Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione GEA
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Dicembre 1999 Pag. 3 Laura Ottonello

Laura Ottonello

 TEORIA 

PENSIERO AFFERMATIVO

Uno dei modi più "scontati" di affrontare le fatiche del vivere quotidiano è quello di gioire nell'immediato per un evento che soddisfa le nostre aspettative, e di lamentarci ed imprecare nelle avversità, alimentando un generale pessimismo di fondo. Uno dei modi più "scontati" di affrontare le fatiche del vivere quotidiano è quello di gioire nell'immediato per un evento che soddisfa le nostre aspettative, e di lamentarci ed imprecare nelle avversità, alimentando un generale pessimismo di fondo.

Ci si aggrappa, come in una sorta di invisibile fascinazione, ad un pensiero negativo, paranoide, distruttivo nei suoi contenuti simbolici ed espressivi.
La storia sembra non insegnarci nulla: gli eventi luttuodi cui l'uomo è responsabile, la corsa agli armamenti attraverso strumenti sempre più sofisticati, come già scriveva Fornari, sono il frutto di uno stile di pensiero di questo tipo. Mentre si parla di pace e si organizzano convegni mondiali per un disarmo su scala mondiale, poi salta fuori qualche notizia circa i nuovi stanziamenti nucleari nonchè la minaccia da parte di paesi emergenti. Il pericolo è sempre in agguato perchè, in fondo, non sembra esserci l'autentico affidamento al fratello accanto. E allora, pur dichiarando i buoni propositi di non belligeranza, sotto sotto, ci si premunisce contro l'"eventuale" nemico. Come a dire:
"Sì, facciamo pace, però preferisco comunque prevenire." E così non si finisce mai...
In condizioni di fragilità, un pensiero debole supporta la vita dell'uomo e questi è trascinato, di volta in volta, dagli eventi esterni, da un destino che non si fa afferrare, da una sorte talvolta felice, talvolta crudele e insensata; come una canna al vento, è sballottato qua e là dai capricci della vita. Flessibile, eppur fragile; a rischio, ogni volta, di incrinare un pensiero che, poco prima, in altra situazione, dava gioia perchè sereno e costruttivo.
E' nei contesti problematici che viene messa alla prova la capacità di reggere la contraddizione; spesso, se qualche evento (esterno o interiore) ci colpisce, viene quasi automatico il "pensar male" e, con esso, la "caduta".
Penso alla storia biblica di Giobbe, colpito su tutti i fronti da un Dio tanto buono e onnipotente quanto crudele e capriccioso che, senza una ragione, nell'ambito di una ben nota logica premio-punizione, legata a virtù-peccato, si abbatte inspiegabilmente, inesorabilmente, su di lui.
Questione emblematica, che riguarda ancora l'umanità, e molto da vicino!
E' impresa molto ardua tollerare le avversità di un destino apparentemente ingiusto e insensato. Se non vi è l'accettazione del limite in un ribaltamento che, in ultima istanza, è accoglienza della vita ad oltranza, ciò che scatta, quasi senza alcuna mediazione riflessiva, è un pensiero negativo, di tipo persecutorio. La visione della realtà è pesante e oscura, la vita tutta, nelle varie espressioni dell'umanità, è giudicata negativamente.
Ma se c'è un totale disamore, questo non è solo riservato al fratello, chiunque sia, ma al soggetto stesso che "male-dice", alla vita, al pensiero, al Sè.
Se tutti conosciamo una leggerezza del pensiero che ci porta a volare alto e a formulare pensieri permeati d'amore, altrettanto bene, perchè più consolidato, conosciamo un pensiero pesante, materiale, oscuro e maligno, che appartiene alla sfera del disamore. E' questa la materia che offusca il mondo e crea guerre e torture, inquinamento e distruzione.
Vittima e carnefice al tempo stesso è l'uomo, con la sua presunzione e la sua fragilità. Non dico sia facile metabolizzare con troppa facilità gli eventi luttuosi cui assistiamo, impotenti, dal calduccio delle nostre case, tuttavia è proprio il senso di impotenza che talvolta, come un tarlo, corrode i nostri entusiasmi, la progettualità, il senso dell'andare avanti.
Senza parlare, poi, delle questioni che ci riguardano più da vicino: una malattia, una perdita, un banale contrattempo spesso ci inducono in uno stato di pessimismo cosmico che ci porta a vedere le cose in modo anche peggiore di quanto, in realtà, non siano.
Perchè l'uomo fa così fatica ad ancorarsi ad un pensiero positivo? Non è facile mantenere alto lo sguardo e guardare sempre avanti, il cammino è spesso faticoso!
