Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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Home Anno 8° N° 28
Giugno 1999 Pag. 5° Ada Cortese

Ada Cortese

 ATTUALITA' 

COSI' VICINE COSI' LONTANE

Riflessioni e vissuti sulle guerre di fine millennio

Non sappiamo cosa dire sulla guerra che già non sia stata detto in ogni parola di ogni nostro articolo fin qui. Non sappiamo cosa dire di un'assurdità che esiste anche alle porte del nostro paese nel suo aspetto più esasperato violento e brutale, se non che essa non riguarda solo i nostri paesi confinanti.
Sappiamo che essa esiste, proprio come sappiamo che è normale per tutti noi sentirsi onesti e benpensanti pur evadendo le tasse, truffando i nostri simili, sfruttando le colf filippine, facendo carte false pur di ottenere certi obiettivi egoistici….
Sappiamo tutto questo, sappiamo come sia terribile il particolarismo crescente, il nazionalismo che avanza quanto più cresce la seppur disordinata e caotica tendenza al villaggio globale e alla universalizzazione concreta.
Lo sappiamo tanto quanto sappiamo la misera esigenza di retroguardia di creare e rinforzare corporazioni, che proteggano i propri interessi di categoria (questa è la veste ufficiale) in una filosofia degli "albi professionali" (carrozzoni edipici produttori di personalità suddite ed incapaci di produrre libertà e creatività, che hanno l'unico scopo di conservare il potere di chi già si trova a detenerlo), filosofia che non è adottata da nessun paese sviluppato ed evoluto. Sappiamo che si tratta di gradi d'intensità e che la logica che porta alla pulizia etnica è la stessa che produce le piccole lobbies, o corporazioni nostrane. E' matematico e tautologico: la logica dei particolarismi produce una struttura mentale ben determinata che varia solo nelle forme esteriori ma non nella sostanza spirituale. Non si gridi allo scandalo. Non stiamo giustificando nessun carnefice schizofrenico, né vogliamo accostare situazioni così lontane tra loro.
Vorremmo caso mai che il nostro sdegno non ci fosse troppo facile e a buon mercato, vorremmo che c'inducesse a guardarci bene dentro per impedirci di sentirci facilmente bravi e a posto.
Sappiamo molto bene che siamo tutti complici delle guerre nel mondo, del dolore e della violenza.
La missione Arcobaleno è ottima iniziativa per ridurre la sofferenza. Sosteniamo però che non si può procedere con la filosofia dei "tapulli" (delle pezze), mantenendo in piedi la struttura sociale e standard della personalità immatura.
Non sappiamo bene perché ci venga da associare il carnefice macellaio di turno con l'Ordine professionale X qualsiasi, forse perché anche l'Ordine (si noti "l'Ordine"!) pretende un filtro purificatore, richiede nuovi riti che non considerano il diritto acquisito con gli studi universitari, forse perché mi sembra un sadico Padre che vuole proteggere se stesso e produce figli e figliastri… Ma come si fa a scandalizzarsi della guerra quando non c'è nessuno spirito libero che alimenti e testimoni spirito universale, quando la bestia burocratica vuol trattenerti nel suo labirinto, come si fa a scandalizzarsi dell'orrore in cui precipita il mondo quando a quell'orrore qualunque intellettuale e qualunque psicologo-analista può contribuire!!
Ma perché non sfruttiamo questa guerra nell'unico modo in cui si può: per guardare allo specchio noi stessi, parlo soprattutto ai colleghi, agli intellettuali, agli esperti, per verificare se davvero il carnefice di turno ci sia così estraneo?!
Quanti di noi hanno venduto la loro anima di ricerca a mammona, al potere?
Non ci va di fare discorsi mielosi, struggenti, misericordiosi, angosciosi, né tanto meno da esperti delle ferite psicologiche che la guerra produce. Non ne sappiamo nulla perché, per fortuna, per ora noi non siamo in quella situazione. Non sappiamo quanto ancora durerà il nostro privilegio ma per ora lo abbiamo. Non possiamo essere sepolcri imbiancati né tantomeno fare i pubblicani. Noi siamo bravi, noi non stupriamo, né ammazziamo, né saccheggiamo... Quando i popoli sono poveri la violenza più facilmente assume forma fisica, e i loro angeli della guerra sono i costruttori di armi appartenenti alle nostre evolute società, al nostro Bel Paese; quando i popoli se la tirano da sviluppati ed evoluti allora è facile che sia la loro interiorità ad ospitare i mostri che si sono sottratti alla forma visibile.
E chi ne custodisce la responsabilità morale è la classe cosiddetta dei pensatori, degli intellettuali e dei curatori dell'anima!
Non ci stanchiamo di mostrare, alle persone che lavorano con noi, il lato istintuale, gregario e di branco nascosto dentro al soggetto umano. Non ci stanchiamo mai di metterle in guardia contro i limiti dell'evoluzione individualistica analitica, se resta nei confini del privatistico e della famiglia personale ecc.: non fa che alimentare i mostri dell'egoriferimento, dunque delle divisioni. Meglio piuttosto nessuna analisi, né per l'analista né per l'analizzando. Meglio il sottoproletariato dello spirito che uno spirito a metà strada, imborghesito e rammollito nelle sicurezze edipiche di un sistema che non sa essere analizzato nel suo complesso e dal di dentro, emotivamente, attraverso il suo sentirsi, nel sentire dei suoi esperti dell'anima!
