Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Marzo 1999 Pag. 13° Alberto Toniutti

Alberto Toniutti

 STREAM OF CONSCIOUSNESS 

L'ESPERIENZA DELL'UNIVERSALE

Riflessioni su Meister Eckhart

E' da un po' di tempo che rifletto sul pensiero di Meister Eckhart e mi chiedo quanto sia reale per l'uomo la possibilità di infrangere la separazione che ancora esiste tra la dimensione universale in divenire e la dimensione individuale in cui la prima si dice e prende forma.
Penso all'antinomia che ha sempre accompagnato i due termini e penso al "salto nel buio" che può far si che la scissione svanisca affinché essi non vengano vissuti in perenne opposizione, bensì come reale integrazione in una dialettica vivente. Ricordo un sogno in cui si diceva quanto segue: "Con qualche amico entro in un pozzo per esplorarlo. Ci riuniamo, seduti, trascorrendo in quel luogo un po' di tempo. Ad un tratto sentiamo una voce profonda che sembra provenire dall'al di là: "Chi è che mi disturba dal lungo sonno?". Abbiamo paura e scappiamo. Poco dopo ritorno in quel luogo con un caro amico per far sì che anche lui possa toccare con mano quell'esperienza.
Ci avviciniamo al pozzo e la voce si fa ancora sentire. Io le parlo dicendole che non vogliamo disturbarla: ho molta paura ed i brividi nella schiena per la forte emozione; per tale motivo fuggiamo in fretta presi dal panico.
Sono contento che anche il mio amico abbia potuto vivere tale esperienza, ma al tempo stesso ne sono terrorizzato. So che quella voce, quell'entità risvegliata è sempre presente; ho paura e vorrei fuggire ma al tempo stesso non voglio che tale testimonianza vada persa: cerco di tenere con me un'immagine (un geroglifico, una raffigurazione azteca o una specie di figura mandalica) affinché questo ricordo non svanisca, ma al tempo stesso ho paura di accogliere pienamente tale entità, ho paura della potenza e della numinosità percepite.
L'immagine che ho con me dovrebbe in qualche modo essere simbolo e fare da tramite tra me e quell'entità. Ho una strana percezione che mi dice che ciò che abbiamo risvegliato è potente e pericoloso, ma so anche che nulla vuole affermare se non il continuo fluire o il continuo evolversi senza una meta specifica. In quel momento si fa presente l'immagine di una porta che si spalanca in un vuoto, in un nero ed immenso universo in cui milioni di astri brillano e scorrono verso l'infinito".
Fino a quando la paura di accogliere ed incarnare l'entità risvegliata permane, sino ad allora credo sarà necessaria la mediazione del simbolo, di quell'oggetto mandalico che esiste in virtù di una soggettività non ancora in grado di essere essa stessa simbolo concreto ed incarnato.
In questo senso penso a ciò che Eckhart afferma a proposito del distacco: "Da te stesso devi cominciare e abbandonare te stesso. In verità, se non fuggi prima da te stesso, troverai ostacoli e inquietudine dovunque tu fugga.
Chi cerca la pace nelle cose esteriori _ luoghi o modi, gente o opere, paese lontano, povertà o umiltà, qualsiasi cosa, per quanto grande - , la cerca nel nulla e non trova pace"
.
Credo sia questa la possibilità di liberarsi dall'egoriferimento e di accogliere quel Dio che altro non è se non il pulsare della vita universale oltre il tempo e lo spazio, oltre ogni individualismo e particolarismo.
Se è vero che l'Io è l'oggettivazione del Sé individuale e se è altrettanto vero che quest'ultimo è la manifestazione del Sé universale, allora possiamo dire che fino a quando l'identità sarà ancora posta nell'Io o nel Sé, la visione che la vita avrà di se stessa sarà ancora oppositiva e antinomica.
E' solo quel "salto nel buio" che, permettendo la nascita della soggettività riflessiva, offre la possibilità concreta di rompere la barriera divisoria tra l'individuale e l'universale, tra segno e simbolo. In questo modo l'Io, sede della coscienza fino ad ora raggiunta, affronta il sacrificio di sè divenendo simbolo in virtù di quell'identità che è salvata nel soggetto riflessivo.
Ed allora l'antinomia tra l'aspetto simbolico e l'aspetto concreto della vita scompare; la dimensione individuale viene così ad essere quel singolo momento in cui il divenire universale si dice.
In quel "salto nel buio" _ che sento identico a ciò che Eckhart chiama distacco - percepisco allora una grande libertà, quella libertà che porta a fare l'amore con Dio, ad essere Dio, ad essere quell'universo che scorre e che non ha bisogno di venire cristallizzato in particolarismi ed individualismi.
Questo credo sia il senso del sogno, una via tracciata lungo la rinuncia e la libertà dall'egoriferimento che conduce all'eterno abbraccio in un'unica visione dell'Io e del Sé.

Alberto Toniutti


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