Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
Direttore : Dott. Ada Cortese
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| Home | Anno 8° | N° 28 |
| Giugno 1999 | Pag. 7° | Tullio Tommasi |

ATTIVITA' RESOCONTO ASSONNATO DI UNA VEGLIA NOTTURNA
Questo vuole essere un breve resoconto sulla veglia tenutasi nella sede di GEA venerdì 16 aprile nell'ambito delle nostre attività.
Non è un riassunto di quello che è successo, né pretende di contenere le sensazioni dei singoli partecipanti, ma è semplicemente un insieme di pensieri che sono generati da quell'esperienza.
Nelle ore notturne il mondo entra in un altro mondo.
Le ombre non esistono più: è la notte che diventa l'ombra del giorno.
Se le ore strutturate del quotidiano danno pesantezza e sicurezza, il flusso del tempo notturno perde di significati precisi e facilita una percezione diversa di se stessi.
Ore rubate al sonno non riempibili da vestiti delle battaglie diurne.
Durante la notte mutiamo il nostro sentire e ogni uomo di azione si ferma e tace.
Durante la notte i sogni a occhi aperti diventano veri e realizzabili, i tormenti si assottigliano o si acuiscono e camminiamo in luoghi riempiti dagli stessi oggetti del giorno, da cui però traspaiono raggi che ignoriamo con la luce del sole.
E anche noi stessi, riflessi in un'oscurità intessuta di stelle, ci vediamo mutati, come slegati dalle solite traiettorie quotidiane che portano dal lavoro al pranzo, dalla famiglia agli amici, dal tempo libero a quello occupato.
Di notte barcolliamo ubriachi di possibilità: come pipistrelli gridiamo e voliamo verso nuovi percorsi i cui inizi appaiono chiari e invitanti nello splendore del buio.
E' sufficiente un mattino, neppure troppo convinto, per ristabilire il nuovo giorno che azzererà le intuizioni notturne.
Nell'esperienza della veglia a GEA si è cercato di invertire il flusso naturale dei giorni per non fare sbiadire le intuizioni e per amplificare, nella situazione comune, l'essenza delle nostre vite che, forse, può affiorare più facilmente in un tempo notturno.
D'altronde questo già accade ogni notte con l'inconscio che, tramite i sogni, ha via libera. Si è quindi voluto soltanto avvicinare l'oscurità in modo più cosciente e presente.
Non c'è nulla di nuovo nel fare veglie, anche se ormai tali riti sono quasi dimenticati o le ore notturne sono consumate con modalità abbruttite che riecheggiano quelle del giorno.
L'esperienza di GEA è quindi qualcosa di prezioso, non facilmente etichettabile. Una trentina di persone che compartecipano al trascorrere di una notte non è poi cosa frequente.
Forse due amanti nell'inizio della loro storia, o qualche solitario preda delle proprie ossessioni o della sua creatività, o ancora, un gruppo accomunato dalla paura o da qualche gioia, forse tutte queste persone, stranite nella luce seguente, possono avere percepito come noi l'aria del primo mattino.
Cos'è accaduto? La descrizione dei discorsi, degli esercizi, delle letture non renderebbe giustizia alla percezione di quel tempo, non contenibile nei singoli io.
Un tempo rubato agli dei e regalato a noi stessi, per nutrire la presenza che ci ha accomunato e che può accompagnarci anche nelle giornate strutturate.
Talvolta qualcuno non reggeva e si addormentava, ma intanto c'erano altri svegli anche per lui. Qualcuno a tratti si sentiva estraneo, ma intanto era lì, sveglio suo malgrado.
Quella notte non ho parlato, altri lo hanno fatto per me. Tra i vari esercizi ne voglio però ricordare uno: a coppie, una persona chiudeva gli occhi mentre l'altra la doveva guidare per le stanze della casa.
Un semplice esercizio di affidamento: mi fiderò ciecamente dell'altro, senza preoccuparmi di dove mi porterà, di come lo farà e del senso di tutto questo.
In quell'esercizio mi è riuscito facile affidarmi al mio compagno conduttore, compagno di gruppo e di vicende amorose: lo sentivo me, mentre io lasciavo cadere ogni controllo e ogni percezione personale.
I suoi occhi erano i miei. In quel momento ho sentito la potenza del gruppo e la forza dell'amore.
Tullio Tommasi
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