Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 1999 Pag. 4 Maria Campolo
 PROFILI 

ERASMO DA ROTTERDAM

"Facilmente discende nell'anima di tutti ciò che è massimamente conforme a natura. La filosofia di Cristo, che egli stesso chiama rinascita, che cosa è altro se non la restaurazione di una ben costrutta natura?"

All'inizio del Cinquecento l'Europa era attraversata da uno spirito di protesta contro il disordine morale e disciplinare della Chiesa.
La borghesia dei vari paesi dava segnali di sempre maggior fastidio contro il dannoso fiscalismo papale; vi erano inoltre agitazioni sociali che contrapponevano le masse contadine ai proprietari terrieri, questi ultimi al nascente capitalismo, i cavalieri ai feudatari ed alla monarchia; inoltre gli intellettuali laici manifestavano intolleranza verso il monopolio culturale del clero e degli ordini religiosi.
In questo clima di grande travaglio nacque nel 1466 a Rotterdam, Erasmo.
Il nome con cui venne al mondo fu Geert Geertz (Gerardo figlio di Gerardo), nome che egli cambiò verso i 30 anni quando assunse il nome latino di Desiderius Erasmus Roterodamus (dal greco eràsmios, amabile).
Anche se fra gli umanisti suoi contemporanei era un vezzo il cambiar nome, per Erasmo corrispose all'affermare la propria intima rinascita, raggiunta attraverso la cultura, l'humanitas. Nel 1492 fu ordinato sacerdote ma ottenne la dispensa dell'obbligo dell'ufficio e dell'abito talare diventando segretario dell'arcivescovo di Bergen.
Si recò a Parigi dove ebbe inizio il suo peregrinare attraverso i più importati centri europei della rinascita umanistica, mosso com'era dall'ansia di ampliare le proprie conoscenze, di incontrare quegli uomini che stavano dando vita al rinnovamento culturale e religioso.
Grazie all'aiuto di protettori generosi potè recarsi in Inghilterra dove conobbe Tomaso Moro e John Colet.
Si trasferì a Friburgo, luogo, in quel periodo travagliatissimo di lotte religiose, abbastanza tranquillo, dove visse gli ultimi anni. Morì a Basilea nel 1536.
Quando pubblicò l' Enchyridion militis christiani erano già espressi i principi ideali e pratici della riforma protestante, principi che svilupperà nella sua opera più famosa Elogio della Pazzia (Stultitiae laus, 1509).
Egli sfodera satira e sarcasmo per mettere in luce la decadenza morale del mondo del suo tempo e soprattutto della Chiesa. Ma la sua critica non è distruttrice, anzi è una critica positiva in quanto mira ad un rinnovamento che riconduca la vita umana alla semplicità e alla purezza del cristianesimo primitivo.
Nell'Elogio immagina che una donna allegorica, la Follia, figlia di Plutone dio della ricchezza, tessa il proprio elogio davanti ad un vasto pubblico. Con esempi tratti dal mondo classico e contemporaneo, Erasmo rivela le due facce della follia: quella salutare - istinto vitale e creatività, indispensabile alla vita, e fonte di azione - e quella intesa come soltanto presunta saggezza, che risulta quindi essere solo follia mascherata.
Ciò a cui Erarasmo mira è il capovolgimento di tutti i pregiudizi sociali: un vero e proprio attacco al mondo clericale. La condanna alla pratica delle indulgenze e alla devozione formale è simile, anzi precede, quella luterana, così come altri temi della polemica che contro la Chiesa si levavano in quel periodo.
Il desiderio che Erasmo si proponeva di concretizzare era quello di formare non il teologo ma il cristiano, che, grazie alla forza della "filosofia di Cristo",può trasfigurare la vita dell'uomo in ogni aspetto della sua quotidianità.
