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Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Giugno 1998 Pag. 4° Laura Ottonello

Laura Ottonello

 PROFILI 

OSCAR WILDE

"L’Amore si nutre di immaginazione, per mezzo della quale diventiamo più saggi, migliori, più nobili;per mezzo della quale vediamo la vita come un tutto unico, possiamo comprendere gli altri nei rapporti reali".

Oscar Wilde (1854-1900)
Nasce a Dublino il 16 ottobre, da William, eminente oculista, e Jane Elgee, poetessa e traduttrice.
Attende agli studi classici al Trinity College di Dublino e poi a Oxford.
Nel 1878, trasferitosi a Londra, scrive il suo primo poema "Ravenna".
Si fa ben presto notare come poeta, ma anche come esteta, secondo le idee e gli atteggiamenti di un movimento rivolto a un’arte "inutile", libera da ogni principio morale e legata a uno stile di vita sganciato dall’arte.
Nel 1882 viene invitato negli Stati Uniti per tenere un ciclo di conferenze. Ritornato in Europa, si trasferisce a Parigi dove scrive due drammi romantici: "Vera" e "La duchessa di Padova".
Nel 1884 sposa Constance Mary Lloyd e dal loro matrimonio, che si conclude nel 1893, nasceranno due figli. Durante questi anni collabora a giornali e riviste, pubblica fiabe e racconti tra i quali: "Il principe felice", "La casa dei melograni", "Il delitto di Lord Arthur Savile" e il celebre romanzo "Il ritratto di Dorian Gray". Scrive in francese "Salomè" per Sarah Bernhardt che, a Londra, non fu rappresentata per il veto del Lord Ciambellano.
Nel 1886 conosce Robert Ross che lo inizia all’omosessualità e gli sarà amico fedele fino alla morte.
Altre deliziose commedie scritte in questi anni sono: "Il ventaglio di Lady Windermere" (1892) , "Una donna senza importanza" (1893) , "Un marito ideale" e il suo lavoro teatrale più noto "L’importanza di chiamarsi Ernesto", entrambe del 1895.
Già dal 1893 la sua amicizia con Lord Alfred Douglas mostra la sua pericolosità procurandogli non pochi fastidi e suscitando scandalo agli occhi della buona società. Nel 1895 viene processato per il reato di sodomia.
Entrato in carcere, è processato anche per bancarotta, i suoi beni sono messi all’asta; sua madre muore poco dopo e intanto viene condannato per due anni ai lavori forzati.
E’ durante il periodo del carcere che scrive una delle sue opere più toccanti "De profundis".
Sarà Ross a tenerne una copia e a farla pubblicare, come esecutore testamentario, 30 anni dopo la sua morte.
L’ultima opera è "Ballata del carcere di Reading" che termina nel 1898 dopo essere uscito di prigione, durante un soggiorno a Napoli, dopo aver ancora incontrato più volte e viaggiato con Alfred. Tornato a Parigi apprende della morte della moglie e, dopo un paio d’anni di spostamenti, il 30 novembre del 1900 muore di meningite.

Contesto storico
E’ l’età vittoriana che coincide con l’apice della potenza nazionale. Culturalmente, il regno della regina Vittoria caratterizzò la Gran Bretagna come paese di elevate virtù civiche e morali, espresse in una forma rigida che portarono al noto "moralismo vittoriano".
E’ l’epoca di un forte imperialismo i cui presupposti ideologici sono fondati sul moralismo, l’efficienza e il rigore. Il dominio britannico, cui il ministro Chamberlain aderì contribuendo a rafforzare l’ondata imperialista, si basava sulla superiorità della razza britannica e sulla necessità di una missione civilizzatrice.

Il pensiero
La vita e l’opera di Wilde non hanno mai cessato di appassionare studiosi e lettori; lo dimostrano le numerose biografie che gli sono state dedicate.
Da tutta la sua opera si comprende che era un uomo di spirito dotato di una fine intelligenza le cui provocazioni e il rifiuto a mostrarsi serio preparano il terreno ad una nuova cultura. Radicale nelle sue scelte anche a costo di pagarne un prezzo elevato, scrive a più riprese in "De profundis": "Il vizio supremo è la superficialità. Qualunque cosa si attui è giusta." Come possiamo non trovare attuale questa affermazione? Le sue opere, che spesso nei non-sensi avevano lo scopo di non dire proprio nulla, trattavano, tra le righe, argomenti fondamentali e innovativi per la mentalità del tempo: arte e religione, sesso e morale, emancipazione delle donne e schiavitù dell’uomo.
Nella sua paradossalità talvolta irriverente nei confronti dei benpensanti esprime il genio, la passione, la tragedia e l’ideale romantico. Ma dietro i suoi manierismi, le provocazioni, le pose (si dice, ad esempio, che andasse in giro per Picadilly con un girasole in mano) c’è un temperamento che se pure è stato giudicato e bandito nel suo tempo per lo scandalo suscitato dalla sua condotta, è invece qualcosa che precorre i tempi.
La modernità dell’"Earnest", l’opera teatrale più nota e rappresentata, si basa sull’assurdo e il non senso, elementi che non hanno precedenti nella letteratura anglosassone e costituiscono un’avanguardia rispetto alle linee prevalenti dell’epoca.
Nello stesso periodo autori sparsi un po' ovunque esprimevano un pensiero che andava demolendo la filosofia materialistica e, con essa, un vecchio moralismo stantio. Bernard Shaw, Nietzsche, Bergson, William James o Spencer, tutti andavano nella stessa direzione: capovolgere le idee e gli ordini precedenti.
"Dietro il suo personaggio" Wilde andava in quella stessa direzione.
Gli ultimi anni della sua vita, trascorsi nel dolore e nell’espiazione, culminano nella lettera-confessione "De profundis" dedicata ad Alfred, un’opera in cui, accanto ad una profonda e consapevole accettazione della sofferenza, scrive parole toccanti che sgorgano dal cuore, in una ricerca di senso che lo porta spesso ad evocare la figura del Cristo: "Egli è il principe degli innamorati... un poeta... è il supremo individualista..." Cristo è amato per il carattere immaginativo della sua natura, è il cuore palpitante del romanticismo. Cristo è come il vento, che "soffia dove vuole, e nessuno può dire di dove venga o dove vada...
In lui è tutto il colore della vita: il mistero, la singolarità, la suggestività, l’estasi, l’amore." Quel vizio che lui stesso considerava patologia, non si limita ad una storia d'amore omosessuale ma, per come si è svolta, è testimonianza di una radicalità che non lo ha risparmiato e il tramite di una ricerca interiore che non può confondersi con moralismi: come un "demone" interiore, quell’amore dal vago sapore iniziatico, lo ha penetrato e trasformato.
Lacerato dal dolore di aver amato troppo il problematico Alfred scrive: "L’Amore si nutre di immaginazione, per mezzo della quale diventiamo più saggi... migliori... più nobili...; per mezzo della quale vediamo la vita come un tutto unico... possiamo comprendere gli altri nei rapporti reali... L’Odio acceca... dal punto di vista intellettuale è la Negazione Eterna. Dal punto di vista delle emozioni è una forma di Atrofia e uccide tutto fuorchè se stesso." Come ha scritto Jorge Luis Borges in "Altre inquisizioni" (1952):
"...Wilde, un uomo che conserva, nonostante le abitudini del male e della sventura, un’invulnerabile innocenza."

Laura Ottonello


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