In ultima istanza tutto quel che non alimenta la consapevolezza dell'universale, alimentando il particolare, alimenta la guerra.
La nostra intuizione del valore del gruppo GEA è ulteriormente confermata dal corso del mondo di questi ultimi giorni. Siamo branco. Più studiamo, scriviamo, conferenziamo, psicoanalizziamo, guariamo, preghiamo, politicizziamo, filosofiamo, piangiamo, proteggiamo, educhiamo, insegniamo tenendo presente l'interlocutore come un soggetto particolare, più noi produciamo mondo malato, malato nel suo fisico, un mondo in preda al cancro, cioè a guerre e a malattie. Più ci renderemo edotti dell'unico Soggetto che noi tutti possiamo essere e concretamente nel Gruppo e lavoreremo per questo, senza paura di perdere qualcosa, senza preoccuparci di far circolare le informazioni, favorendo la circolazione della conoscenza, di tutta quella che possediamo, suicidandoci dunque come esperti, o perlomeno, formandone altri meglio di noi, più guariremo il mondo e neanche a noi, personalmente, nulla mancherà.
Abbiamo un grosso dolore se ci affacciamo alla finestra di questo mondo e di questo livello d'esistenza. Non per noi.
Per questo mondo così devastato dalle paranoie e dal pensiero anacronistico del maschio umano. Ci fa piacere quando sentiamo alla TV persone a noi vicine per sensibilità esigere la Donna al comando. Non c'interessa il soggetto specifico ma sento in questa urgenza rilkiana di un' umanità femminile un grande segno, un enorme bisogno d'aiuto. Molti maschi umani maturi si rendono conto della loro incapacità a proseguire, si rendono conto delle pastoie da cui non sanno uscire, dei loro giochi che non sanno interrompere…. Ci vuole la Madre.
Sappiamo che questo mondo è solo un mondo, né è quello essenziale. Non ci facciamo turlupinare da facili sentimenti di pessimismo. Anche se dovesse avere ragione Nostradamus che pare abbia previsto per il luglio del 1999 lo scoppio della Terza Guerra Mondiale, non ci sgomenta moltissimo questo dato perché ciò che ci è dato vivere e vedere è cosa immensa e grandiosa. La cosa grandiosa per cui il mondo sta patendo tanto è un grande parto, una mutazione che va avanti in maniera sotterranea, invisibile anche se in mezzo alla gente e a tutta la gente appartiene.
Avvertiamo come una grande guerra tra le forze universali di opposto segno, il Bene, l'Amore, la convergenza verso l'unico Soggetto Amante e il Male, la contrapposizione, la non contraddizione, l'inimicizia insuperabile.
L'Amore non finisce mai nella sua evoluzione proprio come la guerra non finisce mai d' inorridire con le sue sempre nuove ed originali malvagità. La guerra è il potere. Il potere è il soggetto senza interlocutore. La paranoia è l'unica compagna del potere. Esso ha bisogno di tenere congelato il sentimento, i propri vissuti e le proprie emozioni perché già questo sentire sarebbe relazione. Colui che ha scelto il potere non può permettersi vera relazione; eppure, come ogni vivente, anche il potente cerca relazione. L'unica cui può accedere è la relazione bellica.
Questa è l'omosessualità rimossa, negata ed agita costantemente dai potenti del mondo.
Se l'amore è conosciuto, se la relazione è conquistata, la vita stessa è conquistata, il suo mistero è svelato, il senso tolto perché ciò che è e che permette di sentirsi vivi è il sentirsi della relazione. Relazione come riconoscimento di tante vite e tante persone in ciascuno di noi. Relazione sempre duale, amorosa.
Non si tratta di ammucchiamenti esteriori ma di vera consustanzialità.
Chi sperimenta questa forma d'esistenza non teme nulla se non la perdita dell'interlocutore e sente che la guerra è come un grido di rabbia della vecchia forma verso il nuovo mutante che la surclasserà.
L'uomo non va salvato. L'uomo va cambiato.
Nessuno però può indurlo dall'esterno. Chi ha il destino di essere un mutante non si vede minimamente intaccare la sua gioia dalla pur lucida consapevolezza dell'agonia di un mondo.
Non solo con il progetto Arcobaleno ma insistendo a gioire e ad andare a fondo della mutazione, noi che ne abbiamo il destino, possiamo contribuire alla rinascita non solo dei nostri piccoli paesi vicini, ma alla nascita di una nuova coscienza planetaria. Non si tratta di romanticismo, conosciamo il potere del pensiero pulito e benedicente.
L'archetipo femminile che si è riattivato in quelle parti del mondo così vicine alle terre di guerra non si esprime solo nel pianto di Maria Vergine, ma in tutti coloro che hanno aperto il terzo occhio e, grazie ad esso, vedono cose inenarrabili agli altri.
La guerra ed il dolore del mondo non sono la verità della nostra vita terrestre. Questi pensieri, questo nostro lavoro, queste nostre percezioni possono essere l'aiuto che il mondo, attraverso di noi, porta a tutti i disperati della guerra, vittime e carnefici. E di ogni guerra. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Ada Cortese


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