Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1998 Pag. 5° Paolo Cogorno

Paolo Cogorno

 RICERCHE 

ACCELERAZIONE COSCIENZIALE: UN FUTURISMO ATTUALE

Il Pensiero, i Sogni non distinguono tra presente passato e futuro, sembrano essere in una dimensione "altra" atemporale, in un presente continuo e talvolta in un unico punto: una specie di "luogo dove si formano i sogni".

All'inizio di questo secolo i futuristi dipingevano nei loro quadri la velocità, l'accelerazione, celebrandola con aerei, automobili, navi rappresentate in prospettive tortuose e vorticose; il movimento, il volo, l'accelerazione, lo spostamento nello spazio indicavano probabilmente una intuizione che risulta riconoscibile per tutto il "900", la velocità nel cambiamento del mondo.
Questo secolo si è caratterizzato di generazioni che non si riconoscono nella loro continuità, che entrano in conflitto e si contrappongono proprio a causa della rapidità dei cambiamenti in corso, l'evoluzione tecnologica che tanto ha sostanziato il futurismo e sulla quale spesso si puntano i riflettori di una mentalità oggettivante è ben poca cosa rispetto allo sviluppo del pensiero ed alla conseguente richiesta ed urgenza di evoluzione coscienziale.
Riconosco l'accelerazione coscienziale come una profonda manifestazione dell'esserci dell'Essere nella sua espressione evolutiva e "propulsiva".
La riconosco nella rapidità di cambiamenti di cui sono stato testimone in me stesso e nei miei compagni di cammino analitico, particolarmente in questo ultimo anno.
Gente "improbabile" entra in analisi, intuisce sente, direttamente da vicende della vita, da sogni, da accadimenti, da sincronicità di ogni tipo che é tempo, dico é tempo di co-scienza, di consapevolezza.
Non è più tempo, o meglio non c'è più tempo per la vecchia identità del pensiero, legata allo psichico, all'egoriferimento, ai rapporti umani nella loro prospettiva orizzontale.
E' altrettanto vero che tutto questo rimane ancora molto inconscio a livello del collettivo.
Ciò non toglie che questo sia anche già presente, veramente reale, nei sogni dell'uomo, nella stessa diffusa consapevolezza, per cui l'accelerazione tecnologica (senz'altro metafora stessa di questo discorso) non può più muoversi autonomamente senza una Coscienza che veda, interpreti, legga il contingente, la materia, le sue trasformazioni ed i suoi effetti sulla vita Umana.
Mi riferisco a manifestazioni concrete, in cui questa "protocoscienza" prende una forma collettiva e sovraindividuale: l'ONU, la FAO, la conferenza internazionale sul clima, sono tutte espressioni di questa coscienza, certo non scevre da contraddizioni, da ombre, ma comunque facenti parte di una consapevolezza diffusa e necessaria rispetto alla "interdipendenza universale" che noi conosciamo e sperimentiamo nei laboratori evolutivi GEA.
Il conflitto, l'attrito tra i due mondi (il vecchio ed il nuovo), tra vecchia e nuova coscienza é quindi molto forte, tanto da dirigere l'attenzione di molti sulla "fine", sulla distruzione, sulla morte.
Del resto è proprio questo il passaggio che riconosciamo nell'analisi quando si inizia a sperimentare soggettività simultaneamente ad una profonda nostalgia della interdipendenza, dello "psichico".
Questo punto del percorso é doloroso, lacerante e credo che qualcosa del genere si stia verificando proprio adesso nella comunità umana.
L'accelerazione coscienziale sembra essere strettamente in rapporto a quella "fine del mondo" tanto paventata quanto dichiarata da astrologi, cartomanti e quant'altro possa filtrare dal contraddittorio sottobosco "dell'esoterico".
Personalmente preferisco prendere le distanze da catastrofismi concretistici e parlare piuttosto della "fine di un mondo", il mondo del pensiero "psichico", un livello coscienziale che sembra in ottima salute per quanto ci è dato di vedere da ciò che ci circonda.
Ottima "salute" dello psichico, quindi, ma al contempo presenza di grandi segni di cambiamento e di cedimento dello psichico stesso.
Del resto, i segni di questa grande mutazione ci sono proprio tutti.
