Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 08° | N° 27 |
| Marzo 1999 | Pag. 2° | Ada Cortese |

EDITORIALE IL VECCHIO CHE AVANZA
Ogni conservatore è stato rivoluzionario e ogni rivoluzionario diventerà un conservatore.
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L'evoluzione fa i suoi esperimenti dialetticamente ondeggiando tra le due sponde della conservazione e della trasformazione rivoluzionaria.
Nell'atteggiamento contraddittorio dell'uomo con la sua facoltà ricercatrice, creatrice e scientifica, si mostrano dunque i due bisogni altrettanto contraddittori e altrettanto naturali dell'evoluzione, dunque la loro rispettiva ragion d'essere:
- da un lato il bisogno di procedere con gli esperimenti della natura, in ciò obbedendo alla legge principale, che è quella naturale di continuare i tentativi per nuove forme che fin qui la natura ha ottenuto senza l'uomo;
- dall'altro il bisogno di frenare questo movimento operando violenza sulla natura imbrigliandola nella gabbia della conservazione.
Forse potremmo amare coscientemente la madre, la natura, potremmo tentare di far l'amore con essa proprio come nostri parenti delle tribù seppero e sanno fare: certo senza violentarla, senza rovinarla .
Forse è possibile un rapporto equilibrato con essa per nuovi concepimenti. Di sicuro la natura più di noi è disposta a rischiare se stessa se ha prodotto noi.
Perchè noi non dovremmo mettere a repentaglio noi stessi?Il Vecchio avanza nella incapacità di mettersi da parte; nel potere che non analizza se stesso; nella legislazione che vuol blindare l'evoluzione.
L'evoluzione, già lo sappiamo, procede per oscillazione tra rivoluzione e conservazione. Sono funzioni coesistenti e strutturalmente necessarie a determinare quello stato assolutamente transitorio ed instabile di consolidamento della forma.
La natura si è evoluta attraverso la codificazione delle specie nel loro DNA e noi umani consideriamo il nostro DNA l'attuale stato dell'arte dell'evoluzione.
Anche noi, come strutture nuove, consolidate e conservatrici, ci muoviamo tra le opposte sponde della rivoluzione e della conservazione.
Tutto ciò che rischia di compromettere la nostra egemonia viene per un verso osteggiato e distrutto con antibiotici, disinfestanti, disinfettanti, pesticidi, ecc.; cerchiamo di eliminare sistematicamente i nostri potenziali avversari e nemici che con noi si contendono l'ambiente evolutivo, sterilizzando, dunque uccidendo le forme di vita a noi avversarie.
Dall'altro lato noi stessi rappresentiamo, per esempio attraverso la scienza della genetica che ci ricostituisce nuovi creatori, uno strumento di accelerazione naturale che la natura ha saputo inventarsi e che paradossalmente prevede il nostro possibile autosuperamento (nella migliore ipotesi per noi) o superamento (nella peggiore ipotesi per noi).
Non c'è da stupirsi, all'interno di questo secondo momento, ovvero nel lato trasformativo e rivoluzionario, di come l'altro lato dialettico, il polo conservatore tenti di frenare l' antagonista con patetici provvedimenti che blocchino per decreto ogni modifica che possa compromettere l'egemonia del nostro genoma.
Il problema morale è se sia corretto intervenire sul DNA.
C'è da soffermarsi sul fatto che l'evoluzione si è realizzata attraverso i cambiamenti del DNA. Ora, che l'uomo abbia ereditato dalla natura tale facoltà ha un senso universale che sovrasta i timori delle piccole coscienze perse nel particolare.
Il tentativo della legge di impedire per decreto incarna allora il lato conservatore, oscurantista e proibizionista.
Nelle sperimentazioni sul genoma la natura non si può preservare e mette in gioco i risultati fin qua ottenuti.
L'evoluzione cerca varianza e genomi impazziti. Prima lo faceva attraverso i raggi cosmici, accidenti di varia natura. Poi ha inventato noi.
Per decreto noi ora cerchiamo di impedire genomi che possano compromettere il successo del nostro quando è proprio quello che vuole l'evoluzione perchè solo attraverso la critica del nostro genoma l'evoluzione può scegliere nuove possibilità!!!
Noi non vogliamo essere superati. Non c'è da stupirsi: la vita vuole se stessa sempre, nel cambiamento e nella conservazione. Ci troviamo nella strana condizione di essere per un verso lo strumento evolutivo e per l'altro di volere altrettanto naturalmente impedire ogni modifica che possa sottrarci dalla scena del mondo. Da tale immediata e naturale esigenza di immortalità nasce la filosofia dei pezzi di ricambio, dei trapianti, del rifiuto della vecchiaia, dell'accanimento terapeutico, delle leggi contro i prodotti transgenici, contro le fecondazioni artificiali, contro la clonazione e contro qualsiasi intervento sul genoma.
Ada Cortese
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