L'essere un buon cristiano non sta nel generare altre vite ma risiede nei "sentimenti, è nell'anima, nello spirito che cerca di raggiungere, al di là di quelle interpretazioni che si allontanano dai libri sacri, la verità che solo nello spirito dimora." Proprio nel ritorno ai testi e all'intendimento delle sacre scritture, Erasmo si attende il rinnovamento dell'uomo, nonchè la rinascita dell'autentica natura umana.
E' questo l'int ento che muove la sua opera filosofica, che tende a promuovere la diffusione capillare attraverso la traduzione nelle varie lingue dei testi sacri: "....desidererei che tutti, senza distinzione, potessero leggere l'Evangelo e le lettere di S. Paolo".
Egli rivolge la sua attività di filologo, oltre ai testi evangelici, anche a quelli dei Padri della Chiesa la cui dottrina gli appare più direttamente ispirata alle fonti del cristianesimo, mentre ripudia la speculazione scolastica come quella che ha smarrito, nelle dispute su questioni oziose, il senso autentico della parola del Cristo. Erasmo con le sue opere aveva stabilito i presupposti teorici della Riforma e chiarito il fine: un rinnovamento radicale della coscienza cristiana attraverso il ritorno alle fonti primitive del cristianesimo.
Egli era fermamente convinto dell'ideale umanistico di pace religiosa che poteva essere raggiunta grazie alla conciliazione e alla concordia delle diverse esperienze religiose.
L'idea umanistica di tolleranza lo opponeva alla violenza separatista di Lutero: egli sperava in una riforma pacifica, graduale. Così quando Lutero gli si rivolse perchè si pronunciasse a favore della Riforma, pur approvandola sostanzialmente, egli si astenne: volle restare neutrale, non schierarsi nè a favore nè contro la Chiesa. Tuttavia nel 1535 rifiutò l'offerta di diventare cardinale fattagli da papa Paolo III. Attaccò aspramente la tesi luterana sul libero arbitrio che sosteneva, rifacendosi a S. Paolo e a S. Agostino, la dipendenza della volontà umana da Dio.
Erasmo invece enumerò nella Diatribe de libero arbitrio (1524) i motivi che a suo giudizio ammettevano l'esistenza di quella "forza della volontà umana per la quale l'uomo può rivolgersi alle cose che conducono alla salvezza eterna o distogliersi da esse." La libertà dell'uomo coincide proprio con la libertà di salvarsi: che senso avrebbero i concetti di merito, le promesse divine, se l'uomo non fosse libero? Anche la stessa concezione di grazia, quale aiuto divino alla volontà umana, presuppone la libertà; così come la preghiera non avrebbe alcun senso se non fosse il manifestarsi della volontà di salvezza. Il libero arbitrio e l'onnipotenza divina sono, per Erasmo, la cooperazione dell'uomo e di Dio "nell'opera invisibile della rigenerazione": la grazia è dunque causa principalis, la libertà dell'uomo causa secundaria. Come il fuoco è la forza interna che fa ardere il legno (la grazia), così la salvezza umana è aiutata dall'azione divina.
Nel pensiero di Erasmo prevale l'esigenza filosofico-umanistica su quella religiosa: egli salva la dignità e il valore dell'uomo che sarebbero inconcepibili senza la libertà; da qui il disaccordo con la tesi luterana che vede l'essenza stessa della vita religiosa nella dipendenza assoluta dell'uomo da Dio e riconosce solo all'Onnipotente il determinare o meno la salvezza dell'uomo.
Erasmo tentò di restare neutrale nella disputa tra Chiesa e Lutero, ma finì con l'essere condannato dall'una e dall'altro. La sua opera, pregna com'è di autentica religiosità, è testimonianza viva contro ogni dogmatismo. Egli si fa portavoce di una tolleranza capace di far tacere inutili odii teologici. Tolleranza che, secondo lo spirito dell'Umanesimo, spinge l'uomo verso l'unità.
Questo bisogno di unità è e resta sempre vivo nell'umanità, seppure troppo spesso celato nell'ombra dell'individualismo che, nell'affermare se stesso, si fa dogmatico ed ideologico.

Maria Campolo


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