proprio così come noi non pensiamo ad altro che a lui.
Il pensiero costante dell’ostacolo, del nemico, coniugato all’istinto di autoconservazione e alla capacità di pre-vedere la situazione ansiogena (a sua volta capace di pre-vedere la situazione concreta della paura), produce mobilitazione di tutte le risorse cerebro-psichiche capaci di sviluppare la "strategia".
Il meccanismo paranoide dunque ha prodotto la capacità di pre-vedere la situazione ansiogena che, come abbiamo visto, da sola non sa immaginare che la condizione della paura, ossia l’esperienza diretta con l’oggetto della paura.
In genere noi sappiamo che le nostre situazioni ansiogene sono "prevedibili" , siamo dunque entro la paranoia funzionale alla conservazione e crescita della nostra coscienza e della nostra identità.
In altre parole, non siamo impreparati e indifesi avanti all’ansia in genere perché v’è in noi ormai impresso il processo completo che ha dato origine alla coscienza e che sempre, ogni volta, torna a salvarla, la paranoia funzionale: mi aspetto pericolo? Rifletto su di esso, il che significa che mi mobilito, immaginifico, progetto e risolvo.
Spesso però nel mio lavoro di analista, mi capita di assistere a situazioni altrui in "individuale" o "in gruppo" in cui la normale e ormai millenaria acquisizione dell’automatismo paranoide funzionale si blocca e regredisce alla precedente situazione ansiogena: il soggetto non sa più procedere, ne’ gestire la situazione con alcuna strategia perché è già interiormente, ossia immaginificamente, nel mondo della paura.
Del lato paranoico funziona in eccesso il pensiero ossessivo del "nemico". Il persecutore si esteriorizza, torna la situazione paurosa.
L’oggetto pericoloso è reale e incombente.
Questa credo sia la filogenesi del quadro sintomatologico dominante caratterizzato per l'appunto da ansia, fobie e panico.
(Prosegue nella pag. successiva)

Ada Cortese


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