Ma un pensiero che nega è un pensiero che divide, per questo si allontana tanto dalla vita, che è tanto meravigliosa esplosione di colori quanto morte e cieca distruzione. Ma la vita si è data, e continua a farlo a dispetto dell'uomo, sempre attraverso il dirsi di un pensiero affermativo, non può essere altrimenti!
Nell'amore, come nel Sè, regno degli opposti, tutto è comprensibile e compreso. Stare al centro significa dunque portare la contraddizione senza escludere nulla, buono o cattivo che sia, giusto o sbagliato, sensato o meno.
Pensare male è retaggio di una vecchia logica che condanna all'esilio del pensiero e allo smacco dell'esistenza. Anche il corpo, a mio avviso, risente di questo stato di cose. Sappiamo che molti studi sperimentali confermano il ruolo di fattori positivi quali il buon umore, l'ottimismo, la progettualità ecc., nella genesi delle difese biologiche. Il sistema immunitario sembra molto sensibile alla visione che abbiamo del mondo.
E così, questa condizione che io chiamo il "pensar bene", sembra tradursi in energia positiva che sanifica anche il corpo, lo aiuta a crescere coscienzialmente e a conquistare sempre nuovi spazi mentali di libertà.
Produrre pensiero (l'invisibile) porta alla smaterializzazione (il visibile):
alimentare il pensiero positivo ci porta ad un rinnovato benessere interiore che si ripercuote anche sul nostro organismo, materia non meno sacra se "lavorata" dal suo interno e, con questo, resa più consapevole.
Pensare al negativo è senz'altro una risposta più facile da mettere in atto perchè ci consente comunque di starcene fuori dalle vicende stesse, sottraendoci alla responsabilità di un gesto che appartiene sempre e comunque all'umanità, e quindi ci chiama in causa. Questo ci porta ancora a dividere, a restare nella dolorosa separazione della spietata legge dell'ego. Ego che vuole sempre controllare e gestire, e, fintanto che prevale questo tipo di atteggiamento, ci saranno sempre guerre e carneficine e ci sarà un'umanità sofferente.
Solo abbandonando l'ego l'uomo può concedersi di lasciarsi andare nelle braccia del Sè. E allora, anzichè imprecare quando le cose vanno storte, "se ne sta", accogliendo al meglio la vicenda che gli tocca in sorte, e cercando di farsene qualcosa.
Non è la ricerca del senso ad oltranza, perchè non sempre si trova un senso nelle cose, bensì l'accoglienza più totale.
Non la sottomissione passiva e acritica, ma l'amore smisurato che accoglie tutto, dando posti e nomi alle cose.
Lo ritroviamo in Giobbe che, sentendosi colpito ingiustamente, vista la sua fedeltà a Dio, lo interroga per chiedere parola e senso a tutte quelle dolorose disgrazie. Ed è difficile intravvedere una causalità, perchè non c'è: è quel che è!
L'uomo ancora oggi si ritrova imbrigliato in interrogativi di questo tipo e le risposte più immediate vengono perlopiù dalla paura, dallo smisurato bisogno di controllare. E così rischia di perdere di vista la sua stessa responsabilità, il contributo fisico e spirituale che porta a tante nefandezze. Rischia di perdere il controllo proprio laddove lo rafforza! L'uomo, che nella sua grandiosità ha saputo fare cose meravigliose, perde di vista il fatto che la sua vera divinità non sta tanto nel costruire armi sempre più sofisticate per difendersi, quanto nel comprendere invece quella fetta di umanità a lui, apparentemente, tanto distante. Il pensiero affermativo, infatti, vuole l'unione, la vicinanza, la comprensione anche nell'accettazione dell'inaccettabile. In una parola, vuole l'amore. Perchè, come scriveva Nietzsche, "ciò che si fa per amore va al di là del bene e del male".
Alimentare il pensiero affermativo è parte essenziale del metodo ma, in una riflessione più ampia e globale di ciò che implica l'abbracciare una simile visione, questo corrisponde ad un sistema filosofico che non scopre nulla di originale in quanto trae le sue radici da grandi maestri del passato che hanno fatto del pensiero affermativo un atto di fede e la vera matrice della vita e dell'amore.
Forse oggi tornare all'arte di affermare permette il superamento di quel nichilismo che Nietzsche aveva previsto per questo nostro secolo ma, per far ciò è indispensabile per l'umanità guardare fino in fondo, senza riseve, il buio, l'ombra e il male che appartengono alla nostra natura più intima.


Laura Ottonello


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