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Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Settembre 1999 Pag. 10 Cristina Allegretti
 MITI E LEGGENDE 

IL DELFINO

E' simbolo delle acque, salvatore e psicopompo, il salvatore dei naufraghi; gi le antiche leggende lo vedono amico dell'uomo.


Dal greco delphis - delphinos; con questo nome vengono indicati la maggior parte dei Delfinoidei. Mammiferi Cetacei Odontoceti - ed in particolare i rappresentanti della famiglia dei Delfinidi.
Misurano circa 2,5 metri di lunghezza, agili e veloci nuotatori sono animali gregari, si riuniscono in gruppi di centinaia di esemplari. Si nutrono di pesce di piccola, media e grande dimensione che cacciano nuotando ad elevata velocità sott'acqua con la bocca spalancata.
Si sono conquistati la simpatia e la popolarità degli uomini in quanto abitualmente si portano sulle scie delle navi, e compiono abili acrobazie.
Fin dai tempi antichi il delfino è stato cacciato per ricavarne carne; il suo fegato veniva usato per curare varie malattie.
La femmina, dopo una gestazione che si protrae per dieci mesi, partorisce un solo piccolo, che allatta ed alleva fino alla sua completa autonomia.
E' dotato di un'elevata capacità di apprendimento, è capace di percepire emissioni sonore ultra soniche con frequenza pari a duecentomila oscillazioni al secondo. I delfini sono oggetto di studio da parte di alcune marine militari per la loro capacità di scendere in profondità, emettere e ricevere suoni; per la loro sagoma idrodinamica sono invece studiati dai costruttori navali. Hanno un cervello particolarmente dotato, molto simile a quello dell'uomo.
Oltre a saper imitare il linguaggio umano, il delfino è l'unico animale capace di formare una proposizione di due parole.
E' simbolo delle acque, è salvatore e psicopompo: guida le anime nell'oltretomba; è il salvatore dei naufraghi, infatti già le antiche leggende lo vedono amico dell'uomo.
I Cretesi credevano che i morti si ritrovassero ai limiti del mondo, nelle isole dei Beati, e che i delfini li trasportassero sul dorso alla loro dimora nell'oltretomba. Per i Cretesi i delfini erano degli dei e venivano adorati come tali.
Il delfino lo incontriamo nella religione egiziana come attributo di Iside:
protettrice dei defunti, capace di risuscitarli; incarna il principio femminile, fonte magica della fecondità e della trasformazione.
Nell'arte greca l'uomo era spesso rappresentato sul dorso del delfino.
Secondo alcuni miti Poseidone, il dio dei mari, degli oceani e dei fiumi, delle sorgenti e dei laghi, dominatore delle acque, si unì a Melanto sotto forma di delfino e insieme concepirono Delfo.
Erodoto narra che Arione (figlio di Poseidone e Demetra) volle recarsi in Sicilia; dopo aver guadagnato molto denaro, decise di tornare a Corinto. Partì da Taranto con una nave di Corinti i quali volevano derubarlo e gettarlo in mare. Arione cedette i denari e cantò un'ultima canzone prima di gettarsi in mare; venne salvato immediatamente da un delfino soccorritore, che lo portò sano e salvo in Grecia.
L'inno di Omero narra che Apollo si incarnò in un delfino per accostarsi ai lidi di Crisa che gli aprirono la via di Delfi.
Dioniso, imbarcatosi per Nasso, si accorse che la nave si dirigeva in Asia.
Temendo di essere venduto dai pirati come schiavo, trasformò i remi in serpenti, riempì la nave di edera e la bloccò con la vite e fece suonare flauti invisibili.
I pirati, impauriti e impazziti, si buttarono in mare trasformandosi in delfini, i quali, essendo in realtà "pirati pentiti", diventarono soccorritori dei navigatori.
Per via dell'assonanza tra delphi (delfino) e delphy (grembo), nella mitologia greca il delfino era simbolo del principio femminile e del grembo.
In varie religioni troviamo il delfino come simbolo positivo: nel Mitraismo (religione iranica, largamente influenzata dagli ambienti neo - babilonesi o caldaici) viene associato a Mitra in quanto luce, nella mitologia celtica è simbolo del potere delle acque.
Nel cristianesimo è il Cristo ad essere rappresentato sotto forma di delfino:
simbolo di trasformazione spirituale dell'uomo nel divenire divino.
Il delfino è associato spesso all'ancora, in quanto entrambi sono simboli di salvezza per l'uomo. Due delfini volti nella medesima direzione simboleggiano l'equilibrio di due forze uguali; due delfini in posizioni opposte l'una all'altra simboleggiano le due forze cosmiche contrarie.
Nell'immaginario collettivo il delfino è un cetaceo amico degli uomini; quante volte abbiamo battuto le mani alle sue acrobazie nelle piscine comunali!
L'amiamo tanto da considerarlo un nostro pari (anche gli dei lo amarono molto come abbiamo potuto notare sopra), senza neanche chiederci se il delfino voglia davvero esserlo.
Ironia della sorte, pare che studi scientifici dimostrino che il delfino sia un animale aggressivo nei confronti dell'uomo, e affatto amabile.
Il delfino è pure simbolo del pesce, evoca cioè nuova conoscenza che dal mare (dall'inconscio), viene "pescato" dalla coscienza che, guidata dal soggetto riflessivo, accetta di ascoltare.
Inoltre il delfino, quando si presenta nei sogni evoca un momento importante per il sognatore: il momento in cui si fa presente, o meglio si attiva, una nuova intelligenza che si distacca dall'agire immediato del soggetto, e che sa porsi su un altro piano di esistenza, in cui il pensiero riesce ad entrare in contatto con la propria essenza e a produrre pensieri e capacità riflessiva fino allora sconosciuti.
C'è da chiedersi perché all'inconscio, e quindi alla soggettività umana, sia necessario il delfino e quindi un animale (come spesso accade) per indicare un salto evolutivo; e perché non basta all'uomo l'uomo stesso quale simbolo evolutivo.
Un'ipotesi potrebbe essere che questo sia un modo per riportare l'uomo alla sua origine o alla sua eredità genetica e psichica (il regno animale), per ricordargli come la cultura, che rimuove la scaturigine (regno animale compreso) sia povera di vera trasformazione.
Così nella persistente rimozione l'uomo è costretto a riconoscere in un animale le proprie capacità intellettive rimosse, per continuare a sentirsi l'animale razionale per eccellenza, scisso dalla natura e quindi dalla creazione, dagli esseri viventi o meglio, dai necessari salti della natura in organismi sempre più complessi e sempre più capaci di comprendere ciò che è già stato.
Il superamento della rimozione comporta il superamento di una scissione e fa sì che l'uomo comprenda "il tutto"(regno animale compreso), che, pur restando altro da lui, viene colto in una dinamica evolutiva che si chiama vita.

Bibliografia:
- Jean Chevalier Alaim Gheerbant "Dizionario dei simboli"; ed. Rizzoli.
- Luisa Biondetti "Dizionario di mitologia classica"; ed. Baldini & Castoldi.
- "Grande dizionario enciclopedico"; ed. Utet.
- "Nuova enciclopedia universale"; ed. Rizzoli Larousse.
- J.C.Cooper "Enciclopedia illustrata dei simboli" ed. Muzzio

Cristina Allegretti


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