Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Giugno 1998 Pag. 11° Umberto Caruzzo
 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

SPUNTI D'UN VIAGGIO NEL PACIFICO

"Venerdì o il limbo del pacifico" è il libro, M.Tournier l'autore e questo un riassunto emozionale.

Da quando l’uomo ha cominciato a costruire imbarcazioni, nel contempo si è cominciato a parlare di naufragi.
Il pieno e movimentato fluttuare dell’acqua mi sommuove e commuove più dell’immobilità e apparente vuoto dell’aria.
Scampare ad un naufragio non mi è ancora capitato.
E’ tuttavia possibile per chi, come me non si muove utilizzando piroscafi e battelli, far ricorso all’immaginazione o scaraventarsi dentro un libro e fare finta che... C’è comunque la possibilità di emozionarsi.
"Venerdì o il limbo del pacifico" è il libro, M. Tournier l’autore e questo un riassunto emozionale.
Robinson tocca terra dopo esservi stato più volte gettato e risucchiato via.
Ora è aggrappato ad una roccia e il mare non riesce più a riprenderselo.
Non c’è più nessuno dell’equipaggio intorno e la bagnarola chissà dov’è finita, ma per il momento che importa.
La roccia è lì, dura sicura.
Un tutt’uno con le sue mani, le gambe, il ventre la faccia anche se punge.
Dove si trova? E’ notte? Giorno? E’ salvo sulla sua roccia. Si ricorda che stava navigando al largo del Cile ma potrebbe essere anche l’India o la Groenlandia. L’unica cosa che conta è quel metro quadrato di pietra che stringe e da cui è abbracciato.
Beh ora gli elementi si vanno placando e Robinson (per gli amici Robin), più morto che vivo, si risveglia sulla spiaggia.
E’ ormai chiaro che qui non si parla di viaggiare: qui si naufraga.
Ci si perde senza sapere se ci si può ritrovare. Nel mare della nostra navigazione siamo più attorniati da scogliere inaccessibili che ci ributtano in continuazione a mare che da bianche spiagge o punti d’approdo.
Il refolo d’aria che soffia ci consente a malapena di sentirci in vita. E comunque sono le tempeste che ci fanno vacillare in modo pauroso e tremendo.
Ci trovano soli e oso dire che se così non fosse non sarebbero neppure tempeste.
Robin, dopo una perlustrazione superficiale, si rende conto di essere su un’isola deserta, e s’apparecchia subito ad una ciclopica impresa: costruire una nave di grande stazza per andarsene dall’isola.
Nel suo improvvisato cantiere, giorno dopo giorno l’enorme barca cresce. Lentamente ma la forma si delinea. Una silouette agile e possente al contempo, cabina di pilotaggio, un enorme albero per una mastodontica vela.
E’ finita. Già è proprio finita, infatti chi la metterà ora in acqua - Robin da York - 'sta cattedrale? Ci vorrebbero tutti i galeotti del Regno Unito per smuovere il mastodonte che infatti resta e intarmolisce.
Robin comunque, un po' per necessità un po' perchè è solo, comincia a pensare e pensarSi.
Fa qualcosa di molto semplice. Scava un tronco e costeggia la sua isola. Certo ha già perlustrato il territorio. Da buon occidentale ha provveduto alla costruzione di una sua residenza. Si è proclamato e conferito più di un titolo. Ha promulgato una specie di costituzione per il territorio. Ha dato un nome ad ogni cosa e niente è rimasto fuori dalla sua influenza...
Rimane una sola cosa da compiere dopo aver perlustrato palmo a palmo la superficie ed aver circumnavigato le coste: deve andarci dentro.
All’interno della sua dimora Robin si trova di fronte ad un’apertura da cui è irresistibilmente attratto. S’appresta alla discesa ma l’accesso è molto stretto e non gli consente d’andare oltre. Eccolo quindi costretto ad un’operazione di levigatura. Si unge il corpo e, nudo, la testa in avanti, intraprende la discesa. Un budello, un esofago terroso che termina con uno slargo. Lo spazio s’adatta alla perfezione per accoglierlo.
Il corpo suo aderisce perfettamente alla superficie dell’interno. Buio pesto e la solitudine della solitudine, ma nel nucleo dell’isola è possibile vedere e la pienezza è totale.
Tra poco arriva Venerdì... l’incontro con l’altro: destabilizzante ma finalmente possibile. In poco tempo accadono fatti apparentemente accidentali che sovvertono completamente azioni, ritmi, sicurezze, fino a culminare nell’esplosione e conseguente distruzione della casa.
E’ una goletta quella che incrocia poco lontano dalle coste dell’isola e gli avvenimenti ora precipitano.
Si viene a sapere che l’arco di tempo teso fra il naufragio e questo nuovo sbarco copre un lasso di 28 anni più qualche spicciolo... Robin era entrato in una dimensione atemporale quando il suo unico strumento di misurazione, una clessidra, si era fermato.
Il ritmo era solo interiore.
Adesso viene sommerso da una valanga di notizie: la tratta degli schiavi, il "sestante" sensazionale scoperta, Francesi che odiano Inglesi, Spagnoli contro Olandesi, ... Notizie, notizie, notizie...
Robin constata che di lui l’interlocutore non ne vuole sapere. "Che avrà mai da comunicare uno che non sa più niente da 30 anni?" La ciurma fa scempio di tutto quanto trova sull’isola; strappa ammazza sporca. La civiltà è approdata...
Dopo il pranzo a bordo, durante il quale Robin decide che da lì non se andrà, i due abitanti dell’isola tornano a terra, mentre il Biancouccello - tale è il nome dell’imbarcazione - se ne riparte.
Ma del finale non farò menzione, limitandomi ad augurare "Buona lettura" o "Buon naufragio".

Umberto Caruzzo


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