In testa senz'altro il volo che ha fatto il Pensiero, quanto a sviluppo della capacità introspettiva dell'uomo, in una manciata di decenni: mistica, filosofia, S. Freud, C.G. Jung, S. Montefoschi, GEA e lo sviluppo dei gruppi evolutivi.
Non meno significativi altri nuovi aspetti quali: la progressiva scomparsa dei sintomi cosiddetti nevrotici e il parallelo aumento delle manifestazioni "psicotiche", individuali e di gruppo, in tutte le loro forme compresa quella dell'attacco di panico, quest'ultima sempre più diffusa.
La "psicotizzazione" della comunità umana sembra sottolineare che la posta in gioco sia veramente alta, che ci siano sempre meno mezze misure, che tra il tutto ed il nulla, tra universalità e frantumazione ci sia veramente un soffio.
Recentemente abbiamo osservato in molti sogni la presenza dell'animale preistorico, del dinosauro.
La ricomparsa di un "Jurassic Park" in versione onirica sembra testimoniare quell'antichissimo livello della psiche, il cervello rettile, che tira i suoi ultimi colpi di coda . Esso si manifesta nell'inconscio collettivo proprio in un momento di salto evolutivo del Pensiero, quasi a ricordarci delle nostre origini.
A questo proposito cito due sogni che, arrivati quasi sincroni da due diverse sognatrici, mi sembrano molto significativi per la conferma del paradosso del salto evolutivo:
>M. sogna il suo analista insieme ad altre figure sulla baia di Riva Trigoso, un luogo molto significativo della sua infanzia, a metà della spiaggia due rotaie finiscono in mare. Vogliono fare il bagno ma qualcuno li avverte di mettere dei sandali di gomma perchè sott'acqua la rotaia potrebbe ferirli. Nuotano nel mare e M. nota che il promontorio, spaccatosi in due, forma una specie di quinta molto grande.
Nella spaccatura si vede della luce e scorci di scene di altra vita. Qualcuno dice che è l'altro mondo e M. si sente angosciata, ha paura che tutto precipiti perchè quello è "l'ombelico del mondo".<
>S. si trova con il suo analista vicino ad una casa della sua infanzia; un terremoto spacca il terreno e dalla spaccatura esce un grande dinosauro, mostruoso.<
In entrambe le situazioni oniriche sembra che l'analista, cioè il sottoscritto, sia chiamato ad essere testimone di un evento eccezionale: la terra si spacca o meglio si apre, la vecchia e nuova coscienza, il dinosauro e gli uomini mutanti si manifestano in tutta la loro conflittualità e propulsività evolutiva.
L'accelerazione coscienziale sembra anche essere in rapporto con un mutamento nella percezione spazio- temporale. In questo caso voglio riferirmi ad esperienze specifiche del percorso analitico.
Spesso ho immaginato il Pensiero come energia pura, come luce, come se in qualche modo, ne seguisse le "stesse regole fisiche".
Il Pensiero, i Sogni non distinguono tra presente passato e futuro, sembrano essere in una dimensione "altra" atemporale, in un presente continuo (dimensione del tempo) e talvolta in un unico punto (dimensione dello spazio), una specie di "luogo" dove si formano i sogni.
Quel luogo (o non-luogo in quanto non identificabile) deve essere Uno data l'evidenza dell'aspetto Universale e collettivo dell'onirico.
La fenomenologia è molto varia.
E' comunque esperienza comune percepire il divenire del tempo con accelerazioni e rallentamenti, come del resto non è infrequente in una analisi osservare una velocizzazione improvvisa del lavoro, del rapporto analitico, quindi della capacità di amare, magari dopo un periodo apparentemente di stasi.
L'accelerazione delle particelle di materia, quando arriva in prossimità della velocità della luce, altera lo spazio-tempo proprio come avviene nei sogni, negli stati meditativi, in alcune forme di coma neurologico, e certo in forme di coscienza molto evolute, dove probabilmente è possibile far convergere tutto il Pensiero, tutto l'Essere in un unico momento, in un unico punto.
Parrebbe possibile accelerare, ovvero spostare la coscienza sul lato affermativo ed evolutivo del divenire, del Pensiero, rallentare gli orologi, fermarli, alleggerire la pesantezza, la materialità dello psichico, dilatare, allargare gli spazi, e sempre più, paradossalmente, ri-conoscersi in un solo punto, nell'Uno che portiamo tutti dentro.

Paolo Cogorno


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