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| Giugno 1999 | Pag. 13° | Ada Cortese |
POESIE
Tra sogno e realtà
Noi adesso abitiamo felici la terra,
il nostro pensiero ha le ali per volare
al di sopra delle nuvole
e sappiamo giocare con loro.Un tempo invece gli uomini
avevano perso queste ali e costruivano
oggetti meccanici dove si inscatolavano
credendo di volare.Noi ora possiamo spostarci
in ogni punto del mondo
perché ritroviamo in noi il tutto,
ma un tempo pensavano
di viaggiare in tanti ordigni
che provocavano morte al pianeta.Per cibarci chiediamo permesso
alla madre Terra che ci dona
generosa, i suoi frutti,
ma un tempo gli uomini
non sapevano
che la Terra è viva e ascolta.Le aprivano il ventre
per sfruttarla meglio,
per accumulare capitale,
chiamavano così
l'accumulo di tanta carta stampata,
dicevano che era importante
perché corrispondeva
alla quantità del metallo
che rispecchia il sole
che loro chiamavano "oro".Ora noi sappiamo
che questo è solo
segno sulla terra
di ciò che risplende in cielo
e non ce ne appropriamo
come non possiamo
appropriarci del firmamento.Le stelle ci illuminano la notte
e noi godiamo
di questa luce
perché sappiamo
che esse sono
segno dell'invisibile.Una volta invece
avevano tentato di possederle
ed è quando è finito tutto quel mondo.G. Badino
Evocazione n. 4
Sentendo quel che provi
non posso fare a meno
di starti piu' vicino
come quel bambino
che ti ha prodotto il pianto.Qualcosa sta accadendo
che ancora non ha forma
ma presto volto avra'
e ci sorprendera'.Ci portera' lontano
ti vedo
sei felice di quella gioia
conosciuta fin da quando nascesti
ma mai sperimentata.Hai un pianto in gola
ma anche una risata nella pancia.
Partoriremo quella risata.
Tu corri e guardi me
sempre dappresso a te.Ci lasceremo dietro
tutte le sante cose
che insieme avremo fatto
su questa terra amica
ma dalla scorza dura.E se sara' destino
qualcuno sapra' dire
quello che adesso e' Verbo
anche senza di te.Liberta' dalla ruota
delle nascite e morti.
Liberta' dalle gioie e dai dolori.
Liberta' dal volere
o non volere.Amore.
Ada CorteseSenza titoloQuando,
in una notte come questa,
desolata,
la luna dilata
immensi spazi nel cielo
e dentro il cuore
malinconie profonde,
io penso a te
amica mia dolcissima.Pensieri lievi
che appena sfioro
perché dentro
troppo non dolga
questo volerti bene,
tenero,
quasi adolescente.Tu sei come i cieli
che sfuggono la sera
e portano nel cuore
ombre lunghe
che avvolgono
quanto di vero
noi non conosciamo.Ma come ritrovarti,
se per un attimo,
un momento solo
smarrito alla ragione
veramente l'ombra
non dovesse diventare
nuovamente luce?E la paura, allora,
si stringe attorno
anche ad un solo gesto
di carezza sul tuo volto.
G. Uccelli
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