Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 07° | N° 24 |
| Giugno 1998 | Pag. 9° | Tullio Tommasi |

RICERCHE IL LASER SORGENTE DI AMORE
inventeremo nuovi laser, nuove sorgenti di luce, nuove sorgenti di amore.Nello studio della luce si possono distinguere due teorie, contrapposte fra loro eppure entrambe esaurienti: la luce intesa come onda elettromagnetica oppure come sistema di particelle (fotoni).
Tale dicotomia si presenta anche nello studio della materia dove, per indagare il suo ( nostro) universo microscopico, si è passati da una concezione particellare a una visione ondulatoria (meccanica quantistica).
Storicamente, se per la luce la vecchia teoria ondulatoria è stata affiancata da quella corpuscolare, per la materia è accaduto il contrario. Quindi anche nella fisica, simbolo alto della dualità oggetto-soggetto, modo per conoscere il mondo oggettivato con lo strumento della razionalità, le certezze positivistiche sono via via cadute e sono ormai accettate teorie inconciliabili, nella contrapposizione insanabile onda-particella (continuo-discreto): la concezione dualistica del mondo crea nuovi dualismi.
Ma il fascino che esercita tale libertà di creare teorie poi convalidate sperimentalmente apre un diverso sguardo sulla realtà: il fuori da noi assume nuove colorazioni e non è più un oggetto così ovvio.
L’oggetto incomincia a non essere più inerte "altro da se stessi", incasellabile in teorie rassicuranti e nel contempo le nostre oggettivazioni vengono venate dalla libertà del soggettivismo. D’ altronde il principio di indeterminazione di Heisenberg, pilastro della meccanica quantistica, afferma che lo sperimentatore (il soggetto) nel momento in cui studia la materia, modifica le condizioni oggettive.
E tale modificazione è ineliminabile, va al di là della precisione degli strumenti di indagine: è una caratteristica insita nel quadro teorico utilizzato.
Esportando queste considerazioni nell’indagine della coscienza, si potrebbe dire che il sistema soggetto-oggetto, l’uomo adamico che ha coscienza di sè come soggetto e vede l’altro come oggetto, mostra anch’esso una stanchezza e un’usura, una contraddizione e un’inadeguatezza che, al pari di un principio di indeterminazione o di una dualità onda-particella, generano nuove considerazioni, o meglio, nuovo sentire. Lo strumento di indagine non può però più essere la razionalità, il principio di non contraddizione proprio di ogni teoria oggettivante.
La razionalità, ovvero il capire, è una riflessione della coscienza che indaga l’esterno o anche se stessa, ma sempre in un sistema oggetto-soggetto.
L’intuizione, ovvero il sentire, è una riflessione in un sistema in cui gli oggetti hanno assunto dignità di soggetti e il soggetto stesso, noi stessi che sentiamo, intuisce di essere anche oggetto, in una sintesi che conduce a un piano riflessivo superiore.
Ama il prossimo tuo come te stesso, ovvero senti l’altro come soggetto.
Come per le teorie scientifiche, questo nuovo sentire assume validità quando esiste uno stesso sistema di riferimento (se non si vuole rientrare nella categoria dei visionari o degli psicotici) e quando l’esperimento convalida la teoria con la sua ripetibilità (per non vivere come miracolo fugace un particolare stato della coscienza).
Il sistema di riferimento è rappresentato dagli altri che sentono come te. Di questo sentire comune non è possibile avere la prova scientifica, ma tale certezza di cui spesso abbiamo bisogno e che non troviamo (e che fa tanto scrivere di incomunicabilità) perde di significato quando passiamo dal vecchio sistema al nuovo: ci basta allora intuire che l’altro senta come noi.
Come vediamo la luce fisica (e nessuno mette in dubbio tale fatto) per poi teorizzare su di essa, l’ essere è sentito.
