Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1999 Pag. 2░ Laura Ottonello

Laura Ottonello

 EDITORIALE 

SIAMO TUTTI FIGLI DI CAINO

.... lo sappiamo bene. Il tema dell'atavica rivalità tra fratelli è antico quanto l'uomo.


Guerre, ostilità incomprensioni e dissapori sono dinamiche talmente universali e frequenti che non vale la pena soffermarcisi più di tanto. Non è questo, tra l'altro, l'oggetto delle mie riflessioni ma, semmai il contrario, ovvero la ricerca del fratello quale compagno interiore che alberga in noi e che molti, in modi diversi, talvolta ricercano.
Non è, ovviamente, al fratello carnale che mi riferisco ma ad una sorta di alter-ego simbolico che costituisce il nostro dialogo più intimo e ci sostanzia come umani. La ricerca del fratello, che è sposo, compagno, amante e confidente in una sola volta, è quell'"altro da me" che, come me, conosce lo struggente sentimento di mancanza. Lo ritroviamo, di volta in volta, negli occhi di uno sconosciuto, nella gioia di un'amica che assapora la sua maternità, nella gelosia del compagno, nella paura del nuovo di un bambino, nel dolore di chi ha subito una perdita o nella serenità di chi si sente "a casa". In quegli occhi è concentrata tutta l'umanità, se solo riusciamo a vederli davvero. Diventa facile, allora riconoscersi in ogni uomo e assaporare il gusto di ogni incontro, sanificante perchè ci rende sempre un poco più interi!
Fintanto che prevale l'istanza di potere, in una relazionalità che è sempre solo orizzontale, l'amore resta cieco e i rapporti non possono che essere complementari e dolorosamente monchi.
Dietro il vissuto di mancanza reale dell'altro, che non ci comprende, non sa ascoltarci, talvolta non ci vede affatto, al di là di ogni obiettiva contingenza, c'è sempre la mancanza del sacro e di Dio. Qual'è, in fondo, la differenza tra Dio e l'uomo? Quella mancanza struggente non è forse tutt'uno col sentimento del sacro che alberga in noi?
Idealizzazioni, fughe difensive o attacchi non ci possono aiutare a ritrovar noi stessi attraverso l'altro, ma ci allontanano sempre più da quel bisogno di interezza che i più sensibili avvertono nel loro intimo. E non valgono a nulla gli sforzi di tenere in piedi rapporti puntando esclusivamente sulle nostre coscienti capacità esteriori, sulle strategie intellettuali, sulle conoscenze empiriche. Solo l'esperienza interiore può smuovere davvero; solo l'amore, come esigenza assoluta e radicale, può motivare un'autentica ricerca dell'altro.
Per questo il gruppo è così essenziale e trasformativo nel nostro lavoro. L'incontro con l'analista, se il percorso procede bene, è il primo vero approccio con il fratello interiore e, se ci affidiamo, abbiamo l'opportunità di vivere insieme un'affascinante avventura, non priva di pericoli e colpi di scena, che ci porterà oltre le colonne d'Ercole, laddove nell'antichità si pensava finisse il mondo.
E in un certo senso è così: un universo relazionale viene a cadere e, dopo una prima fase di sbigottimento e paura, ciò che sperimentiamo è una fonte inesauribile di energia, tutt'uno con l'amore e la libertà, che non immaginavamo esistesse.
D'altra parte, l'umanità lo sa da sempre, la vita spirituale passa attraverso un costante processo di continue "piccole morti" cui seguono sempre dei rinnovamenti. Ogni fase importante della vita ci porta, nostro malgrado, ad abbandonare vecchie modalità per mettere in atto nuovi comportamenti, in funzione di una realtà che, come l'uomo, cambia costantemente. Proprio come avviene nel nostro organismo che, attraverso un continuo ricambio cellulare che si dà al di là della nostra consapevolezza, muta inesorabilmente.
L'incontro profondo e autentico col fratello è un miracolo che si rinnova ogni volta che cade il velo della proiezione: riuscire a sentire l'altro e a com-prenderlo oltre ogni differenza è un'esperienza emozionante. Scopriamo allora che non abbiamo più nulla da difendere se non l'amore che abbiamo ritrovato proprio grazie all'altro.
E' il recupero di Dio e ci dà gioia ritrovarlo, ogni volta, in ogni essere umano. Percepire il lato universale presente in ogni uomo non è cosa facile, nè è sufficiente desiderarlo:
è invece impresa ardua e faticosa che richiede coraggio, fede e abnegazione. Spesso le sorprese arrivano dopo aver vissuto un dramma, un disagio, una ferita. Se si impara ad affrontare onestamente la vita nelle sue contraddizioni e, soprattutto, se c'è l'umiltà sufficiente, con l'aiuto del gruppo comincia ad intravvedersi la via. Per poi scoprire, pian piano, che noi stessi siamo la via, come diceva un maestro zen, e forse anche lo stesso Cristo.
Messa da parte la presunzione, l'arroganza e il controllo, possiamo tornare a riconoscerci figli di Caino e farci carico della colpa di esistere per trasformare la nostra misera condizione esistenziale di orfani randagi, e ribaltare il senso del nostro stesso esistere. Fintanto che la vita ci vuole abbiamo il sacro dovere di testimoniare la nostra presenza terrena. Solo l'amore può avere senso e la ricerca del fratello non è più solo il ripiego sottomesso della "creatura" che ha peccato contro il tutto, ma l'anelito vero e sentito di tutti coloro che, in uno spirito autentico di reale necessitÓ, vagolando nel buio, inciampando, balbettando, cercano coreggiosamente quella sacra presenza che Ŕ dell'Uomo e di Dio.

Laura Ottonello


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