Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Marzo 1999 Pag. 7° Ada Cortese

Ada Cortese

 ATTIVITA' 

MANIFESTO DELL'IGNORANZA SECONDARIA

La semplicità o è dei geni o è l'ultimo dono ...purtroppo!

Ci sono dei momenti in cui è tutto così nitido nella sua immediata semplicità, nella sua abbacinante gratuità, da accecare in me il processo che a questa percezione mi ha condotta. Che è come dire la perdita della memoria in me del pensiero logico, storicizzato lungo le sue tappe principali, che in me ha prodotto l'esplosione di un nuovo mondo.

Proprio come un nuovo big-bang o come un ennesimo grandioso parto.
In entrambi i casi le pene di prima sono passate ... e dimenticate.

Non sono un genio e so anche di essere lontana dalla semplicità dell'ignoranza secondaria. Fanno testo di ciò il mio modo di pensare tutt'uno con la necessità che avverto di non potere ancora dimenticare.

L'ignoranza secondaria è il ritorno all'Eden dopo aver percorso il lungo giro dell'evoluzione attraverso la dinamica conoscitiva, è il ritorno dell'essere a se stesso con una sapienza tanto completa e presso di sé da non aver più bisogno di passare attraverso la separazione, la distanza, l'oggetto, l'alterità, la morte, l'esilio, la metafora.

L'ignoranza secondaria sopravviene quando non si ha più tanto da dire per il semplice fatto che tutto è accolto. Cosa c'è da dire quando tutto viene detto con un semplicissimo: "è quel che è"?

Proprio come l'autodefinizione dell'essere: Io sono colui che è.

Cosa vuol dire? A volte mi è chiaro cosa filosoficamente significhi, il che vuol dire che recupero il processo logico e spirituale che lo ha prodotto. A volte sono nell'ignoranza secondaria in cui tutta la sapienza sembra tradursi in pura sensazione. E' uno stato vicino alla saggezza e perciò mi fa paura perché mi sento sola a sapere il valore di questa ignoranza e quanto mi sia costata.
All'esterno però so che a volte posso apparire come una specie di piccolo Forrest Gump in gonnella.

Adoro l'ignoranza secondaria al servizio della quale io penso abbia sempre agito la mia scarsa memoria e quindi la mia scarsa attenzione verso gli ambiti eccessivamente specialistici.

Epperò sento che sarà mio preciso compito dare parola al pensiero che mi si agita dentro per tutto il tempo che ancora ci vorrà. So che c'è profonda semplicità in me ma è ancora presto per lasciarla emergere: non è giunta ancora al suo giusto grado di maturazione.

Insomma ho ancora da agire, da edificare. La contemplazione non può ancora catturarmi del tutto.

Proprio per questo sento importante pensare ancora la frase: è quel che è.

Non credo sia qui la sede per svolgere a fondo filosoficamente il concetto che essa esprime ma penso che sia ancora nostro dovere non fermarci alla fruizione solo personale e poetica.

E' quel che è ristora ed è godibile dal soggetto quando egli ricorda in un solo istante tutto il percorso dell'essere.

Ci proviamo. L'evoluzione, esplosa il giorno stesso della Creazione, si dispiegò all'interno della trinità che si specializzò su due versanti: quello della materia creata (e nel mondo umano del femminile), quello dello spirito creatore (e nel mondo umano del maschile).

Nel mondo umano la scissione si riproduce sul piano spirituale tra creatura e creatore dove la prima comprende tutto l'universo materiale e sensibile, uomo compreso, e il creatore è perlappunto il demiurgo.

Nel rapporto tra demiurgo e creatura non c'è possibilità di trovare senso all'imperfezione del mondo creato, responsabile ovvio il demiurgo piuttosto immediato, maldestro, confusionario, assurdo.

Ad una tappa successiva dell'evoluzione il rapporto tra creatura e creatore si addolcisce in virtù dell'umanizzazione del dio attraverso l'uomo Cristo.

Dio si sposta verso l'uomo e Cristo, per dirsi figlio di dio si definisce Figlio dell'Uomo. Dio muore come trinità solo astratta e nasce nel mondo che così redime se stesso uscendo dal precedente rapporto di servitù con dio.

Dio infine si scopre e vive e coincide con l'autocoscienza dell'Uomo e dell'Essere in Uno.

L'uomo-dio che guarda alla sua storia e sente dentro che essa non è se non la percezione di dio e della sua storia, l'uomo che sa della fatica universale a ricostruire la Coscienza Secondaria non ha più nessuno a cui domandare o demandare giustizia, perfezione, armonia e non ha più motivo di piangere per lo stato del mondo perché è uscito dalla culla, perché sa che è cresciuto, perché non c'è un mondo che 'dovrebbe essere', come non c'è una vita pregna di consapevolezza che debba pensarsi diversa da come è.

Non c'è distanza, non c'è percorso, non c'è giudizio, non c'è turbamento, non c'è paura, non c'è eccitazione particolare, va tutto bene, sempre e comunque perché se in me ritrovo l'amore, la preziosità dell'essenza universale, la consapevolezza, giungo a sapere che tutto tende a questo, giungo a sapere che tutto è già questo in virtù del mio essere in questo: in totale sintonia con l'essenza in me, posso, simmetricamente e in sincronia, sentirmi in sintonia con l'essenza attorno a me.

E quando questo ricordo affiora e la mia coscienza può goderne anche solo nella forma immediata della sensazione, allora io so filosoficamente, anche se non lo ricordo più, perché è così dolce, poetico, risanante, consolatorio e amoroso dire e sentirsi dire: è quel che è.

Ada Cortese


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