Come la validità dell’esistenza della luce è data dai nostri occhi e poi il pensiero utilizza tale dato, così il nostro esserci è sentito, non solo con i cinque sensi comuni, ma con un’intuizione (un sesto senso).
Non dubitare dell’esistenza della luce equivale allora a non dubitare dell’esistenza dell’essere, non solo il proprio, ma l’essere tutto che ci comprende.
Tale constatazione può essere banale, il problema è che troppo spesso ci dimentichiamo di questo esistere, del nostro esistere.
Il semplice sentire che si è vivi è soffocato dalle contingenze del mondo e diamo per scontato il nostro esserci, dando per scontato (oggettivando) l’altro, che così perde il lato divino, la vita, e diventa semplice oggetto di piacere, oggetto di amore, oggetto di contrasto, oggetto di rancore. Il singolo soggetto dimentica sè e diventa oggetto tra oggetti: in un’immediatezza isterica o in una razionalità ossessiva.
La ripetibilità dell’esperimento consiste nella presenza, che arriva non più come straordinaria ma sempre più quotidiana. La sperimentazione avviene in noi: la comunicazione (verbale, fisica, di sguardi, atteggiamenti, ecc.) è il nostro esperimento. La ricerca allora indaga modi di comunicare e di pensare che amplifichino la presenza di ciascuno di noi.
Tornando alla luce e alle due teorie che il pensiero ha creato su di essa, se da un lato questo esempio conferma la sempre maggiore frammentazione che un pensiero solo razionale determina, è anche vero che l’ingegno umano è capace di grande sintesi: l’invenzione del laser deriva dall’applicazione della teoria ondulatoria e di quella corpuscolare in un unico contesto: la risonanza delle onde tra due specchi e, nel contempo, i fotoni che collidono con la materia gassosa o allo stato solido determinano l’esistenza del laser.
Il laser: sorgente di luce monocromatica, luce pura, coerente, potente, emessa in fasci strettissimi, luce che non esiste in natura in forma continua. Il pensiero ha così creato la natura.
La scienza, partendo dai cinque sensi, sta generando miracoli, sta costruendo la realtà ed essendo il suo campo di indagine l’oggetto, usa come strumento la vecchia e utile logica. Quando è l’essere l’argomento di indagine non è più possibile basarsi su modi oggettivanti, pena parlare sull’essere, ma non essere.
L’essere non viene principalmente percepito dagli usuali trasduttori che fungono da interfaccia mondo/essere, ma c’è un contatto diretto, o comunque diverso, senza intermediazioni di occhi.
La codifica e definizione degli strumenti alla base di questo sentire non è facile nè precisa, ma questo sesto senso, questo nuovo percepire, questo qualcosa che per semplicità chiamiamo intuizione confluisce in uno stato che non saprei altrimenti chiamare se non amore.
Amore dunque: nelle forme note e nuove che ci invada, se davvero vogliamo essere.
Se nella scienza il mezzo (la teoria e l’esperimento) ha il fine della conoscenza del mondo oggettivo e della sua trasformazione (tecnologia), nell’ indagine sull’ essere lo strumento e il fine coincidono: l’amore fine a se stesso.
Togliendo dal letargo le nostre potenzialità iniziamo davvero a pensare, ovvero pensiamo il nostro sentire, e sentiamo. Il laser è il risultato di una sintesi della dualità particella-onda. Quello che esiste come prodotto finale è la luce, al di là delle teorie antitetiche (che pure sono necessarie per crearla).
Le varie dualità che ancora ci opprimono (soggetto-oggetto, corpo-spirito, maschile-femminile, ...) possono anch’esse arrivare a nuove sintesi. C’è ancora da lavorare in quanto siamo abituati a pensare nella vecchia logica, necessaria per modificare gli oggetti ma inadatta alla modificazione di noi stessi. Eppure lo sforzo è necessario, vitale: solo così inventeremo nuovi laser, nuove sorgenti di luce, nuove sorgenti di amore.
Tullio Tommasi
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